Insulti a donne pubbliche: un problema politico

'Kyenge. Idem. Carfagna. Boldrini. C''è un nesso che lega gli attacchi contro di loro: colpirle non in quanto avversarie politiche, ma in quanto donne. Di [Fabiana Pierbattista]'

Stop violenza

Stop violenza

Redazione 19 luglio 2013
'E così ci risiamo, oggi la Kyenge domani sarà la volta di un''altra e poi un''altra ancora, non importa se destra, sinistra, centro, larghe o piccole intese. Accadrà di nuovo. Prima di quest''ultima esternazione violenta e razzista abbiamo sentito dare della puttana alla Idem, abbiamo visto scrivere alla Carfagna ti verremo a prendere e abbiamo assistito al montare di violenza e volgarità via web contro la Presidente della Camera, Laura Boldrini.

C''è un nesso, neanche troppo sottile che lega tutti questi episodi, colpirle non in quanto avversarie politiche, ma in quanto donne, punto. Nelle miserabili parole di scuse di Roberto Calderoli ''era un insulto personale e non politico'' c''e'' tutta la ragione dell''arretratezza di un intero Paese e della crisi profonda del suo sistema politico.

Gli uomini sono incapaci di gestire la libertà delle donne e il loro acquisire spazi nella vita pubblica. Nella vita privata le ammazzano; e'' un fatto, in questo Paese le donne muoiono come prima causa per mano degli uomini, e'' un fatto appunto e che ha un nome preciso, femminicidio. Le donne che invece abitano le istituzioni ricevono un diverso trattamento, vengono umiliate, offese e sottoposte ad ogni forma di brutalità verbale.

Ma sono facce della stessa medaglia, parlano il medesimo linguaggio, di fronte all''incedere senza arretramenti delle donne, nel privato come nel pubblico, nel prendersi in mano le proprie vite e nell''assumersi la responsabilità di occuparsi delle vite altrui, molti uomini reagiscono con la sola impotente risposta che conoscono: la violenza. Che sia verbale o fisica non importa. Si cerca comunque e pervicacemente l''annientamento dell''altra. Quando il tredici febbraio del 2011 noi donne del movimento Se Non Ora Quando siamo scese in piazza, abbiamo chiesto fino a quando? Fino a quando una nazione, le sue cittadine e i sui cittadini possono tollerare la sfacciata e esibita istituzionalizzazione dell'' umiliazione femminile?

Oggi facciamo la stessa domanda, fino a quando? Il punto politico e'' tutto qui; come non e'' un fatto da relegare nelle pagine di cronaca la quotidiana mattanza delle donne, altrettanto non e'' un fatto da relegare ad insulti il modo in cui vengono tacciate di volta in volta esponenti politiche, di storie e provenienze politiche diverse, ma con il comun denominatore dell''appartenenza di genere. E'' un problema politico, di più, e'' un'' emergenza democratica che riguarda da vicino o meglio da dentro, la tenuta delle istituzioni.

Ecco perché Calderoli si deve dimettere e perché la classe politica tutta si deve far carico di quanto sta accadendo. Non farlo significherebbe consentire l''istituzionalizzazione della denigrazione e dell''offesa dell''altra in quanto donna. Impedire che questo accada deve essere l''imperativo da seguire perché l''Italia rimanga ancorata all''Europa. Non si scappa, non ci sono scorciatoie. A tutti, anche agli uomini chiediamo, rendetevi protagonisti di questo cambiamento, scriviamo una pagina nuova della storia di questo Paese.
Facciamolo insieme.



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