'La crociata dell''omofobia'

Fino al paradosso degli insulti a due donne che si consolano con un abbraccio per un lutto: omofobia e sessismo sono nei risvolti della quotidianità. Di [Marika Borrelli]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 2 dicembre 2012

È successo nella mia Città - me l’ha raccontato un’amica - in un bar del centro. É successo che per consolare la sua amica disperata per la recente dipartita del padre, l’abbia abbracciata ed un’anziana signora le abbia apostrofate malamente: “Certe schifezze andate a farle altrove. Non in pubblico.” L’anziana signora, parecchio bigotta, le aveva scambiate per due lesbiche. E se m’immagino la scena, mi vedo questa fanatica (altro termine non c’è) tremante come una canna per lo sdegno di cotanta sfrontatezza, di due lesbiche in un pubblico locale che si scambiavano effusioni. Come sarà stata contenta di avergliene cantate quattro, a quelle due svergognate! Solo che le due amiche non sono, purtroppo per l’anziana signora, lesbiche.

L’anziana signora ha potuto, invero, constatare la rabbiosa reazione della mia amica, la quale l’ha invitata con pochissima educazione a farsi i fatti propri, ma l’episodio mi ha fatto comunque riflettere parecchio.


Quando ero piccola io, smancerie, bacetti, abbracci erano solo segno di affetto. Ho consumato le guanciotte di mio figlio e dei miei nipoti a furia di baci con lo schiocco. Ancora adesso, che la mia nipotina è adolescente, l’abbraccio a stritola-ossa. Dovunque mi trovi: le voglio bene e glielo dimostro. Lo dimostro al mondo. Il bene, l’affetto, l’amore sono una cosa fantastica e vanno raccontati e svelati.


Le manifestazioni di affetto non erano stigmatizzate come lo sono oggigiorno. Certo, la pedofilia esisteva, ma difficilmente si associava a manifestazioni così plateali di affetto come un abbraccio o un bacio in pubblico nei confronti di bambini e ragazzini, ovvero tra due amiche che volevano sostenersi in un momento di dolore.


Come pure un abbraccio tra amiche non era mai stato ritenuto segno di omosessualità, tale da essere condannato platealmente, come si è proditoriamente spinta l’anziana donna di cui in premessa. In questa storia – secondo me – c’entra molto questa pruderie scambiata per political correctness. Si sta davvero esagerando – e ciò purtroppo accade con le generazioni più mature – nel colpevolizzare chiunque abbia gli orecchini in numero dispari, vesta di rosa (come il ragazzo che si è suicidato recentemente), metta una kefiah, o si rolli le sigarette invece che comprarle. Ma di esempi, ce ne potrebbero essere ancora tanti.


Tutti a caccia dell’omosessuale; tutti in cerca del comportamento deviante o deviato. L’omofobia è più diffusa di quanto si pensi, ecco perché è necessaria una legge. Giusto per arginare certi parossismi prima che diventi una nuova crociata contro gli empi. In una scuola della provincia de La Spezia, un professore ha redatto una nota sul registro a carico di due suoi studenti perché ‘avevano atteggiamenti gay’. E ho detto tutto (cit. Peppino De Filippo).
Tornando all’anziana fanatica, c’è un altro elemento da non trascurare: il ruolo della televisione.


L’omofobia, la ricerca della devianza sociale, la facilità di stigmatizzare e di condannare sommariamente tutti è un’abitudine che deriva da troppa e malsana televisione, specialmente quella del primo pomeriggio, a mio parere. Quel tipo di programmazione che insiste sulle ‘famiglie felici’ standard; che ragiona in termini di marketing natalizio; che si arroga la pretesa di giudicare in processi sommari; che vuole impicciarsi, per criticare, dei fatti degli altri, nelle piazze d’Italia, o in famiglia; che costruisce un idealtipo di condotta, molto lontana dalla realtà quotidiana, cui debbano conformarsi gli Italiani devoti.


All’aumento dell’esposizione a siffatti contenuti mediatici, corrisponde l’aumento del tasso di reazione a ciò che non rientra nei rigidi canoni della normalità, così come definita nella tivvù dei fatti vostri.
Tutti questi maturi spettatori-cittadini hanno biasimato una nota azienda svedese di arredamento per la pubblicità con una coppia gay, tuttavia non hanno fatto casino quando la stessa azienda ha eliminato le donne dal catalogo per i Paesi Arabi, tanto per fare un altro esempio.

Omofobia e sessismo sono nei risvolti di ogni aspetto della nostra quotidianità, più di quanto non vogliamo accettarne.


Eppure, l’anziana fanatica ha inveito nei confronti di due amiche in un momento di sconforto, facendo un sommario processo mentale, e ciò è successo nella stessa Città in cui circola (su di un mezzo pubblico) una pubblicità sessista come quella che vedete in foto. Non ho visto nessuno che la coprisse con la vernice o sentito di alcuno che rimostrasse contro l’agenzia che l’aveva edita.