Azzurre in campo: Auditel alle stelle e anche Barbie diventa calciatrice

Le ragazze della nazionale italiana vanno ai quarti di finale dei mondiali e mettono in corner i pregiudizi [di Marcella Ciarnelli]

Le azzurre ai Mondiali

Le azzurre ai Mondiali

di Marcella Ciarnelli
Spazzata via la Cina con il più classico dei risultati, un netto 2 a 0, la squadra femminile di calcio dell’Italia prosegue la sua sfida mondiale e accede ai quarti di finale. Ma vuoi vedere che proprio un bel po’ di calci ad un pallone contribuiranno, se non a infrangere, almeno ad incrinare quel soffitto di cristallo che impedisce quella parità di genere che resta ancora un obbiettivo lontano in un tempo che dovrebbe essere quello delle rivoluzioni.

Nulla è precluso


E già. Anche undici ragazze che inseguono una palla con tecnica invidiabile e uno stile elegante possono contribuire a far intendere che poco, anzi nulla, è precluso alle donne. Se ne hanno voglia gli orizzonti sono vasti. E non solo nello sport.


L’avventura della nazionale femminile in terra di Francia che si stanno giocando un mondiale che i maschi non sono riusciti a conquistare l’anno scorso, incapacità replicata pochi giorni fa con l’esclusione dagli europei under 21, oltre a uno spettacolo di bel gioco e di correttezza, è il messaggio più interessante che conferma che sono sempre meno i campi in cui le donne non possono lanciare una sfida, e se lo fanno anche vincerla. Sui rettangoli verdi, sui parquet, sulla terra rossa o sintetica. Risultati capaci di influire innanzitutto sulla mentalità di chi lo sport lo pratica seduto sulla poltrona di casa e in semi paralisi si sente in grado di sfornare inconfutabili consigli tecnici. Vizio che vale per qualunque cosa. Lo sport come la politica o le canzonette. 


Ora le nazionali azzurre alle loro capacità ci hanno sempre creduto. Le loro sicurezze e i loro dubbi li portano in campo da anni. La novità è che possa essere affascinate e divertente anche il gioco di undici ragazze su un campo pregiudizialmente maschio. Che il pubblico si diverta e i tecnici commentino con meno supponenza e maggiore pari dignità, che RaiUno, la rete ammiraglia, conceda spazio alle telecronache  delle partite e i giornaloni dedichino pagine e titoli mai visti, è davvero una sorpresa.


C’è da riflettere per cercare di trovare una spiegazione al come mai proprio in un momento di contrapposizioni così aspre e di ostilità portate all’estremo, l’Italia si stia appassionando ad un evento che in altri tempi è passato decisamente in sordina. Forse è il segnale che la rudezza dei termini e degli atteggiamenti non è destinata a durare a lungo. E che ad un certo punto non c’è scontro che possa reggere da vincente.


Trentamila euro a stagione


Certamente l’interesse riguarda lo sport preferito dagli italiani ma che coniugato al femminile non aveva mai interessato granché. Tant’è che in un mondo in cui i milioni di euro sono bruscolini per un solo giocatore le calciatrici militano nella Lega dilettanti, non hanno un contratto ma solo accordi che prevedono poco più di trentamila euro a stagione, un po’ di rimborsi spese, senza contributi previdenziali. Qualcosa potrebbe cambiare a breve ma per ora non c’è professionismo nonostante la grande dedizione che è stata sotto gli occhi di quanti in questi giorni hanno scoperto che le donne sanno giocare a pallone. E subito hanno deciso di far sentire il loro sostegno.


Impegno e fair play


Giocano con eleganza le ragazze di Milena Bertolini, la ct di un gruppo affiatato, per lo più provenienti dalla Juventus, Fiorentina, Milan e Roma, che per il suo compleanno, pochi giorni fa, aveva chiesto come regalo la prosecuzione del sogno mondiale. Ed è stata accontentata. Le giocatrici che stanno cercando di vincere questo mondiale di Francia sono  la rappresentanza  italiana delle 1.400 donne che in Europa animano il calcio femminile.  “Saranno proprio le donne a salvare il calcio che giocato dalle ragazze è bello per i suoi aspetti di fair play, di gioco, di sacrificio e impegno. Del giocare anche solo per il piacere di giocare” ha detto Bertolini.


Atmosfera diversa negli stadi. Sugli spalti famiglie intere ad applaudire le ragazze del goal. A Montpellier sono arrivati anche pullman  organizzati di tifosi per sostenere la nazionale nella difficile ma vittoriosa prova contro la Cina. Un clima che niente ha a che vedere con il tifo organizzato e provocatorio, spesso illegale, che accompagna le esibizioni delle squadre nei campionati maschili. Il capo ultras del Milan cui Matteo Salvini non fece mancare il suo caloroso abbraccio nonostante i precedenti penali a bordo campo di una partita giocata da donne si sentirebbe fuori posto. Lo stesso vale per quel Genny ‘a carogna che sugli spalti del San Paolo di Napoli è purtroppo carta conosciuta. E per tutti gli esponenti del tifo organizzato che solo tifo non è. E poco ha a che fare con esso.


A conferma dell’interesse per questo calcio al femminile due notazioni. C’è una Barbie calciatrice che è stata messa in produzione per spiegare alle bambine che potranno essere e fare tutto quello che vogliano. In ogni campo. E le figurine delle calciatrici impegnate in Nazionale che hanno fatto il loro esordio tra quelle dell’album Panini, un feudo maschile conquistato con classe. Un primo ma significativo passo.