Non chiedo più: adesso voglio!

Maternità, infanzia, insegnamento, genitorialità, anziani, democrazia paritaria, parità, violenza, formazione dei cda... Il lungo elenco delle rivendicazioni delle donne. [di Simonetta Robiony]

Non chiedo più: adesso voglio!
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Simonetta Robiony Modifica articolo

25 Giugno 2020 - 23.35


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Non chiedo più, a questo punto: voglio! 
Voglio che l’assegno per maternità non sia più il 20% a carico delle imprese e l’80% a carico dell’Inps, ma deve essere totalmente a carico della fiscalità generale: primo perché le imprese anticipano l’80% e poi ne hanno il rimborso; secondo perché devono assumere una sostituta della futura madre, raddoppiando la spesa. Questo le induce ad assumere mal volentieri donne in età fertile, frustra il desiderio delle ragazze dal fare un figlio, e, in alcuni casi, anche se è una pratica vietata, fanno loro firmare le dimissioni in bianco.

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Voglio e non chiedo che vengano istituiti nidi per i piccoli da 0 a 3 anni in tutta Italia, pubblici o convenzionati; che vengano potenziati gli asili, le elementari e le medie, evitando le ‘classi pollaio’; che l’orario sia dal mattino al pomeriggio con una merenda e un pasto a spezzare le lezioni; che si usino cortili e giardini se il tempo lo permette; che la lezione non sia più frontale con l’insegnante in cattedra ma la disposizione dei banchi sia circolare. Ovviamente ai genitori verrà richiesto un contributo economico pari al loro reddito.

Voglio che chi dopo la laurea intenda intraprendere la carriera dell’insegnamento sia obbligato a fare un corso che lo prepari alla didattica che è cosa ben diversa dal conoscere la propria materia: comunicare è anche una tecnica che si può imparare. Basta con gli aggiornamenti volontari: deve essere un obbligo. E voglio che nelle lauree scientifiche vengano inseriti esami di cultura generale, di pedagogia e di storia, come nelle lauree letterarie elementi di matematica, di biologia e soprattutto venga insegnato un buon uso del computer.

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Voglio e non chiedo che a padre e madre, a seconda delle esigenze, possano assentarsi dal lavoro per seguire malattie o disagi dei figli, senza perdere una lira del loro stipendio. Parimenti, voglio che i medici che emettono certificati falsi per favorire chi vuole frodare la legge, vengano controllati e poi puniti con severità, perché pretendere l’onestà da tutti è una ambizione troppo alta.

Voglio e non chiedo che gli anziani, i disabili, i cronici possano avere una buona cura domiciliare per evitare che vengano mandati in case di cura, ospedali, ospizi. Sia perché non è giusto allontanare i più deboli dall’ambiente familiare, sia perché è molto più economico curare qualcuno a casa che mandarlo in una qualunque struttura pubblica o privata che sia a carico della collettività o peggio della famiglia. Mi pare utile anche istituire piccoli pronto soccorso in ogni centro abitato per evitare quegli intasamenti vergognosi cui assistiamo.

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Voglio e non chiedo: l’abolizione delle quote rosa perché le quote sono riservate a minoranze che vanno protette e le donne, sia pure di poco, sono la maggioranza della popolazione. Per di più, da anni ormai, prendono voti più alti a scuola e nel percorso di laurea dimostrando di poter frequentare qualunque facoltà. Nelle task force governative sono pochissime: la stragrande maggioranza è formata da maschi. La spiegazione è che solo, o quasi solo, gli uomini raggiungono posizioni di vertice. Quindi è stato premiato il merito, non discriminato il sesso, spiegano. Ma il merito si conquista sul campo, mettendosi alla prova. Se alle donne la carriera viene bloccata nessuno saprà mai quanto possono valere.

Voglio e non chiedo, e non lo chiederò più, che la parità tra maschi e femmine sia effettiva e non formale; che i maschi come le femmine possano dividersi a loro piacimento i compiti familiari: so che questa è una battaglia culturale e che occorre un tempo lungo per vincerla, ma forse con una educazione diversa, con una campagna televisiva, con l’uso di social che diffondono questi messaggi, si può accelerare il mutamento.

Voglio che un uomo accusato di essere violento dalla sua compagna venga immediatamente allontanato da casa, lasciando a lei e ai figli l’abitazione familiare, senza passare per ammonimenti inutili. Sarà poi il tribunale a dimostrare se la donna ha torto o ha ragione e a decidere a chi affidare la crescita dei bambini. Servirebbe, a questo scopo, una o più sezioni di tribunale capaci di prendere una rapida decisione, con o senza l’aiuto di assistenti sociali.

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Voglio che nei consigli di amministrazione, pubblici e privati, ci sia un pari numero di uomini e donne
perché le qualità precipue degli uni siano confrontate con quelle delle altre. È noto che la cooperazione produce frutti migliori, che il decisionismo maschile è temperato dall’empatia femminile, che l’apporto dato in questa pandemia da infermiere, impiegate, commesse come da madri, nonne, compagne sia stato fondamentale. Va riconosciuto.

 
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