Caronia, il giallo dell'estate e l'effetto scarafaggio

L'informazione ‘trash’ contagia tutte le reti e tutte le fasce orarie. Da Erba a Garlasco, da Avetrana a Cogne, una geografia nera del macabro e dell'oscenità. Manca solo il rispetto. [di Graziella Priulla]

La piramide di Caronia

La piramide di Caronia

Graziella Priulla 20 agosto 2020

Una legge inquietante regola la costruzione delle emozioni: per provocare un effetto costante l’intensità dello stimolo deve continuare a crescere. è nota anche come “effetto scarafaggio”: dopo un po’ il solito insetticida non basta più e lo devi spruzzare con roba più forte. Inventata per la pubblicità, vale oggi anche per l’informazione.



Quando la ripetizione non basta si aumenta la dose, fino a una soglia/choc oltre la quale si approda al cambiamento qualitativo, ovvero si passa dalla banalità all’oscenità. È la pornografia virale del dolore e dell’orrore: gli addetti scrivono, fotografano, filmano le tragedie umane in una sorta di perversa routine; milioni di voyeurs si ubriacano di adrenalina e consumano. Il voyeurismo consente di sentirsi empatici pur essendo solo assetati di emozioni forti.


Circola denaro, cresce l’audience mentre la morte diventa intrattenimento.


Il culmine viene tradizionalmente raggiunto con il racconto dell’immancabile giallo dell’estate che accompagna il tempo vuoto dei vacanzieri: il fiume di parole e di immagini non aggiunge nulla ai fatti, ma impressiona e soddisfa il gusto del brivido. Il palinsesto si stravolge, si fanno dirette speciali, si imbastiscono intere trasmissioni con corredo di ipotesi e diagnosi di esperti e di interviste esclusive a testimoni privilegiati. Non accade solo in quei segmenti che vengono definiti ‘trash’, ma contagia tutte le reti e tutte le fasce orarie.


Abbiamo conosciuto infiniti casi di storie che hanno imposto all’Italia una sorta di geografia nera, da Erba a Garlasco, da Avetrana a Cogne. La curiosità cresce se le protagoniste sono donne, e/o se si tratta di morti infantili. Si mostrano i dettagli più macabri con una sorta di necrofilia che nega la pietà, si scava senza ritegno nei privatissimi dettagli della vita di chi non può più difendersi, si espongono senza filtri ai riflettori le lacrime dei sopravvissuti. La sola parola mai pronunciata è ‘rispetto’.


Il collaudato copione si sta riproponendo in questi giorni e aggiunge alle scenografie il sito di Caronia, che da comune siciliano sconosciuto ai più è diventato oggetto di milioni di click e sarà presto meta di morbosi pellegrinaggi.


Tutto pare dilatato perfino oltre i limiti precedenti, a causa della legge/scarafaggio di cui sopra.


È ineluttabile? Quando ci fermeremo? Non esiste un criterio di autoregolamentazione? Possiamo chiedere a colleghi e colleghe un momento di riflessione per domandarci fino a che punto ci possiamo spingere?


La costruzione dei limiti, che è poi tutt’uno con la costruzione delle regole, è una tappa ineludibile nei percorsi evolutivi: dei singoli come delle comunità. Contrariamente a ciò che il senso comune ritiene, le regole non esistono per limitare la libertà degli individui, ma per agevolare gli uni e l’altra. Senza rispetto reciproco non c’è libertà ma degrado.