Le Madri costituenti e la lezione della bella politica

Non ce le ricordiamo quasi più, ma le 21 donne elette all'Assemblea Costituente su 535 uomini meritano di essere ricordate per la loro tenacia e la loro devozione al bene comune. Modelli a cui ci piacerebbe somigliare almeno un po'.

Le Madri costituenti e la lezione della bella politica
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Maria Luisa Villa Modifica articolo

24 Marzo 2026 - 07.54


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Nome di battaglia Memena e una passione potente, il bene comune. Alla fine della guerra, Filomena Delli Castelli, classe 1916, figlia di una filatrice e di un musicista abruzzesi, capisce che per le donne è l’inizio di tutto. Dopo la Resistenza, l’insegnamento, la vita romana come attivista nella neonata Dc, arriva la scelta di tornare nel suo paese d’origine, Città Sant’Angelo. Nel 1946, con in mano il facsimile della scheda del referendum e dell’elezione dell’Assemblea Costituente, la partigiana Memena ha una strategia: bussa ad ogni casa dov’è steso un bucato. Lì ci sono le nuove elettrici. Qualche marito le sbatte la porta in faccia ma lei insiste. Vuole spiegare che le donne devono votare ma anche essere votate. Delli Castelli viene eletta nell’Assemblea costituente con oltre 35 mila voti. Il suo efficace attivismo viene notato anche dagli “avversari”, tanto che l’amica Nilde Iotti prova a convincerla a passare “coi comunisti”.

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Filomena Delli Castelli è una delle 21 donne che sedettero nell’Assemblea Costituente: 21 donne e 535 uomini che lavorarono dal 25 giugno 1946 all’8 maggio 1948 per redigere la Costituzione Italiana. Le loro storie sono raccontate nel libro Le 21 madri costituenti  di Caterina Caparello (Edizione Le Lucerne, 256 pag., 21 euro), un caleidoscopio di biografie femminili molto diverse per provenienza, estrazione sociale, ispirazione politica, eppure unite da una matrice indelebile, l’appartenenza alla lotta antifascista. Scrive nell’introduzione Livia Turco,  oggi presidente della Fondazione Nilde Iotti: «Le donne Costituenti furono peculiari interpreti di un “vissuto comune” –  l’ansia di pace, di ricostruzione del Paese, di una democrazia nuova – e, pur avendo diverse formazioni culturali, pur essendo orgogliosamente democristiane (9), socialiste (2), comuniste (9), qualunquiste (1), seppero costruire una formidabile alleanza tra loro, per incidere nella formulazione della Costituzione una nuova visione della donna, dei rapporti con gli uomini, del rapporto tra genitori e figli. Pur nelle differenze culturali, avevano una visione all’avanguardia dell’emancipazione femminile». Lavorare, votare, ricoprire ruoli pubblici, studiare. I diritti erano gli obiettivi comuni. In una parola: parità. 

Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi, Nilde Iotti, Maria De Unterrichter, Teresa Mattei, Angelina Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana, Maria Nicotra, Teresa Noce, Ottavia Penna, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio: sono le 21 donne elette all’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946. A 80 anni dal primo voto delle donne in Italia  (il 10 marzo per le amministrative, il 2 giugno per il referendum e l’elezione della Costituente), i loro nomi sono perlopiù sconosciuti ma nelle pagine di Caterina Caparello ritroviamo donne che guardavano avanti, donne a cui vorremmo somigliare almeno un po’, con sogni e concretezza, visione del futuro, determinazione, solidarietà. E un coraggio senza misura. Quanto ai nomi conosciuti,  scopriamo nel libro gli aspetti più personali. Come quelli di Teresa Mattei, militante del Pci, nata a Genova nel 1921, la più giovane costituente ma con un lungo percorso alle spalle, anche doloroso e taciuto per decenni. Violentata dai tedeschi, arrestata, torturata. Indomita.  Non smise mai di ribellarsi, alternò la lotta clandestina all’impegno nei Gruppi di Difesa della Donna. La “ragazzina di Montecitorio”, la chiamavano i colleghi. Ma Teresa Mattei non si sentì mai una ragazzina e la sua attività politica fu lunga e proficua. Nel 2013 poco prima di morire disse a un gruppo di giovani: «Cercate di fare voi quello che noi non siamo riusciti a fare: un’Italia veramente fondata sulla giustizia e sulla libertà”. Affermare i diritti di chi non ne ha è sempre stato il suo obiettivo primo. Lo stesso che guidò Lina Merlin, nata nella provincia veneta nel 1887, deputata del Psi. Il suo nome è legato alla legge che abolirà le case chiuse. Nel libro ci emozionano le lettere accorate e riconoscenti che le prostitute scrissero alla “deputatessa”.

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Le costituenti affrontarono anche qualche sconfitta, come la bocciatura dell’emendamento proposto da Teresa Mattei, Maria Maddalena Rossi e Maria Federici, mai passato, sull’accesso delle donne alla magistratura. Si dedicarono completamente a interpretare il desiderio di cambiamento delle italiane, fecero un lavoro meticoloso, spesso rimasto sconosciuto, fatto di mediazioni con i colleghi uomini, di strategie ed alleanze, nella stesura di articoli che oggi ci appaiono irrinunciabili (e ancora da difendere): dal superamento delle discriminazioni di sesso alla configurazione di una famiglia basata sulla pari dignità di donne e di uomini, fino alla parità salariale. «Ci hanno lasciato una lezione vivente di bella politica», scrive Livia Turco, «quella del Bene Comune che costruisce alleanze e un legame costante con la vita delle persone».


Le 21 Madri costituenti di Caterina Caparello, Edizione Le Lucerne, 256 pag., 21 euro.

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