Ma dove vado? Uno strumento per geolocalizzare i Centri anti-violenza

Per la prima volta un progetto (di ViVa) per trovare facilmente ascolto e rifugio. Il Covid però rende tutte più fragili, anche economicamente: cresce il gap negli stipendi. [di Barbara Bonomi Romagnoli]

La mappa dei Centri antiviolenza

La mappa dei Centri antiviolenza

Barbara Bonomi Romagnoli 26 novembre 2020
A un anno dalla presentazione del progetto, nel giorno della ricorrenza internazionale del 25 novembre, è stata lanciata la versione aggiornata del sito, anche in inglese, di ViVa - Monitoraggio, Valutazione e Analisi degli interventi di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne.
Un progetto nato da un Accordo di collaborazione tra il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche con l’intento sostenere l'implementazione del Piano Strategico Nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020. Piano che ancora fatica a erogare i soldi che servirebbero, come ci racconta la collega Annalisi Camilli su Internazionale, e che è urgente rivendicare sopratutto in epoca di crisi pandemica. 


Da oggi sul sito di ViVa sono disponibili due nuove sezioni: Strumenti per combattere la violenza maschile contro le donne e Pubblicazioni. Nella prima è diffusa per la prima volta la geolocalizzazione dei Centri antiviolenza e dei programmi di trattamento per autori di violenza, realizzata in collaborazione con l’Università Bicocca a seguito delle indagini condotte dal progetto nel 2018: un avanzato strumento informativo di facile utilizzo che mette a disposizione delle più diverse tipologie di utenti informazioni dettagliate sulla diffusione ed operatività dei due tipi di servizi.
L’altra sezione raccoglie i contributi delle ricercatrici e dei ricercatori del progetto pubblicati su riviste nazionali ed internazionali, proponendosi come spazio di condivisione di risultati, riflessioni e criticità con la comunità scientifica e con le associazioni e i soggetti istituzionali attivi nel contrasto della violenza maschile sulle donne.


Sul sito una sezione dedicata anche all’attuale emergenza Covid che come sappiamo ha aggravato non solo le forme di violenza ma ha reso ancora più precarie e fragili le donne da un punto di vista economico, compromettendo la loro autonomia. Dato che emerge anche da una altra ricerca presentata in queste ore, il rapporto 2020 sulle Retribuzioni di Odm Consulting, che conferma il gender pay gap nel nostro paese, per tutto il 2019 e nel primo semestre 2020.


Tradotto in cifre significa che in un anno gli stipendi delle donne rispetto a quelli dei colleghi in Italia differiscono da oltre 2500 a quasi 10mila euro in meno a seconda dell’inquadramento e la disuguaglianza permane in termini di rappresentatività, solo il 32% delle dirigenti a fronte del 68% di uomini. “La crisi sanitaria ha avuto effetti anche sul mercato del lavoro e sul mondo imprenditoriale, con un calo del tasso di occupazione e un ricorso senza precedenti a misure di sostegno come la Cig – ha commentato Miriam Quarti, Senior Consultant e Responsabile dell'area Reward&Engagement di Odm Consulting – Questo è avvenuto sia per gli uomini che per le donne, ma queste ultime, partendo già da un livello retributivo inferiore, hanno sentito maggiormente il peso di questo fenomeno”.


Non sono dati irrilevanti, per essere vive è fondamentale anche avere l’autonomia economica che sostenga le scelte di libertà da ogni forma di violenza.