Tina Anselmi, vilipesa e minacciata votò a favore dell’aborto

La biografia di Marcella Filippa della prima donna ministra, già allora vittima dell’odio [di Stefanella Campana]

Tina Anselmi il giorno del giuramento come ministra

Tina Anselmi il giorno del giuramento come ministra

Redazione 14 luglio 2019

di Stefanella Campana

Staffetta partigiana, sindacalista, la prima donna ministra, del Lavoro e poi della Sanità, presidente della Commissione P2, 475 disegni di legge presentati. Una vita, quella di Tina Anselmi, dedicata alla politica “coniugata con la mente e con il cuore”, un’intera esistenza “nel nome della cosa pubblica”, come scrive la storica Marcella Filippa in una biografia coinvolgente, scritta con empatia e che restituisce ricordi inediti, episodi troppo in fretta dimenticati, e anche un ritratto non stereotipato di una democristiana profondamente laica che firma la legge sull’aborto, che insieme alla socialista Merlin si batte per la chiusura delle case di tolleranza, che come ministra della Sanità è artefice nel 1978 del Servizio Sanitario Nazionale, rifiutando il business della salute e le offerte di denaro. Provarono anche a intimorirla con attentati.

Una donna che a soli 17 anni sceglie l’impegno nella Resistenza e che molti anni dopo, con lo stesso coraggio e senso del dovere accetterà dall’allora Presidente della Camera Nilde Iotti il gravoso incarico di presidente della Commissione inquirente sulla P2, unica donna tra venti deputati e venti senatori. Una capacità di lavoro incredibile e un entusiasmo contagioso, un “servitore” della Repubblica come l’ha definita il magistrato Giuliano Turone in un recente libro, dedicandolo a lei e a poche altre persone che hanno contribuito a salvare il paese dai torbidi e oscuri fatti di quegli anni, che sconvolsero fino alle fondamenta la Repubblica. “Delegittimata, insultata, minacciata, vilipesa, spesso lasciata sola, anche dal suo stesso partito, continua a lavorare con fermezza e senza sosta”, annota Marcella Filippa.

Più volte venne proposta la sua candidatura a Presidente della Repubblica. Si stilarono anche le 10 ragioni per candidarla, tra cui “aver esaltato il ruolo della donna nella politica e nella società attraverso il suo esempio di vita e la sua attività politica (si deve a lei la legge sulle pari opportunità)”. È triste ricordare un’impresentabile biografia tra quelle pubblicate dal Dipartimento per le Pari Opportunità nel 2004 che veicola luoghi comuni e stereotipi, tanto da indignare il gruppo di Controparola, formato da donne di differenti appartenenze politiche. Il quotidiano “L’Unità” riporta la loro lettera di solidarietà alla cara Tina “per l’atteggiamento di preconcetta ostilità e per il deliberato silenzio su quasi tutta la sua attività politica”. Un silenzio ingiusto.

Credo davvero che Tina Anselmi meriti di essere ricordata di più e meglio e conosciuta dalle giovani generazioni. La biografia di Marcella Filippa (Collana Italiane, Maria Pacini Fazzi editore, euro 8,00) ha il grande merito di restituirci con una scrittura felice tutta la sua incredibile lunga vita di impegno per la democrazia e la difesa della libertà.