Cinema: E ora dove andiamo? Onda di donne contro la guerra

'In corsa per l''Oscar il nuovo film della regista libanese Nadine Labaki tra vecchi stereotipi e cupi integralismi. Commedia drammatica ma anche ironica, in Italia dal 20 gennaio.'

Cinema: E ora dove andiamo? Onda di donne contro la guerra
Preroll AMP

Redazione Modifica articolo

12 Gennaio 2012 - 13.23


ATF AMP

‘Roma,10 gen – Per i critici Usa fra le pellicole in pole position per l”Oscar come miglior film straniero – le nomination verranno annunciate il 24 gennaio -, c”e” ”E ora dove andiamo?”, la commedia drammatica al femminile contro la guerra della libanese Nadine Labaki, che il 20 gennaio uscira” in 100 sale in Italia distribuita da Eagle.
Dopo il debutto a Cannes, il film ha vinto, fra gli altri, il People”s Choice Award del Toronto Film festival, ed e” reduce dall”enorme successo in patria. ””In Libano e” diventato il film di una nazione, non ci sono state reazioni negative da cristiani, musulmani… e nemmeno dagli uomini – spiega la regista e coprotagonista, qui al suo secondo film dopo Caramel (2007), anche quello incentrato sul mondo femminile, e venduto in 60 Paesi -. Tutti lo sentono come il proprio film, e sono coinvolti nella corsa agli Oscar, fanno il tifo e pregano per noi. Ne abbiamo abbastanza delle guerre in un Paese dove ci sono 18 confessioni diverse. Si sente il bisogno di una vita normale””.
E a proposito di cambiamenti in Medio Oriente, la regista si dice ””fiera del ruolo che hanno avuto le donne nelle primavere arabe. Ho la sensazione, con il film, di aver dato un contributo. Pero” sono molto scettica su come si gestira” la situazione adesso che riemergono vecchi conflitti, come in Egitto””.
Protagoniste della vicenda – interpretata in gran parte da attrici non professioniste – sono le donne in un villaggio sperduto, gia” colpite da tanti lutti e dove ora musulmani e cristiani convivono pacificamente, con tanto di chiesa e moschea nella stessa piazza. Per evitare che riesplodano i conflitti religiosi, madri, mogli e figlie, usano ogni mezzo: come sabotare l”unica tv del paese per evitare che arrivino le notizie dei conflitti; preparare dolci e bevande all”hashish per ”ammorbidire” gli animi e invitare un gruppo di spogliarelliste dell”Est per distrarre dalle armi. ””Pero” – sottolinea Nadine – non parlo solo dei conflitti fra musulmani e cristiani, e infatti non si nomina mai il Libano ne” ci sono date. Volevo che la storia fosse universale. Potrebbe essere ambientata in una famiglia, fra razze diverse, fra tifosi di calcio. Parlo dei conflitti fra esseri umani che non si vogliono conoscere e comprendere””.
La cineasta non ha risposte ””su come si possa arrivare alla pace. Con il film non voglio dire che le donne ne sono lo strumento. Le guerre non sono solo colpa degli uomini. Mi sento responsabile di questo come donna e madre e, per quanto possa sembrare ingenuo, voglio provare a cambiare qualcosa””. La pellicola ””l”ho dedicata alle nostre madri, alla loro capacita” di andare avanti, nonostante i tanti lutti””. Per Labaki, classe 1974, cresciuta durante i conflitti in Libano (””la tv mi ha fatto capire che per crearmi mondi diversi dovevo diventare regista””), sposata al compositore delle musiche del film, Khaled Mouzanar, e madre di un bimbo di due anni, ””e” stato molto importante inserire nella storia lo humour, anche perche” in Medioriente la situazione a volte e” cosi” assurda che si puo” solo ridere. Poi l”umorismo permette di iniziare a ”guarire”, ci fa vedere i nostri difetti, e ci permette di dire quello che vogliamo senza essere attaccati ferocemente””.’

Top Right AMP
FloorAD AMP
Exit mobile version