Dal Campidoglio al Pirellone: scontro sulle quote rosa

Quindici uomini e una donna: a rischio la Giunta della Regione Lombardia, perché non rispetta il riequilibrio di genere imposto dalla UE. [Maria Teresa Manuelli]

Dal Campidoglio al Pirellone: scontro sulle quote rosa
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14 Gennaio 2012 - 00.49


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La legge è legge. E la politica non deve far eccezione. Così dopo lo scioglimento della Giunta romana perché, in quanto formata da dieci uomini e due donne, violava la normativa europea, nazionale e locale che dispone il “riequilibrio di genere” anche negli organi esecutivi degli enti territoriali, è a rischio anche la Giunta della Regione Lombardia, dove il rapporto è di 15 a una. L”altro ieri il Consiglio di Stato ha infatti riaperto il caso, ravvisandovi la “sussistenza del fumus boni iuris del ricorso in appello, anche in relazione al precedente” dello stesso Consiglio di Stato. E il precedente citato è proprio quello della giunta guidata da Gianni Alemanno.

In primo grado, invece, il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia aveva dato torto alle cittadine milanesi e alle associazioni che avevano presentato la causa, affermando che le norme costituzionali, legislative, internazionali e dello stesso statuto lombardo che richiedono, appunto, l’equilibrio di genere negli organi politici non sarebbero vincolanti, e che, tra l’altro, il processo di promozione della parità tra i sessi sarebbe “allo stato, solo appena avviato”. Una sentenza, però, messa subito in discussione da una successiva decisione del Tar Campania, confermata in appello dal Consiglio di Stato, che in analoga questione – anche la Regione campana vedeva in Giunta una sola donna – ha imposto di adeguarsi al principio della parità di genere.
Anche sulla base di queste sentenze, le associazioni che si sono viste respingere il ricorso dal Tar Lombardia (Art. 51 – Laboratorio di Democrazia paritaria, con il successivo intervento adesivo di DonneInQuota, Usciamo dal silenzio e di alcune avvocate milanesi) hanno presentato appello, e sono quindi in attesa della decisione del Consiglio di Stato, che ha fissato l’udienza di trattazione per il 17 aprile. Il presidente della Regione Formigoni ha tempo fino a quella data per correre ai ripari inserendo donne secondo criteri di competenza e nel rispetto della Costituzione.

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Viva soddisfazione è stata espressa da Usciamo dal silenzio “per questo primo risultato, convinta che la democrazia paritaria sia il traguardo ineludibile da perseguire con tutti i mezzi – giuridici e politici – che le donne hanno a disposizione”. Certo, però, sarebbe meglio non dover arrivare in tribunale per veder riconosciuto il principio di promozione della parità di genere.

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