Liberate il ragazzo che soffia

Una ragazza si appropria di una cariola sulla quale è legato un giovane uomo e se ne serve per ripulire il prato dalle foglie: e io mi indigno! Di [Marina Cosi]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 27 novembre 2012
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Trovo rivoltante la pubblicità video della Golia, ambientata nei primi anni Sessanta, se gli abiti non m''ingannano, in cui una ragazza si appropria di una cariola sulla quale è legato un giovane uomo e se ne serve per ripulire il prato dalle foglie, previa ovviamente somministrazione della pastiglia che gli consentirà di soffiare a pieni polmoni. Ho cercato in rete per capire se la mia indignazione fosse condivisa, ma ho trovato solo giudizi estetici sullo spot, raffronti fra marchi, analisi dell''impatto sul consumo del prodotto...


Mi sono posta due domande e le ripeto ad alta voce; sono provocatorie, ma la preghiera é di guardare la luna e non il dito. Se legato al carretto ci fosse stato un cane? O un uomo di colore? Non dico se ci fosse stata una donna, perché ho paura della risposta; benchè i sensori dei pubblicitari più avvertiti stiano ormai cominciando a recepire il montante rifiuto dei pezzi di carne femminile offerti a contorno dei "suggerimenti per gli acquisti"...


Qui il meccanismo d''allarme che deve intervenire, dentro la testa del telespettatore consapevole, non è o non è solo la difesa dei diritti umani, senza distinzione di genere, razza, orientamenti sessuali eccetera. È la dignità - vista da parte del soggetto offeso - ovvero il rispetto da portare al resto del mondo: umani, animali, natura, opere d''arte... La sensibilità diffusa verso l''ambiente ormai impedisce alla pubblicità di suggerire l''acquisto di belle villette "su un pianoro ottenuto spianando una collina" o "laddove sorgeva un bosco" o "abbattendo un antico casale", mentre al contrario la porta a indicare i prodotti "cresciuti senza fertilizzanti chimici" ovvero "no ogm" ovvero "allevati all''aria aperta". Magari non è vero, però lo affermano.


La sensibilità delle donne, fatta più acuta proprio dal continuo stillicidio di offese alla propria immagine, consente loro di non esprimersi soltanto in una difesa di parte, una "lobbistica tutela", ma di indignarsi per qualsiasi offesa portata a qualunque persona e a qualsiasi cosa.

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