194 volte sì al diritto di scelta

Non siamo macchine riproduttive ma “semplicemente” essere umani. E’ avvilente dover ribadire un concetto così ovvio. E’ colpevole non farlo. Di [Anna De Blasi]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 16 agosto 2012

Milano. E ancora una volta, come se più di trent’anni di battaglie sociali,di legittime rivendicazioni femminili,di difesa della propria dignità,del diritto di scelta alla maternità non fossero bastati, si riparla di aborto e di legge 194. E ancora una volta con un’assurda pretesa di difesa della vita il corpo delle donne diviene pura merce. Acquisto di un bene. Di una proprietà. Donne come oggetti da possedere:appagamento di un bisogno, “angeli del focolare”,amanti di un’ora o madri( come se le due cose si escludessero vicendevolmente) non per nostra scelta: per scelta altrui.

L’aborto,l’interruzione di gravidanza,è sicuramente uno dei traumi maggiori che una donna possa vivere. Una scelta difficilissima, qualunque sia la forma mentis ideologica o religiosa che si ha. Una ferita. Che resterà,indelebile,nell’anima. Sulla pelle.


Ma è una scelta. E tale deve restare. Nessuno può sostituirsi a noi donne in questa scelta, in nome di un’astratta morale. In nome di movimenti pro vita che nascondono solo un vuoto di pensiero: difendere la legge sull’ aborto non significa imporlo! E’ di oggi la notizia che arriva dalla Cina: una madre costretta ad abortire al settimo mese di gravidanza. Difendere la legge 194 non significa in alcun modo negare la maternità,anzi essa è tutelata da una scelta libera e consapevole. E mi chiedo,nel momento in cui scrivo,come mai questi movimenti pro vita e tutti i politici che si strappano le vesti in difesa della stessa, lottando con tutte le loro forze contro l’aborto, la fecondazione, l’eutanasia,non si battano mai per render migliori le condizioni esistenziali del popolo, di chi è malato.


I malati hanno di fatto pochissimi diritti,se non fosse per l’assistenza familiare molti sarebbero abbandonati al loro tragico destino. E i movimenti pro vita tacciono. Ed i politici non tutelano. Nessuno. E’ così che si tutela la vita? Si impone la vita e poi ci si disinteressa totalmente dei dolori che accompagnano un’esistenza. E’ questa la Pietas? E’ questo uno stato di diritto?Troppi ancora i diritti negati, in nome di principi dogmatici e medievali. Ancora roghi. Ancora streghe che bruciano. Non si può,non si deve,tornare indietro. I diritti acquisiti non sono acquisiti per sempre. Bisogna difenderli. Ora tocca a noi proseguire le battaglie delle nostre madri. Non abbassare la guardia.


Ancora una volta urliamo, ed il nostro urlo non deve essere soffocato, il nostro diritto alla scelta. Perché è una nostra scelta. Perché è “semplicemente” giusto farlo. Ancora una volta urliamo: “Né sante né puttane: donne”. E allora 194 volte si alla legge sull’aborto. Perché una società civile, o che si definisce tale, non calpesta diritti. Non impone la maternità. Non si basa su clichè da mulino bianco. Offre pari opportunità a tutti. La coscienza personale, le scelte di vita,non possono essere imposte per legge. Decade così ogni principio democratico e civile. Scriveva Kant:” Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. La propria legge morale. Il proprio vissuto e personale,intimassimo sentire. Le proprie scelte. Tutto ciò è sancito e tutelato dalla legge 194.


Non rinneghiamo battaglie già compiute. In tutela della vita tuteliamo il lavoro. In tutela della maternità quello femminile. Il lavoro in tempi di barbari licenziamenti viene negato maggiormente alle donne. In tutela della vita rendiamo accessibili gli asili a tutte le famiglie: non lusso per ricche signore ma diritto per donne precarie. Tuteliamo, soprattutto,ancora una volta,il diritto inviolabile alla scelta. Le donne non sono,non siamo,macchine riproduttive ma “semplicemente” essere umani. E’ avvilente dover ribadire un concetto così ovvio. E’ colpevole non farlo.