'L''ultimo sms di Cetta la ribelle: l''onore non lo perdonano...'

Maria Concetta Cacciola, collaboratrice di giustizia, costretta al suicidio: ha lasciato tre figli piccoli e troppe domande, sulla famiglia e sullo Stato. [Laura Aprati]

'L''ultimo sms di Cetta la ribelle: l''onore non lo perdonano...'
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12 Febbraio 2012 - 21.58


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“…..per questo ti affido i miei figli dove non c’è l’ho fatta io so che puoi inc… ma di un’unica cosa ti supplico, non fare l’errore mio… a loro dai una vita migliore di quella che ho avuto io, a 13 anni sposata per avere un po’ di libertà… credevo potessi tutto, invece mi sono rovinata la vita perché non mi amava né l’amo, e tu lo sai. Ti supplico non fare l’errore a loro che hai fatto con me…”

Questo è uno stralcio della lettera che Maria Concetta Cacciola, lascia alla mamma quando a maggio del 2011 decide di collaborare con la Giustizia ed entrare nel programma di protezione per i testimoni.

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In questi giorni più che pensare e riflettere sulla sua morte pare che ci si debba scontrare su ciò che ha fatto o non ha fatto lo Stato. Che è giusto e sacrosanto perché chi testimonia, chi decidere di passare dalla parte della legge deve essere tutelato. E questa è una battaglia che va portata avanti con ogni governo, di qualsiasi colore e in qualsiasi moneto. Molte sono le domande a cui, chi ha seguito il caso di Maria Concetta, dovrà rispondere.
Ma quello che mi tormenta da mesi, e cioè dai giorni del “suicidio” di questa donna di 31 anni, è il ruolo che la madre, Anna Rosalba Lazzaro, ha avuto nella vicenda.

Una donna nata nel 1964 che alla figlia dice “O CON NOI O CON LORO”. Una madre che il giorno dopo la morte della figlia scrive ai giornali locali per accusare lo Stato di averla uccisa, di non averla protetta! Una donna che si fa portavoce di un messaggio preciso “noi siamo una famiglia perbene, difendiamo la cosca e abbiamo pagato il nostro prezzo”. Loro legati ai Bellocco mentre un’altra donna, Giuseppina Pesce, dell’altra grande famiglia di Rosarno, collaborava anche lei con la giustizia.

Ma lei come madre cosa ha fatto per tutelarla, quella figlia di cui si è fatta paladina dopo la morte? Ha cercato di blandirla promettendole di mandarle i figli. Quei figli che Maria Concetta le aveva affidato pensando che solo di sua madre si sarebbe potuta fidare. Perché Cetta aveva paura di suo padre ma soprattutto di suo fratello Giuseppe, “mio fratello ha un brutto carattere ed è capace di fare qualsiasi cosa, anche di farmi sparire” dice ai Carabinieri e aggiunge “prima o poi mio fratello mi viene a dire, ”VIENI CON ME” e a quel punto sono sicura che mi farebbe sparire”.

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E il fratello di lei dice “….Troia lurida fa la bella vita… ormai l’hanno fatta collaboratrice”.

Maria Concetta è vissuta in questa famiglia dove l’onore conta più degli affetti. Anche Dio, per mettere alla prova l’ubbidienza di Abramo gli ordina di sacrificare il proprio figlio Isacco e mentre Abramo sta per compiere diligentemente il sacrificio, impugnando già il coltello, un angelo del Signore scende a bloccarlo.

A Rosarno non è proprio successo così. Un gastroenterlogo, che ho interpellato ad agosto per capire come si muore con l’acido muriatico, mi disse “lo si fa solo se la posta in gioco è molto alta e se lo fa una donna vuole salvare i suoi figli”. E forse Cetta questo gesto estremo lo ha fatto per questo, per i suoi 3 ragazzi (anche se dentro al mio cuore rimane il peso di un’altra possibile strada percorsa per arrivare a questa morte). Forse, però, non percependo che i suoi figli sono già parte dell’ingranaggio come la piccola Gaetana, 12 anni, che sente il padre dal carcere e gli dice “è andata dall’avvocato per registrare”; o come il figlio Alfonso che al padre dice “Quello che è successo è successo, il gesto lo ha voluto fare lei comunque, di aver deciso di ammazzarsi lo ha voluto fare lei, quindi,… quindi, sembra che… siamo stati noi? Lei ha voluto fare questo gesto, basta, chiudiamo, continuiamo la vita nostra, andiamo avanti così …///… e basta, non e che si può tornare indietro con il tempo.”

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Cetta tre giorni prima di morire contatta nuovamente il servizio di protezione testimoni. Vuole tornare nel programma. Parla con “Gennaro”, cercando di capire come fare. Vuole portare i figli piccoli ma soprattutto ha paura di suo padre e non vuole far ricadere la colpa della sua “fuga” dal terrore, sulla madre. Lei si preoccupa di coprire la mamma. Le confida che ha parlato con il servizio e che vuole andare via. Questo accade il 18 agosto 2011. Cetta muore il 20 agosto e in un sms aveva scritto “L’onore non lo perdonano”.

Quale è il dolore più grande: sapere che lo Stato non ha saputo gestire una situazione delicata o sapere che una mamma utilizza ogni mezzo, lecito e illecito, per far si che la figlia ritratti tutto quello che ha detto contro “la famiglia”?

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