Donne di miniera

'Valentina, Giuliana, Valeria, Alice: minatrici del Sulcis. Le donne non stanno più ad aspettare,nell''inferno fuori dall''inferno, ma scommettono sul futuro. [Silvia Garambois] '

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 5 settembre 2012

Quattro donne della miniera sono scese nelle viscere della terra del Sulcis, si sono date i turni 400 metri sotto terra con i compagni di lavoro: Valentina, tecnica mineraria; Giuliana, responsabile della sicurezza; Valeria, ingegnera e responsabile del sistema gestione; Alice, analista del laboratorio chimico. Non è una notizia “di colore”, una curiosità, anche se serve ai giornali per mettere una bella foto in pagina: è il segno - anche simbolico, ma per questo più forte - di una lotta per il lavoro che unisce, che tiene insieme una regione martoriata dalla crisi.



Un segno forte perché le donne in miniera non ci sono mai state, non nelle cronache, non nella letteratura (non c’erano nei racconti ottocenteschi di Emile Zola in “Germinal”, sulla rivolta operaia dei minatori di Montsou), e neanche al cinema (non c’erano nell’ironico “Full Monthy” sulla disoccupazione nelle miniere di Sheffield nell’era Thatcher): le donne attendevano, nell’inferno fuori dall’inferno.



Dalla miniera di carbone di Nuraxi Figus alla fabbrica di alluminio Alcoa di Portovesme, si gioca in questi giorni il futuro industriale dell’intera area: due siti produttivi che sono stati trainanti per l’economia nazionale, vitali per l’intero Paese, che rischiano di essere azzerati.



E’ anche per questo che nel momento in cui il dramma alla Carbosulcis è più acuto, l’immagine delle donne di miniera si riempie di significati nuovi: non siamo nella Montsou dell’Ottocento e neppure nella Sheffield degli anni Ottanta, quello che le donne e gli uomini del Sulcis Iglesiente attendono è la riconversione delle gallerie di carbone per la produzione di “energia pulita”, con lo stoccaggio di anidride carbonica nel sottosuolo. Un progetto che guarda al futuro.