Happy Birth+Day-Stelle terrestri è decisamente una storia di donne. Pensata, scritta, diretta ed interpretata da una compagnia tutta al femminile, che porta in scena le storie di tante, ma con una invenzione interessante: quella di lasciare sullo sfondo, proiettate su di uno schermo e poi, vestite con i loro abiti iconici tre miti. Si tratta di Maria Callas, Marilyn Monroe e Jacqueline Kennedy, che dall’inizio alla fine dello spettacolo sono in qualche modo sempre presenti, con le loro fotografie, oppure citate o parafrasate dalle similitudini con le vite delle nostre tre amiche sulla scena, Mery, Lee e Marja, donne ordinarie, ma comunque speciali, stelle terrestri, come ciascuna donna in fondo è. Il sipario si apre con le tre protagoniste che dietro una quinta in trasparenza entrano in uno spogliatoi ed indossano un accappatoio. Da quel momento e con un succedersi di scene fisse, frontali, fotografiche, cominciamo a conoscerle, non tanto per le loro storie, quanto per le loro identità. Così, Mery, Lee e Marja si mettono a nudo, battibeccano, dialogano, si confidano, ma soprattutto si sfidano.
Presto scopriremo che hanno avuto anche loro, come le tre dive iconiche, un intreccio di vicende personali e sentimentali. E proprio come loro hanno cercato di assumere una maschera, tenendo nascosto il loro dolore, la sofferenza che ciascuna trascura di analizzare e di raccontare, eccetto che sul palco. Dove l’ansia che ciascuna prova per emergere ed essere considerata la migliore, si infrange dinanzi al fatto di scoprirsi invece simili, quando smascherate dalla rissa per accaparrarsi il farmaco antidepressivo, scoprono la loro dipendenza, che, però, le avvicina più di quanto potessero immaginare.
Ci ritroviamo, dunque, dinanzi a tre illustri sconosciute, in scena bravissime e discordanti (Manuela Massimi, Anna Zago, Lia Zinno) a cui ci affezioniamo man a mano che le ascoltiamo. Così anche loro si riconnettono alle tre icone immortali perché le donne di oggi sono collegate a quelle di ieri e non c’ è stata una vera cesura. Allo stesso modo non esiste una separazione tra noi, quelle di oggi, quelle in scena e le spettatrici o gli spettatori. La scrittura drammaturgica si fa mossa ed alterna le sue tonalità. Dal trambusto della commedia, apre ed interseca percorsi teorici diversi: filosofici, psicologici, arrivando a citazioni colte dei miti ed alla fisica quantistica! Ma accade tutto dentro la dinamica di un gioco. Il consiglio è quello di lasciarsi coinvolgere in questo flusso, da cui possono arrivare emozioni o intuizioni diverse: risate o melanconia, anche in base al proprio vissuto.
Happy Birth+Day-Stelle terrestri di Anna Zago è un gioco in forma di commedia, ma è un gioco che non ti aspetti. Sul finale, una sequenza rituale invita le tre protagoniste alla separazione con ciò che limita e trattiene, spronando alla rottura con gli stati mentali ripetuti che ci fissano a terra, immobili, incastrandoci in un eterno passato, senza permetterci di far fluire la nostra energia vitale in un qui ed ora presenti.
Happy Birth+Day-Stelle terrestri di Anna Zago , con Manuela Massimi, Anna Zago, Lia Zinno, regia di Nicoletta Robello, foto di scena di Serena Pea. Lo spettacolo, produzione Pantakin da Venezia, Theama Teatro, Dracma Centro di Produzione Teatrale è andato in scena al teatro Vittoria di Roma e proseguirà al teatro Dehon di Bologna (il 30 ottobre) e successivamente a Mestre, Forlì, Thiene, Gradisca d’Isonzo, Irsina, Aquilonia ed in alcuni teatri in Sicilia.
