Storia di Anna, che incontrò il cannibale e lo divorò

Simonetta Ramogida in "Le molestie morali. Se incontri il cannibale uccidilo" trasforma in racconto (una case history) l'impegno sindacale sui temi delle molestie e del mobbing. [di Silvia Garambois]

La copertina del libro di Simonetta Ramogida

La copertina del libro di Simonetta Ramogida

Silvia Garambois 28 novembre 2020

Simonetta Ramogida lo dice e non lo dice, nella prefazione di “Le molestie morali. Se incontri il cannibale uccidilo”, che questo lungo racconto nasce da lontano, addirittura dal lavoro sindacale di un tempo che ormai sembrava archiviato. Inizi anni Duemila, Associazione Stampa Romana, io ne ero allora la segretaria e lei arrivò con una proposta dirompente: “Ci occupiamo di mobbing?”. Bene chiarirlo: allora era cosa da esperti, di medici, di studiosi, praticamente non si sapeva di che si parlava… La Stampa Romana aprì nel 2002, con lei, con gli avvocati, con gli psicologi, il primo “sportello mobbing” di un sindacato. Fra tutti i sindacati.

Nel 2004 tentiamo anche di divulgare il nostro lavoro con un convegno – sullo schermo proiettavamo la serie inglese “Office”, tradotta apposta per noi - e un libello, “Se il giornale dà il mal di capo”: è un corso professionale ante-litteram, cattura l’attenzione dei giornali. Il suo intervento si intitolava: “Un cannibale si aggira in redazione”.

 

Ora, che son passati più di quindici anni, Ramogida ha ripreso tutto quel materiale, quelle emozioni, quei racconti sussurrati, e ne ha fatta una storia. La storia di Anna, una giornalista che la sera esce tardi dalla redazione, che passa dalla libreria, che si siede in chiesa a sfogliare i libri. Che comincia a ricordare: perché quel prete, quando adolescente gli raccontava dei primi amori, le aveva chiesto “La notte, cara, la notte… le mani dove le metti?”.

 

Una storia che si intreccia ad altre storie, come fanno i romanzi. Che ci porta dentro al giornale, mentre si lavora tra sovranisti e Berlusconi, e a confessionali dove lei non sarebbe mai più entrata per raccontare le molestie che subiva in redazione. “Anna, di che ti lamenti?”. La depressione, l’ansia, le vertigini, le diete che non servono a niente.

Sono pugni nello stomaco. Sono prese di coscienza. Fino al mee-to delle suore che due anni fa raccontano al Messaggero di essere state molestate dai preti…

Alla fine c’è anche il glossario, da mobbing a burn out, da cannibale a gaslighting… E una bibliografia che si allunga per pagine e pagine.

 

Ma in questo libro passa anche la Storia – quella con la S maiuscola – la liberazione di Roma e i bambini sfollati, e tutte le memorie e gli incontri di Anna, che piano piano emerge dalle sue paure.

 

E proprio da queste pagine (per gentile concessione di Simonetta Ramogida e dell’editore) riportiamo il racconto

 

 “Il treno dei bambini”

 

Quella mattina sul treno che portava verso il Nord c’erano una ventina di bambini. La Brunetta assieme al suo fratellino Carlo erano seduti nell’ultimo scompartimento di un treno a vapore con i sedili in legno e notavano che ad ogni stazione scendeva qualche bambino. Bruna era preoccupata perché scendevano tutti gli altri bambini e loro invece no. Allora cominciò a piagnucolare e a dire: “A noi non ci prende nessuno?” “Non ti preoccupare sorella mia, le diceva Carlo per rasserenarla, prima o poi ci prenderanno anche a noi”... Mirandola era l’ultima fermata, e lì finalmente scesero anche loro da quel treno. Con Ines e Daniele, c’era anche un’altra coppia di coniugi, Ines, le due donne si chiamavano stranamente allo stesso modo, e Italo che avevano anche un figlio maschio. Fu per questo che decisero di prendere il maschietto, cioè Carlo, così avrebbe giocato con il loro figliolo, tanto più che, come sembrava, avevano più o meno la stessa età. Ines e Ines abitavano con i loro mariti nello stesso palazzetto antico, nella piazza centrale di Mirandola, praticamente in piazza Pico della Mirandola, e i loro appartamenti erano collocati uno sopra l’altro. Lo avevano deciso insieme quelle due donne dal cuore d’oro di aderire al progetto di affidamento per i bambini sfollati del bombardamento di Roma. Confortate dal fatto che si sarebbero aiutate l’una con l’altra. Erano due sarte e appena la Brunetta e Carlo arrivarono da Roma, fecero loro il bagnetto, e cucirono un pigiamino tutto nuovo, con la stoffa di flanella che era avanzata dalla manifattura delle lenzuola. Ci misero solo un’ora e mezza, tanto erano brave, a realizzare quei pigiamini caldi come l’amore che erano pronte a donare a quei due bambini. Ma quando la Ines tolse la canottiera alla piccolina per immergerla nella vasca da bagno e insaponarla dalla testa ai piedi, trovò una cosa che non si sarebbe mai aspettata. Nonna Lucia le aveva cucito nella parte interna di quella maglietta bianca il libretto della scuola. Così, vedendolo si accorse che la Brunetta andava a scuola... Chiese alla bambina ancora incredula: “Ma che tu vai a scuola”? E la Brunetta le rispose che si, lei faceva la prima elementare. La Ines si affacciò subito alla finestra, per parlare con la Ines del piano di sotto e tutta affannata le disse: “Oh, guarda che questa qua va a scuola”! Ma l’altra Ines la tranquillizzò dicendole che l’avrebbe aiutata, di non preoccuparsi. La piccola Bruna capì subito che poteva esserci un problema e tremante le disse: “Ma che adesso mi rimandi indietro?” Ma la Ines era una donna troppo generosa e a rimandarla a Roma non ci pensava proprio.

 

 

“Le molestie morali. Se incontri il cannibale uccidilo”

di Simonetta Ramogida

Cangemi editore (euro 20,00)