Nurcan Baysal: “Aiutatemi, mi arresteranno ancora”

Ancora intimidazioni alla giornalista curda, che rivolge un appello alla comunità internazionale, chiedendo aiuto e supporto. [Di Marilù Mastrogiovanni]

Nurcan Baysal

Nurcan Baysal

Marilù Mastrogiovanni 24 ottobre 2019

 


Sabato 19 ottobre, alle 5 di mattina, 30-40 ufficiali armati della milizia di Erdogan hanno fatto irruzione nella sua casa a Diyarbakir, per arrestarla.


Nurcan Baysal in questo momento si trova a Londra, invitata da Pen International e rimarrà nella capitale fino a dicembre, per poter scrivere liberamente per Ahvalnews.com, giornale indipendente non-governativo che ha come motto “Nient’altro che la verità”.


Nurcan nella notte ha scritto una nota, inviandola anche alle colleghe del Forum of Mediterranean women journalists (la manifestazione organizzata da GiULiA giornaliste in programma il 21, 22 e 23 novembre a Taranto, Bari e Brindisi), con cui è in rete tutto l’anno: “Ho paura che a dicembre, quando tornerò, mi arresteranno di nuovo. I miei due figli sono terrorizzati. Hanno detto che mi stavano cercando per un’indagine sui miei post, pubblicati sui social media, in cui criticavo l’offensiva militare turca nel nord della Siria. Coloro che chiedono pace e diritti umani sono messi a tacere e brutalmente oppressi in Turchia. Io sono solo una di loro. Migliaia di altri attivisti sono attualmente in prigione. Abbiamo bisogno della vostra voce e della vostra solidarietà”!


Nurcan, che da anni scrive delle persecuzioni e della pulizia etnica della popolazione yazida da parte di Erdogan, in passato è stata già arrestata due volte.






La prima volta è stata condannata per aver criticato le operazioni militari ordinate dal governo nella città curda di Cizre: secondo l’accusa, avrebbe “umiliato le forze di sicurezza turche”. La condanna a dieci mesi di reclusione era stata poi sospesa; la seconda volta, accusata di terrorismo, per aver criticato con cinque tweet pacifisti l’operazione militare “ramoscello d’ulivo” ad Afrin. Accusa da cui è stata poi assolta.


Così ha scritto Nurcan in un corsivo esclusivo per il Forum of Mediterranean women journalists: “Sono cresciuta con la guerra nella città di Diyarbakır. Non so davvero come possa essere una vita normale. Ho trascorso gli ultimi vent’anni a battermi per la pace, la democrazia, la giustizia e la libertà. Ho fondato enti, organizzazioni della società civile per una soluzione pacifica della questione curda. Persino nei giorni più bui del 2015, durante il bombardamento nel cuore del distretto di Sur, nella provincia di Diyarbakır, ho lavorato per aprire un dialogo tra il governo e il movimento curdo. 

Ho organizzato numerosi incontri nel mio ufficio, riunendo membri del partito di maggioranza, del movimento curdo ed intellettuali, per cercare di fermare le morti nella regione.
Come attivista per la pace e per i diritti umani, durante la mia vita ho avuto a che fare con la migrazione forzata, la sorveglianza dei villaggi, le vittime delle mine, la povertà, le donne rapite dallo Stato islamico, il disarmo, i cadaveri abbandonati per le strade,
denunciando i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità. Dopo tre giorni nel Dipartimento anti terrorismo, sono stata rilasciata su cauzione, ma ho ricevuto anche un divieto di espatrio”.


L’appello di Nurcan


Dear my friends,


Unfornutely yesterday morning at 5 a.m 30-40 armed police officers raided my house and asked for me.  I am currently abroad, therefore not detained, but my 2 kids terrified. They said that they were looking for me over an investigation into my social media posts criticising Turkey’s military offensive in northern Syria.


I am in London now, probably I will be detained when I return my home at December.


Those who demand peace and human rights are silenced and brutally oppressed in Turkey. I am just one of them, thousands of others are currently in prison. We need your urgent voice and solidarity!


Thank you!


Nurcan Baysal