'Sicilia, l''arte dalla parte delle donne'

'Artedonna. Cento anni d''arte femminile in Sicilia 1850-1950: restituite dall''oblio le artiste che riuscirono a farsi valere, di cui non si discute il valore.[Patrizia Briguglio]'

Stop violenza

Stop violenza

Redazione 22 marzo 2012

Essere femministe nel senso pratico della vita, senza spirito di rivendicazionismo. E’ questo, secondo Dacia Maraini, uno dei tratti comuni delle donne artiste protagoniste della mostra “Artedonna. Cento anni d’arte femminile in Sicilia 1850-1950”, al Reale Albergo delle Povere di Palermo fino al 25 aprile. Sono pittrici che hanno espresso il genio femminile in un secolo dominato dagli uomini, dall’epoca degli ultimi gattopardi fino al secondo dopoguerra, e che, proprio per l’assenza di rivendicazioni, rischiano oggi di essere dimenticate.



“Nell’arte si dà per scontato che le donne siano una categoria umana inferiore per storia e tradizione consacrata”, denuncia la scrittrice nella prefazione del catalogo della mostra. “Nessuno si è dato la briga di andare a vedere, a studiare, ad approfondire questi dipinti, dando per scontato che essendo di mano femminile, sia in partenza arte marginale, trascurabile, infantile, primitiva, irrilevante. Ma questo si chiama pregiudizio. Sentimento che si trasforma facilmente in discriminazione. Discriminazione da pregiudizio”.



Per contrastare oblio, pregiudizio, discriminazione in campo artistico, bisogna in primo luogo colmare le lacune dei percorsi critici finora esistenti, recuperando in modo organico un’idea di modernità artistica al femminile. Con questo intento è nato in Sicilia il progetto di questa mostra, la prima così completa dedicata alle donne artiste da una regione italiana, coordinata in sede critica da Anna Maria Ruta, con il fondamentale contributo di Dacia Maraini. Sono state raccolte circa duecento opere, provenienti da collezioni pubbliche e private, di trentatré pittrici, siciliane per nascita o per elezione. Ad ognuna è dedicata una piccola personale, per meglio comprenderne, attraverso un certo numero di dipinti, l’identità umana ed artistica.



I nomi sono quelli delle signore dell’arte siciliana, nate e attive nell’isola nel secondo dopoguerra, come Lia Pasqualino, Teresa Tripoli, Maria Giarrizzo, Elena Pirrone o Topazia Alliata, allieva di Guttuso e madre della stessa Maraini. Molte anche le presenze di artiste provenienti da altre regioni italiane, oppure straniere, giunte in Sicilia al seguito di mariti siciliani, e che qui decidono di vivere e di lavorare, fra loro Elisa Maria Boglino, Ida Nasini Campanella, Adelaide Atramblé, Herta Schaeffer Amorelli e la giapponese O’Tama Kiyohara. A concludere il percorso, un dovuto omaggio a Carla Accardi, iniziatrice di nuovo capitolo nella storia dell’arte contemporanea.



Donne ricche di talento, in molti casi forti ed indipendenti, autrici di opere che spiccano per capacità di visione e specificità del segno. Nel corso di un lungo secolo, in particolare negli anni del ventennio, si riuniscono in associazioni, partecipano alle mostre sindacali isolane e nazionali, allestiscono mostre personali. Partecipi e promotrici con vitalità ed intelligenza della vita culturale, riconosciute dalla critica, ammirate dai colleghi pittori, riescono ad imporsi in un mercato dominato dai colleghi maschi. Donne d’indiscutibile valore, perché, come nota Dacia Maraini, “per le donne che riescono a farsi valere, non si può discutere del loro valore”.