"Non può ergersi a giudice chi vorrebbe impedire alle donne di farlo"

Sul caso di sessismo all'Ateneo di Bari pubblichiamo l'intervento che ci ha gentilmente concesso l'accademico, filosofo, fisico e epistemologo [Silvano Tagliagambe].

La slide proposta alla lezione all'Università di Bari

La slide proposta alla lezione all'Università di Bari

prof. Silvano Tagliagambe 22 novembre 2020

Ludovico Geymonat ci diceva sempre che, per essere credibile, la filosofia doveva essere rintracciata “nelle pieghe della scienza”. Sono cresciuto, come tutti i suoi allievi, con questo imprinting e più passa il tempo e più mi convinco di quanto corretto sia questo insegnamento.

I filosofi che pensano di poter fare a meno di un dialogo e di un confronto con la matematica, con la fisica, con la biologia, con le neuroscienze incorrono in clamorosi svarioni, come quello recente di un docente di bioetica e filosofia morale che, nel corso di una sua lezione, ha proiettato una slide con la seguente scritta che riporto testualmente: “Quindi le donne sono emotivamente più sensibili degli uomini e il loro processo decisionale è condizionato, anche se incoscientemente, dall’emotività”.

Ne consegue, in modo trasparente, l’idea che l’emotività sia incompatibile con l’assenza di condizionamenti e quindi con l’imparzialità, e che le donne debbano essere escluse da tutte quelle professioni, come quella di giudice, nelle quali a farla da padrona dovrebbe essere la sola cognizione.
Basterebbe prendere in mano un qualsiasi libro che dia conto dei risultati più recenti delle neuroscienze per rendersi conto di quanto infondata e superata sia la posizione che ritiene a priori emozioni e sentimenti attività meno rilevanti rispetto al pensiero concettuale, in quanto più indifferenziate, primitive, arcaiche, torbide e in grado solo di appannare la lucidità della ragione.

Oggi sappiamo al contrario che il sistema limbico, deputato all’affettività e che costituisce la base anatomo-fisiologica delle emozioni, è da considerare la struttura cardine dell’integrazione fra processi cognitivi, esperienza, emozione, stress, dolore, reazioni neurovegetative e somatiche. 
Di fatto esso è quindi il trait d’union tra ragione e sentimento, tra mente e corpo, che costituiscono un’unità inscindibile, che non è più possibile separare cartesianamente in modo dualistico. Nella teoria delle emozioni si è cominciato da diversi anni a tenere conto del ruolo della coscienza e dell’introspezione, quindi, sul piano neuropsicologico, dell’incidenza dei sistemi implicati nella cognizione. Per saperlo, però, bisogna studiare, confrontarsi seriamente con le discipline scientifiche e non lasciarsi andare ad affermazioni che dimostrano soltanto la propria incapacità di esercitare un minimo di controllo cognitivo sulle proprie emozioni primitive e viscerali.
Non può quindi pretendere di ergersi a giudice chi vorrebbe impedire alle donne di farlo.