Due donne per la libertà, nelle notti della democrazia

Le notti della democrazia, Tina Anselmi e Aung San Suu Kyi, due donne per la libertà: un libro di Giuseppe Amari ed Anna Vinci. Abbiamo intervistato gli autori. Di [Rosa Leanza]

Due donne per la libertà, nelle notti della democrazia
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6 Aprile 2012 - 15.45


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Protagonista del Novecento italiano, Tina Anselmi giovanissima scelse di fare la staffetta partigiana per contrastare il nazifascismo e poi alla fine della guerra, militò nella Democrazia Cristiana. Prima donna ad essere designata Ministro, fu poi chiamata a presiedere la commissione d’inchiesta sulla P2 di Licio Gelli ed indagare sulle infiltrazioni e nei gangli del potere democratico corrotto dalla loggia massonica.

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Di questi giorni l’impegno politico di Aung San Suu Kyi che fronteggia un’altra “notte della democrazia” nella Birmania occupata dai militari.
Il libro “Le notti della democrazia. Tina Anselmi e Aung San Suu Kyi, due donne per la libertà” rende omaggio alle donne che hanno saputo farsi carico con coraggio e determinazione dell’avanzamento civile e democratico del proprio paese. Da sottolineare che la prefazione è a firma di Susanna Camusso, un’altra donna, eletta per la prima volta a guidare il più grande Sindacato italiano: la CGIL. Ne abbiamo parlato con gli autori

Quali aspetti avete voluto mettere in luce?

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“Parlando di Tina Anselmi – racconta Anna Vinci, coautrice del libro – non potevamo non fare riferimento alla sua esperienza prima di partigiana e poi di Presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2 di Licio Gelli. Abbiamo raccolto anche le testimonianze di persone che hanno lavorato con Tina in quel periodo: per esempio Giovanni Di Ciommo che era il segretario per quanto riguardava il Senato, essendo una commissione bilaterale, che ha condiviso con Tina Anselmi anche le minacce e i momenti difficili. Come anche Enzo Giaccotto che è stato segretario prima quando Tina è stata la prima donna Ministro nell’76 e poi diventato amico. Un caledoscopio di esperienze e di testimonianze e d’amicizia, anche intellettuale, di grande livello”.

Lei è anche autrice di un documentario su Tina Anselmi, il linguaggio visivo colpisce di più dello scritto?

“Ho fatto anni fa per Rai Sat extra un video di cinquanta minuti nell’ambito della Piccola Storia, che era un programma che avevo curato con Lorenza Foschini e Luigi Mattucci ed io, in particolare, avevo fatto questo video di 50 minuti su Tina. Sono mesi che sta male e sta combattendo con la malattia, e nel video la vediamo che sta bene e in alcuni momenti ha una certa sua ironia che si coglie nel sorriso e quindi sentire la sua voce è importante. Spero che serva per quardare e troncare con il nostro passato perché, come direbbe Tina, in un momento come questo bisogna stare con gli occhi aperti soprattutto se vogliamo credere nel futuro, coltivare la memoria senza nostalgia e lei direbbe ‘guardare nelle retrovie’. Spero che Tina e Suu Kyi ci aiutino a guardare al futuro”.

Come vi è venuta l’idea del libro?

“La necessità di pubblicare un testo come questo – risponde Giuseppe Amari, altro autore del libro – deriva dal fatto che c’è sempre più bisogno di aumentare gli spazi della democrazia e della libertà. E’ una battaglia mai terminata e completata, questo è uno degli insegnamenti importanti che ci viene sia da Tina che da Suu Kyi. Loro hanno combattuto, sono donne di generazioni diverse con 20 anni di differenza; di culture diverse, estrazioni diverse, di fedi diverse, ma che hanno sicuramente un aspetto comune che è quello della battaglia convinta, non aggressiva per la democrazia e per la ricerca della verità. Sono due cose collegate e in uno scritto della San Suu Kyi , mette insieme la ‘tissa’, ricerca della verità, con la ‘metta’ la gentilezza, la mitezza. Concetti che si ritrovano anche nella cultura cristiana e nella cultura di Erasmo che è anche il punto di riferimento della collana “gliErasmiani” appunto.

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Perché mettere insieme queste due donne?

“Originariamente io e Anna avevamo collaborato su Tina Anselmi. Casualmente è successo che abbiamo scoperto la battaglia di Suu Kyi e con la consapevolezza della globalizzazione , con la convinzione che una battaglia sia vinta in un altro paese è una battaglia vinta per tutti, ed una sconfitta è una sconfitta per tutti. Oggi che anche la globalizzaizone finanziaria è andata molto oltre c’è bisogno di colmare questo gap tra globalizzazione finanziara e globalizzazione democratica. Ora mettere insieme due donne che hanno combattuto in tempi diversi, Tina Anselmi contro il nazifascismo e poi con una notte non meno insidiosa con l’occupazione occulta del potere e la notte della democrazia che sta vivendo Aung San Suu Kyi in uno stato militare e feroce, secondo noi è un bel modo per aiutare a capire meglio le insidie di chi è contro la democrazia”.

Una lotta da una generazione all’altra e da un capo all’altro del mondo, quindi?

“Abbiamo ritenuto indispensabile mettere nel libro anche alcune lettere dei condannati a morte, perché è questa contiguità che vogliamo dare da un punto di vista temporale e da un punto di vista spaziale dei due diversi paesi. Ricordare chi ha combattuto contro la ferocia nazifascista, è stato un omaggio anche a Tina Anselmi che ha fatto la staffetta partigiana e quindi aver intercalato queste testimonianze drammatiche di persone che hanno patito per una battaglia che grazie a loro ci ha donato la costituzione italiana, e poi mettere in collegamento con alcuni resistenti birmani di oggi è congruente”.


Quale insegnamento ci lasciano queste due donne straordinarie?

“La chiusura è di grande speranza, innanzitutto per ricordare il sacrificio estremo di chi ha perso la vita e dei loro familiari, è un omaggio a coloro che ancora con grande determinazione continuano a pretendere che si faccia verità fino in fondo rispetto alle zone oscure che rimangono e quanto poco è stato fatto dalle istituzioni politiche, questa è una denuncia che va fatta. È anche un incoraggiamento a questi magistrati onesti e ai familiari. Innanzitutto prima della giustizia chiedono la verità e questo è uno dei punti che collega strettamente le due donne. La speranza che questo dolore sia ben tenuto presente quando vengono fatti degli attacchi alla Costituzione per l’avanzamento sociale del nostro paese, quello che noi abbiamo in termini di avanzamento civile e sociale è dovuto proprio alle battaglie di queste persone, alle loro sofferenze. Il libro termina con un elenco di persone che sono cadute, che hanno sofferto, per la strategia della tensione, per le stragi, gli attentati che ci sono stati. Noi dobbiamo sapere che quello che noi abbiamo in termini di avanzamento civile noi lo dobbiamo a loro. Quindi tutte le volte che ci sono degli attacchi a questo avanzamento dobbiamo ricordare quello che sono costati e quindi ci devono rafforzare per difendere fino in fondo i valori affermati dalla nostra Costituzione”.

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“Le notti della democrazia, Tina Anselmi e Aung San Suu Kyi, due donne per la libertà” a cura di Giuseppe Amari ed Anna Vinci, Ediesse edizioni
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