La rappresentanza. Il confronto parte da Milano

Assemblea aperta in preparazione del convegno che si terrà il 14 aprile. Che fare? 50 e 50, trasversalità, candidature, liste chiuse... [Camilla Gaiaschi]

Stop violenza

Stop violenza

Redazione 21 febbraio 2012
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[i]La cosa più importante - e difficile - è fare le domande giuste. Le risposte verranno. L''assemblea aperta che il Comitato SnoqMilano ha tenuto giovedì 16 febbraio, ospite della Camera del Lavoro di Milano, è partita proprio così. Con una serie di interrogativi sui temi che saranno al centro del convegno nazionale sulla rappresentanza che si terrà a Milano il 14 aprile.
L''organizzazione dell''assemblea aperta è stata mantenuta volutamente scabra, per non condizionare la discussione e anche perchè comunque una sintesi univoca delle opinioni del Comitato non sarebbe stata possibile, essendo queste diverse e diversamente articolate. Da qui la scelta di non fare introduzioni e conclusioni, ma di incaricare una sola componente del Comitato, giovane e giornalista, Camilla Gaiaschi, di porre alla platea delle domande concordate che indirizzassero gli interventi sui temi del convegno. Mentre Maria Grazia Ghezzi dalla presidenza garantiva tempi e ordine di parola. Un metodo che ha funzionato abbastanza (abbastanza poichè alcune hanno preferito, legittimamente, sviluppare un proprio discorso) e che ha riguardato in particolare: il 50e50 come condizione di dialogo coi partiti, la trasversalità sì o la trasversalità no?, l''orizzonte politico, la selezione di candidature o la lista chiusa?

L''assemblea del 16 è stata soltanto la prima di una serie di riunioni aperte che il Comitato territoriale terrà a Milano e che, assieme ai propri gruppi di lavoro tematici, sono gli strumenti di preparazione del convegno di metà aprile. Ma saranno anche la risposta alle sollecitazioni a ripensare (o confermare) la rappresentanza interna al movimento e la sua struttura decisionale.[/i]


Ecco il testo d''apertura letto da Camilla Gaiaischi:




Benvenute a tutte. Mi chiamo C.G., da qualche mese partecipo ai lavori del comitato Snoq Milano. Ci eravamo lasciate il 26 novembre all’Elfo Puccini con l’impegno di ritrovarci tutte per costruire un percorso comune e condiviso che possa dare un seguito alla nascita del comitato Snoq Milano. Come alcune di voi già sapranno il 2 ottobre scorso tutti i comitati Snoq sparsi sul territorio si sono incontrati a Roma e in quell’occasione Milano si è candidata per organizzare un incontro di carattere nazionale sui temi della rappresentanza, democrazia paritaria e partecipata.

Perché Milano? Milano ha vissuto e vive un’esperienza inedita, quella che, grazie anche al contributo del movimento delle donne, ha premiato la coalizione che ha adottato il principio del 50/50 in cinque delle otto liste che l’hanno sostenuta e che ha portato alla nascita di una giunta paritaria. Nato in difesa della dignità delle donne e quindi spinto dalla riflessione sulla rappresentazione delle donne nei media (ci ricordiamo tutti del rubygate che aveva fatto scattare la miccia il 13 febbraio), Se Non Ora Quando ha successivamente avviato un percorso più articolato di riflessione sui temi della rappresentanza, del lavoro, del welfare e della violenza, sta insomma vivendo il passaggio, citando Chiara Saraceno, da una politica del corpo a una politica delle donne che si pone l’obiettivo di interloquire con partiti e istituzioni.

Così, mentre Milano si è candidata per tenere un incontro sulla rappresentanza, Bologna sta preparando un incontro sul lavoro, in programma il 3-4 marzo. La prima data utile che abbiamo trovato, anche per non porci troppo a ridosso dell’appuntamento bolognese, è quella del week-end del 16 aprile.


Ecco, il comitato Snoq Milano ritiene che questo appuntamento possa essere l’occasione per avviare quanto annunciato il 26 novembre ovvero un confronto più allargato nella forma di riunioni aperte periodiche con tutte le donne della città interessate a far parte del movimento. Io credo molto in questa opportunità, credo cioè che quello di oggi debba essere l’avvio di un percorso di condivisione costante e duraturo, l’occasione per agire pratiche diverse, per lavorare alla pari, senza un noi e un voi, ma “insieme”.

Per anni le diverse anime del femminismo milanese hanno faticato a comunicare e questo tavolo – che precede Snoq (essendo nato in occasione di una lettera inviata all’allora candidato sindaco Pisapia) – ha dato loro, forse per la prima volta, l’occasione di stare assieme. A mio avviso è necessario prendere la palla al balzo, fare di più, ascoltare la richiesta di partecipazione attiva e orizzontale che viene da più parti, mirando al coinvolgimento di tutte le donne, organizzate o non, convinte che sia il contributo e il lavoro di ognuna di noi che contano, per fare Snoq. E in questo, Snoq, non è certo da solo ma anzi si iscrive in un contesto più ampio che vede, tra l’altro proprio qui a Milano, numerosi esperimenti di cittadinanza attiva e partecipazione democratica, dalle officine di Pisapia ai tavoli aperti della Cpo del comunale di Milano fino al forum delle politiche sociali.

Parlare di partecipazione significa porre al centro, ancora una volta, il tema della rappresentanza. Snoq nasce dall’esigenza da parte delle donne di contare di più nella politica nazionale e locale. Ma le donne vogliono anche contare in SNOQ? Cosa vuol dire partecipare, aderire a Snoq? Queste sono le domande che ci siamo fatte in questi mesi perché come in tutti i movimenti in costruzione, anche Snoq sta riflettendo sui propri meccanismi di rappresentanza e di delega. Su vari livelli: da tempo alcuni comitati locali, tra cui quello di Milano, hanno chiesto al comitato promotore, il comitato cioè che ha lanciato l’appello il 13 febbraio, una modalità di partecipazione più condivisa.

Si chiede che le decisioni siano prese assieme, con i rappresentanti dei vari comitati, diversamente da quanto accade oggi. Anche qui a Milano il dibattito su questi ed altri temi è in corso. Il comitato sta discutendo un regolamento riflettendo su alcune questioni fondamentali per il movimento su cui Milano, anche in virtù della propria storia, ha da sempre rivendicato autonomia di pensiero. Così, accanto alla complessa questione della trasversalità, al centro della nostra riflessione ci sono due temi che interrogano direttamente la nozione di rappresentanza: la struttura organizzativa del comitato da una parte e le modalità di partecipazione attiva delle donne – organizzate e non – nel movimento dall’altra.

Che cosa significa tutto ciò? Significa che la questione della rappresentanza e ha a che fare con le istituzioni, certo, ma anche con il movimento. Questo doppio livello – esterno ed interno – rende ancora più importante l’incontro che andremo a tenere ad aprile.

Adesso però è ora di metterci al lavoro, e ancor prima di metterci al lavoro di conoscerci, condividendo le ragioni del nostro essere qui questa sera, e cioè che cosa è Snoq per noi e che cosa ci aspettiamo da queste riunioni.

Non possiamo perdere quest’occasione di confronto reciproco perché davanti a noi abbiamo due appuntamenti importanti: le amministrative in Lombardia quest’anno e le politiche l’anno prossimo. Ed è per questo che assieme a molte amiche qui presenti e non abbiamo pensato di elaborare alcune domande che possano aiutarci a meglio pensare l’incontro di aprile: qual è il senso politico che vogliamo dare a questo incontro? Quali sono gli obiettivi e le proposte del movimento delle donne? L’incontro è importante per fare un’analisi dell’esperienza delle amministrative qui a Milano (e in altre città) e per tirare le somme a dieci mesi dall’insediamento della giunta, oppure, o forse anzi ”e”, per prepararci alle elezioni, amministrative e politiche, individuando un percorso concreto che ci porti ad agire sui partiti?

Il 50/50 basta? Qui a Milano è bastato? 50/50 per fare cosa? Le liste alternate sono bastate per cambiare i sistemi di cooptazione dei partiti? Una giunta paritaria è sufficiente per attivare delle politiche per le donne? Per cambiare obiettivi e modus operandi di un’amministrazione? Le proposte del movimento delle donne sono proposte per le donne o per il paese? Perché è in aumento l’astensionismo femminile alle elezioni? L’esperienza di una città come Milano, certamente da analizzare sia rispetto alla campagna elettorale che rispetto ai dieci mesi di gestione (tavoli partecipati, nomine nelle partecipate, patto con le elette), può ritenersi valida in modo generalizzato o ci sono esperienze diverse e ugualmente vincenti? Che cosa ci insegna la vicenda delle primarie di Genova, dove due donne (Vincenzi e Pinotti) hanno ottenuto più voti – assieme – del candidato vincitore? Insomma: che cosa ci interessa capire e decidere per prepararci ai prossimi appuntamenti elettorali? A chi ci interessa chiederlo?




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