Radiografia delle giornaliste: tante e con poco potere

Una ricerca sulla categoria, per un confronto con le architette, le avvocate, le notaie, le mediche... Per tutte: meno guadagni degli uomini e più difficoltà di accesso alle professioni. [di Elide Giordani]

Studio televisivo della sede Rai di Firenze

Studio televisivo della sede Rai di Firenze

Elide Giordani 5 settembre 2020

Non è diversa da quella di altri ordini professionali la condizione delle donne giornaliste nel nostro Paese. Come è emerso dal confronto organizzato a Reggio Emilia da una larghissima rappresentanza di esponenti degli ordini di avvocati, notai, medici, chimici, ingegneri, architetti, commercialisti e giornalisti, le donne guadagnano meno degli uomini ed hanno maggiori difficoltà di accesso alle professioni.



Visibilità e potere decisionale


In particolare per quanto attiene la componente femminile del giornalismo c’è una visibilità delle donne nell’ambito dell’informazione che può trarre in inganno.  Sono donne almeno la metà dei conduttori dei telegiornali e delle trasmissioni televisive, ed è ciò che condiziona la sensazione di una maggiore presenza di donne. In realtà i due generi oggi vanno sempre più equivalendosi nei numeri ma, soprattutto emerge la scarsa presenza delle donne nei ruoli decisionali. Più visibilità dunque ma meno potere nell’elaborazione delle notizie.


Secondo il rapporto Who Makes the News del Global Media Monitoring Report  poche sono le donne opinioniste, scarse le donne che firmano articoli di prima pagina (appena un 20 per cento), rare le giornaliste direttrici di testata.


Le donne guadagnano meno dei colleghi maschi.


Secondo dati Inpgi nell’arco del 2016, il reddito medio delle giornaliste è stato pari a 52.158 euro, quello di un collega uomo 66.092 euro. In particolare, le donne da 56 fino a 60 anni hanno registrato un reddito  medio di 75.976 euro, rispetto ad un collega maschio che nella medesima posizione ha guadagnato 92.287 euro.


Abbassandosi la fascia d’età si restringe anche la forbice e ben diverso è l’ammontare dello stipendio, a testimonianza di una progressiva e profonda crisi della professione. Nel 2016 le giornaliste tra i 41 fino a 45 anni hanno percepito 45.649 euro, i colleghi maschi 51.707 euro. La busta paga media di una giovane donna sotto i 30 anni è stata di 19.198 euro, poco distante da quella del corrispettivo del collega maschio: 19.953 euro.


Il numero delle donne giornaliste iscritte all’Ordine


Il numero delle donne, stando all’elenco all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, su un totale di 103.763 iscritti (numero che comprende anche 16 mila pensionati) è di 40.769, dunque il 39,29 per cento (dati riferiti a settembre 2019). Gli uomini sono il 60,70 per cento.

Ma c’è da evidenziare un andamento che mostra come tra le generazioni più giovani il rapporto donne/uomini vada quasi pareggiando. Se infatti tra i giornalisti ultra sessanticinquenni (che sono 19.568) il rapporto è del 20 per cento di donne rispetto all’80 per cento di uomini, nelle generazioni che vanno tra i 35 e 64 anni (i giornalisti iscritti di questa fascia di età sono 71.855 e rappresentano di gran lunga la fascia significativa)  già la forbice si stringe: il 43,29 per cento è donna e il 56,70 per cento è uomo.
Diminuendo ancora l’età, ossia considerando i giornalisti con meno di 35 anni (che sono 12.340), ecco che il numero delle donne rispetto agli uomini si fa ancora più ravvicinato: il 46,39 per cento è donna, il 53,60 per cento è uomo.  
In Emilia-Romagna (7.031 iscritti) le donne sono il 36 per cento. Incide in questa più spiccata parità di numeri l’evoluzione della nostra società che ha determinato una maggiore presenza delle donne nel mondo del lavoro, e in particolare del lavoro intellettuale.



Poche giornaliste negli organi di rappresentanza


Ben diversa è tuttavia la presenza delle donne giornaliste negli organi di rappresentanza della categoria. Nel consiglio nazionale dell’ordine  le donne sono il 17,54 per cento. Nei consigli regionali emergono situazioni che è difficile non associare a condizioni discriminatorie, quantomeno sul fronte delle pari opportunità.


Sul totale di 228 consiglieri regionali che compongono i 20 consigli regionali solo 56 sono donne, il 24,56 per cento. Solo in due dei 20 consigli regionali dell’ordine dei giornalisti ci sono donne presidente: in Lazio e in Molise, mentre ci sono consigli come quello della Calabria dove su 13  componenti non c’è neppure una donna.