'E se il farmacista-obiettore ti negasse l''antibiotico?'

Il cimitero dei feti, i medici obiettori: a Roma si sta aprendo una nuova campagna anti-abortista. E ora si scatenano anche i farmacisti anti RU-486... [Virginia Odoardi]

'E se il farmacista-obiettore ti negasse l''antibiotico?'
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11 Gennaio 2012 - 23.10


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Nonostante un po’ di buon senso e un po’ di sana informazione renderebbero questa domanda ridicola, ancora c’è molta gente che crede che la pillola del giorno dopo sia un pericoloso abortivo. Proprio in questi giorni il quotidiano La Repubblica ha sollevato la questione, raccontando la vicenda di una trentenne romana, costretta a “mendicare” per ottenere la ricetta medica della pillola, peregrinando per ospedali e consultori, facendo la corsa contro il tempo, contro le temutissime 72 ore.

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Riassumendo brevemente, la donna si è vista, in un primo momento, rifiutare la prescrizione della PDG per ragioni di obiezione di coscienza e, per le stesse, ha dovuto cercare con molte difficoltà una farmacia che non le rifiutasse la vendita del farmaco. La donna si è rivolta ai Radicali i quali si sono mossi immediatamente affinché fosse fatta luce sulla vicenda.

Il problema, oltre a svilupparsi intorno al limite di applicabilità del diritto di obiezione di coscienza, si incentra sulla disinformazione pilotata sulla funzione della pillola in questione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato un documento sui casi di utilizzo e sul meccanismo di azione ed efficacia della pillola. Nel testo si legge chiaramente: la pillola del giorno dopo non è un abortivo, bensì un contraccettivo di emergenza, da assumersi entro 72 ore dal rapporto sessuale. Il principio attivo è progestinico (Levonorgestrel) e ha la funzione di prevenire l’ovulazione, senza ottenere alcuna consegue sull’endometrio. La PDG non ha alcuna efficacia, infatti, una volta iniziato il processo di impianto, il che dimostra, anche ai non addetti al settore medico-farmaceutico, che non si tratta assolutamente di un abortivo. La sostanza, inoltre, è presente in molte pillole contraccettive, con dosaggi altamente inferiori, il che comprova quanto appena asserito.

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Chi scrive non è di sicuro una fervente abortista, anzi si schiera tra le fila di chi è in totale disaccordo con la teoria che l’embrione non sia vita, ma è fermamente convinta che uno Stato debba garantire il diritto di scelta a ogni donna che ne faccia richiesta, poiché è largamente dimostrato che nessun ordinamento giuridico politico possa imporre una gravidanza a un individuo.

Chi voglia convincere le persone che la PDG sia un abortivo ha l’obiettivo di indurre alla disinformazione che crea confusione e panico, facendo sì che la gente comune confonda spesso il contraccettivo di emergenza con la RU-486, pillola abortiva ancora in sperimentazione in Italia.

Pur non entrando nello specifico dell’aborto, anche perché tale argomento meriterebbe una lunga dissertazione etica e scientifica, si vuole porre l’attenzione su quanto la legge italiana, L. 194/78 sia puntuale sui tempi di riflessione da concedere o imporre, a seconda dell’interpretazione, alla donna che faccia domanda di interruzione volontaria di gravidanza. Tali tempi sono stati pensati dal legislatore per garantire la piena coscienza della scelta.

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Ma guardiamo la questione sotto un’altra ottica, quante donne sanno con certezza che un rapporto in particolare potrebbe essere a rischio gravidanza? Molte. E quante di loro non vorrebbero, potrebbero, portare a termine la stessa? Parecchie. Quante allora avremmo potuto salvare con una semplice somministrazione farmacologica? Tutte.

Non che questa sia la soluzione, da anni in molti fanno appello a un’educazione sessuale responsabile e informata che eviti traumi e sofferenze alle donne, principali vittime di un eventuale aborto e che impedisca di speculare politicamente, in un senso o nell’altro, sull’ idea che l’IVG sia un rimedio. E’ inutile far finta che l’età dei primi rapporti non si sia abbassata, è altrettanto stupido pensare che accettare tale dato, equivalga a diffondere la corruzione morale, credere nella vita non può imporre i paraocchi, anzi mutate le condizioni storiche e sociali, l’unico modo che si ha per difendere la vita è quella di insegnare alle giovani una prevenzione sana e intelligente, in modo che ogni presa di posizione idelogica, come l’obiezione di coscienza in merito PDG, diventi apertamente ridicola e destituita di fondamento.

Se invece facciamo passare il principio che ogni dottore o farmacista possa decidere di non prescrivere o vendere un farmaco, allora potremmo trovarci nel relativismo più assoluto. Chiunque, un giorno, per qualsivoglia ragione inizi a considerare oggetto dell’etica o della morale l’utilizzo di antibiotici, si potrà opporre alla vendita degli stessi causando non poche morti.

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La mia è ovviamente una provocazione, ma perchè questi obiettori non si rifiutano di prescrivere o vendere le normali pillole contraccettive? Forse perchè gli interessi economici derivanti dalle case farmaceutiche sono incommensurabili? Forse, ma è solo un’ipotesi…

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