Rinuncia alla maternità: una scelta, non un destino

La lettera di Snoq-Libere a Mattarella: "La procreazione va ripensata alla luce della realizzazione della libertà femminile. Non solo una decisione privata ma è questione politica di prima grandezza".

Rinuncia alla maternità: una scelta, non un destino
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19 Febbraio 2020 - 19.28


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Mamme. Non è solo una fredda questione demografica, calo delle nascite o no. È un problema di libertà di scelta e di condizioni sociali. Siamo già intervenute sul tema sia presentando il libro “Non è un paese per mamme” (di cui, tra l’altro, si parlerà a Roma il prossimo 28 febbraio, a Palazzo Merulana), sia raccontando come in famiglia si possa davvero realizzare la parità, e non da oggi.

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Snoq-Libere su questo tema si è rivolta direttamente a Sergio Mattarella. Ecco la loro lettera.

Gentile Presidente della Repubblica,
siamo un’associazione di donne nata dalla grande manifestazione nazionale che, giusto nove anni fa, radunò nelle piazze italiane centinaia di migliaia di persone contribuendo a porre le donne al centro dei problemi di sviluppo civile, sociale, economico dell’Italia. Nel corso degli anni abbiamo intrapreso diverse azioni. Con la campagna Mai più complici siamo state tra le prime a lanciare la mobilitazione contro la violenza sulle donne.

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Da qualche anno la nostra associazione ha concentrato la sua attività intorno al tema della maternità, su cui lei ha giustamente richiamato l’attenzione del Paese. L’Istat rileva ormai da anni l’andamento negativo delle nascite mentre commentatori e studiosi lanciano l’allarme sui molteplici rischi legati al calo demografico, ma nessuno nomina mai le donne all’origine del fenomeno.

Noi da tempo abbiamo colto nella dolorosa o passiva rinuncia alla maternità e alla procreazione uno degli effetti più clamorosi della mancata accoglienza della nuova libertà femminile. Le donne non vogliono avere figli nelle condizioni del passato, oggi la maternità è una scelta, non più un destino obbligato, una scelta che non deve limitare o impedire la piena realizzazione di sé.

La nostra società, in tutte le sue istanze, non ha davvero compreso e registrato questa rivoluzione e non ha iniziato a offrire adeguate risposte a questo radicale cambiamento.
Le giovani donne sono lasciate sole davanti a una decisione che mette a repentaglio un lavoro faticosamente raggiunto o addirittura la speranza di raggiungerlo, mentre gli stessi legami di coppia rischiano di spezzarsi dinanzi alle difficoltà e alla frustrazione dei desideri.

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La sfera della procreazione va completamente ripensata alla luce della piena, non amputata realizzazione della libertà femminile. Essere madri in piena libertà, non può essere solo una decisione privata ma è questione politica di prima grandezza.

Ci rivolgiamo a Lei con la certezza che, nell’ambito del Suo alto ufficio, possa promuoverne, nelle istituzioni e nel Paese, una adeguata consapevolezza.

Cordiali saluti,

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Le donne di Se non ora quando – Libere

 

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