Dalla nostra inviata, storia e storie di una giornalista

"Avevo 20 anni nel '68", di Simonetta Robiony, schegge e racconti tra pubblico e privato in un'epoca che "per molte di noi ha significato crescere respirando speranza". [di Silvia Garambois]

"Avevo 20 anni nel '68", di Simonetta Robiony

"Avevo 20 anni nel '68", di Simonetta Robiony

Silvia Garambois 22 marzo 2021

“Il primo segno fu l’addio ai linotipisti, un gruppo di uomini che trasformavano i nostri articoli battuti a macchina o schede perforate da mandare alla sede centrale. Erano arrivati i computer”. Un libro con un incipit così precipita le vecchie giornaliste (e i vecchi giornalisti) a tempi “eroici”, dove si faceva il mestieraccio, correndo sempre, matita tra i denti. Un libro con un incipit così prende per mano i lettori che sognavano i giornalisti con il volto di Humphrey Bogart (quello di: “Questa è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente”).

 

“Avevo 20 anni nel ‘68”, il libro di Simonetta Robiony è “anche” tutto questo. Appunti e memorie, di vita e di lavoro (che quante volte si intrecciano), di viaggio (quante volte in giro per il mondo sui set del cinema), di figli, di padri e di mariti, di Storia che ti scorre accanto (il rapimento Moro), di storie che sui giornali non sono mai finite.

 

Ci sono dentro Gassman e Sordi, Loren e Baudo, Vitti e Eduardo, perché c’è una dimensione pubblica, quella della giornalista che ne scrive sul giornale, e una privata, della giornalista che si ritrova ad avere relazioni personali, un dietro le quinte empatico, confidenze e condivisioni, amarezze e memorie.

 

Il libro di Robiony è un libro fatto di “schegge” e di riflessioni, c’è una generazione che ne ha condiviso molto e ci si riconosce (“Aver avuto 20 anni nel ’68 – dice Robiony – per molti di noi ha significato crescere respirando speranza”), per altre può essere invece il modo di affacciarsi su epoche di grandi entusiasmi e travagli (e forse sulla delusione più cocente dell’oggi).

 

E alla fine? Sì, è stato il più bel lavoro del mondo. Simonetta Robiony chiude la sua biografia dicendo che ne era “ormai sazia”: ma questo libro è la dimostrazione che non è così, che in realtà ti resta dentro e non te ne liberi mai (e lei, oltre a una carriera in cui ha attraversato giornali femminili come “Annabella” ai tempi della maggiore diffusione, e poi grandi quotidiani come “La Stampa”, oggi è ancora impegnata con GiULiA, a ragionare dell’informazione che deve essere e che non è).

 

 

"Avevo 20 anni nel ‘68"

di Simonetta Robiony

Edizioni All Around – euro 18,00