Il voto (segreto) della vergogna

'Un altro femminicidio: non in anfratti bui, ma in un''aula consiliare. Ecco perché la Regione Puglia ha bocciato il riequilibrio di genere... Di [Rossella Matarrese]'

Stop violenza

Stop violenza

Redazione 29 novembre 2012
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Si e'' consumato un altro femminicidio questa volta non in anfratti bui o al
chiuso di complici mura domestiche, ma in un''aula consiliare. Quella della
Regione Puglia, che ha bocciato la proposta di legge per il riequilibrio di
genere. 30mila firme di cittadine e cittadini raccolte in tempi record per
introdurre nella legge elettorale regionale due semplici modifiche:
l''introduzione nelle liste della rappresentanza paritaria - 50 per le donne e
50 per gli uomini -e sulla scheda elettorale la doppia preferenza, una per
ciascun genere.


Una proposta sana che spingeva i nostri politici a misurarsi con il valore e
la competenza delle donne, a parità di numeri (nelle ultime elezioni regionali
sono state solo tre le elette in consiglio su settanta uomini).


Un problema non da poco per una classe politica che perpetua se
stessa pensandosi ancora sulla vetta del mondo, serrandosi ottusamente per
impedire la democrazia paritaria. Un tema fastidioso e imbarazzante
possibilmente da eludere nell''attesa del prossimo responso delle urne, quando
si dovranno stringere le fila per far fronte ad un Paese che esigera'' qualità
e trasparenza nei comportamenti della sua classe dirigente ed alla quale viene
per di più imposto di selezionarsi a partire proprio dai numeri. Nella
prossima legislatura i consiglieri regionali pugliesi dovranno essere 50 al
posto degli attuali 70. Non c''e da spiegare altro.


Ieri in aula l''ultimo atto, purtroppo anticipato da tanti pessimi segnali,
per affossare la proposta di legge sulla quale il Comitato 50/50 (
associazioni, reti, consigliere di parità, donne in rappresentanza di tutti
i partiti) aveva chiesto il voto palese, esigendo dai nostri politici coerenza
e lealta'' con quanto andavano pubblicamente affermando almeno fino a qualche
ora prima che sei consiglieri esigessero quello segreto.


Segnali ostili disseminati su tutto il cammino della proposta di legge, la
raccolta di firme osteggiata nell''organizzazione e sostenuta per lo
più attraverso l''autofinanziamento del Comitato: la resistenza degli apparati,
l''inesistente sostegno della classe culturale, la scarsa visibilità
mediatica, il sotterraneo gioco per demotivare la pubblica opinione su un tema
tanto dirompente. E poi l''ancora più faticoso iter istituzionale : la gelida
accoglienza in commissione affari istituzionali che in un primo momento
relegava la questione al 16mo posto dell''odg. Poi nelle settimane successive
gli interventi di alcuni esponenti del centrosinistra e quello del presidente
Vendola, la vicinanza solidale e trasversale di cittadine e cittadini, hanno
lasciato credere che si potesse evitare il peggio. Quel peggio che purtroppo si
e'' materializzato nell''aula del consiglio regionale pugliese. Esempio mirabile
di trasversale complicità con il collante dei franchi tiratori, tra la
minoranza di centrodestra che appunto esigeva il voto segreto e la maggioranza
di centrosinistra che assicurava alcuni scranni vuoti. Ora gli uni incombano
gli altri.


Ora accadra'' quello che con tutte le forze le donne e gli uomini del Comitato
hanno combattuto, l''inserimento delle proposte di 50/50 nel pentolone delle
modifiche della legge elettorale regionale, merce di trattativa e scambi nelle
mani indaffaratiissime dei partiti. Loro decideranno ancora una volta chi e
come potra'' far parte della nostra democrazia rappresentativa.

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