Invito alla lettura

La sentenza romana di una giudice non concede risarcimento alla vittima, ma impone all’abusante di comprarle una trentina di libri socioedificanti. [Marina Cosi]

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28 Settembre 2016 - 18.55


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Ma davvero basta leggere? Come dire: cara la mia ragazzina appena pubere, se invece di dar retta a mammà o di giocare con i rossetti avessi letto solidi saggi femministi quel signore con l’età di tuo padre o di tuo nonno non ti avrebbe violentata a pagamento. La sentenza romana, di una giudice per inciso e nonostante sia nota come illuminata, non concede risarcimento alla vittima, ma impone all’abusante di comprarle una trentina di libri socioedificanti. Sai quanto ha riso il suddetto lercio individuo. E quanto la ragazzina si sia sentita abbandonata e sola. “Questa sentenza sostiene la pedofilia, che è in aumento”: la dichiarazione, fortissima, di Maria Squillace, conclude l’intervista ([url”sentenza Parioli”]http://27esimaora.corriere.it/16_settembre_27/sentenza-parioli-risarcire-vittima-stupro-libri-accusarla-ignoranza-ffbfc956-84d6-11e6-b7a9-74dcfa8f2989.shtml[/url]) che le ha fatto la collega Cristina Obber. Responsabile del Centro abusi su minori di Reggio Calabria, Squillace, che da vent’anni si occupa di piccole vittime, obietta sia sul metodo (grave che si affidi proprio all’abusante l’atto di rieducazione) sia nel merito (senza un risarcimento come può la ragazzina sostenere le terapie e rifondarsi la vita): “Questa sentenza riporta la responsabilità sulla vittima, dicendole che se fosse stata consapevole della propria dignità non si sarebbe trovata in quella situazione. Sappiamo che a 14, 15 anni, il cervello non è completamente sviluppato nell’area frontale che è quella che definisce il controllo degli impulsi. Ti puoi atteggiare ad adulto ma rimani un adolescente”.

C’era un signore settecentesco, poeta, scrittore, drammaturgo, filosofo, che aveva oltre 600 volumi nella sua biblioteca. Coltissimo dunque. E che a sua volta produsse un centinaio di opere. Incentrate su torture, stupri, bestialità, necrofilia, incesto, pedofilia, coprofilia, delitti, insomma sadismi vari. Difatti era Donatien Alphonse François marchese di Sade. Basta davvero amare la lettura e la scrittura per essere migliori e consapevoli? Come ben sintetizzava Simone de Beauvoir “egli orientò le sue particolarità psicofisiologiche in direzione di una determinata ”morale alternativa” e plasmò ostinatamente queste sue singolarità fino a concludere col considerarle intime a tutta l’intera condizione umana”. Il “diritto” di alcuni individui ad imporre i propri desideri come legge su individui passivi, perché prigionieri o retribuiti, ha poi giustificato nel Novecento il superomismo e le peggiori prevaricazioni che purtroppo conosciamo.

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Ma questa è arte, si dirà. Giusto e difatti la Corea del Nord ha già tolto il divieto di pubblicazione alle “120 giornate”, dapprima giudicate “nocive per l’estrema loro oscenità”, in considerazione del “valore letterario dell’opera”.

Dipende dalle letture, si dirà. Giusto e tuttavia la lettura della Vita dei santi o dell’Imitazione di Cristo e la vita proba non impedirono agli inquisitori di torturare e bruciare chi fosse sospettato di pensiero diverso.

Concludendo – e giacché invitando per l’ennesima volta colleghi e direttori a soffermarsi sulle ferite che infliggono alle vittime oltre che alla deontologia professionale quando utilizzano definizioni come babyprostitute per bambine appena puberi saccheggiate criminalmente da uomini adulti –, un invito a preferire il buon senso alla buona volontà. Perché, come avrebbe detto alla giudice un contemporaneo del marchese: Surtout pas trop de zèle.

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