Il Mulino degli stereotipi

Guido Barilla, le sue dichiarazioni ("mai un gay nei nostri spot"), le pubbliche scuse ("mi avete frainteso"). Da decenni propone la famiglia-fotocopia. Di [Chiara Piselli]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 1 ottobre 2013

È bufera dopo le dichiarazioni di Guido Barilla circa l’inclusione di omosessuali nei suoi spot televisivi. “Non faremo pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale – ha detto l’imprenditore nel corso di una puntata della Zanzara, su Radio24 –. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca”.


La notizia rimbalza sui social network e presto fa il giro del mondo, raccogliendo il dissenso di migliaia di utenti omo ed etero, senza distinzioni. Secondo il noto marchio di pasta, dunque, protagonista indiscussa – nella finzione degli spot come nella realtà – deve continuare a essere la più convenzionale delle famiglie.

Ed è infatti una famiglia-fotocopia quella che viene mostrata negli ultradecennali passaggi pubblicitari di Barilla in tv.

Una famiglia riproposta sempre uguale a sé stessa, i cui membri restano intrappolati in ruoli di genere predefiniti, incastrati nel loro destino di “uomo” e di “donna”, senza possibilità di determinarsi autonomamente. Una famiglia che non ammette diversità alcuna, dunque. Questo, mentre il resto del mondo tenta affannosamente di compiere passi in avanti, cercando di scrollarsi di dosso i vecchi atteggiamenti culturali dominanti in quella parte di società stantìa, poco incline ai cambiamenti. Eppure l’Eurispes ha accertato che l’omosessualità non è più un tabù: secondo la sua ultima idagine, l’82% degli italiani dichiara di non avere nei confronti degli omosessuali atteggiamenti diversi rispetto a quelli che si hanno nei confronti di chiunque altro.


Intanto gli altri marchi colgono la palla al balzo e approfittano del terreno fertile per un po’ di pubblicità low cost. “A casa nostra c’è posto per tutti”, dichiarano dal marchio Buitoni. Garofolo lo segue a ruota e afferma:  “Le uniche famiglie che non sono Garofalo sono quelle che non amano la buona pasta”. E poi via anche Ikea si inserisce sulla loro scia: “Tutti devono essere rispettati. In Ikea stessi incentivi alle famiglie uomo-donna o gay”.
Ma chissà se Guido Barilla, nel corso dei casting pubblicitari di qualche anno fa, sapeva che scegliendo Antonio Banderas avrebbe scelto anche i suoi trascorsi di attore cinematografico e tutto ciò che egli rappresenta.
Il 53enne spagnolo è, infatti, l’icona del primo bacio omo rappresentato in una vecchia pellicola di Pedro Almodovar “La legge del desiderio”. Scelta sconveniente per uno che resta saldamente ancorato ai tradizionalissimi modelli di famiglia.


Ad ogni modo, una volta resosi conto del polverone che aveva sollevato per i cinque continenti – e visto che su Twitter cominciavano già a circolare hashtag come #boicottaBarilla – si è fatto un paio di conti in tasca. E ha deciso di chiedere scusa pubblicamene. Così, davanti a una telecamera, viso pallido e disorientato, ha pronunciato queste parole: “Con riferimento alle dichiarazioni rese alla Zanzara, mi scuso se le mie parole hanno generato fraintendimenti o polemiche, o se hanno urtato la sensibilità di alcune persone. Nell’intervista volevo semplicemente sottolineare la centralità del ruolo della donna all’interno della famiglia”.
Ma ormai il patatrac era fatto e l’umore in casa Barilla resta nero. Non come le famiglie sorridenti degli spot.