Non è il femminismo ad essere vecchio: è la domanda. Cronache da Sanremo, anno 76

Una domanda da anni ’50 alle Bambole di Pezza al Festival di Sanremo rivela chi è davvero rimasto indietro. Non sono le donne a essere “vecchie”: è certo giornalismo che confonde ancora la parità con una barzelletta da dopocena.

Non è il femminismo ad essere vecchio: è la domanda. Cronache da Sanremo, anno 76
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Sara Iacomussi Modifica articolo

25 Febbraio 2026 - 19.14


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“Avete dei testi femministi. Non pensate che oggi, negli anni 3000 oramai, questa contrapposizione sia un po’ vecchia?”. Questa è una domanda che è stata posta, durante la conferenza stampa di Sanremo, a Bambole di Pezza, la prima rockband tutta al femminile a prendere parte in 76 anni di storia al Festival. Ripetiamolo insieme: dopo 76 edizioni Bambole di Pezza è il primo gruppo musicale interamente composto da donne a partecipare all’evento mediatico non sportivo più seguito in Italia. Basterebbe questo dato per rispondere alla domanda del giornalista.

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Le artiste hanno invece dato una grande lezione con poche e semplici parole: il femminismo non è un movimento contro, non è una contrapposizione. D’altronde, viene da aggiungere, non siamo in seconda media, non c’è un maschi contro femmine. “Si tratta di lavorare per la parità”, hanno detto in maniera decisamente più fine. Il collega però non contento ha proseguito con il suo sproloquio: “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna – ha infatti aggiunto – A casa mia comanda mia moglie”. Che pochezza, che luoghi comuni: è questo il massimo che possiamo aspettarci dalla sala stampa di Sanremo? Ci si potrebbe interrogare se scegliere che cosa andrà in tavola a cena stasera sia potere o carico mentale e questa sarebbe di per sé una risposta al giornalista, ma, anche in questo caso, le Bambole di Pezza danno una lezione di classe e compostezza: “Noi non vogliamo potere in casa, noi vogliamo potere ovunque”.

Invitiamo il collega, siccome il Festival è lungo e stancante, a un ripasso su pochi e semplici dati. Ieri, ad esempio, è uscito il rapporto di genere di CIV Inps, che ci mostra una fotografia della realtà ben lontana dalla parità di genere. Le donne sono le più penalizzate non solo durante le loro carriere ma anche alla fine, percependo le pensioni più basse: come potrebbe essere altrimenti, con tutti gli ostacoli, gli stop obbligatori e un welfare di Stato del tutto inadatto a sostenerle? Sempre le donne, dopo la nascita del primo figlio, sono quelle che lasciano più spesso il lavoro e subiscono demansionamenti e stipendi inferiori rispetto a prima di essere madri. Il lavoro di cura della famiglia e di chi è malato è ancora, nel 2026, troppo spesso delegato interamente alla donna. Per non parlare dei part time involontari. E non venga in mente di andare a controllare i report come Sesso è potere, un lavoro di raccolta dati che ogni anno ci racconta, con pochissime variazioni, che all’apice di qualsiasi settore economico, culturale, istituzionale, le donne sono sempre e comunque nettamente minoritarie, se non addirittura quasi inesistenti. 

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È questa la parità? Su un tema così importante e attuale ci aspettiamo da chi è accreditato come giornalista al Festival di Sanremo preparazione, e se questa non è possibile di tacere, perché da parecchio tempo ormai le grandi donne non vogliono più stare dietro ai “grandi uomini”, al massimo a fianco.

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