Sono state nominate qualche giorno fa condirettrici del Corriere della Sera Barbara Stefanelli, già vicedirettrice vicaria e direttrice di 7 e Fiorenza Sarzanini, già vicedirettrice, rispettivamente dalle sedi di Milano e Roma. Le due nuove nomine sono una notizia interessante data la scarsità di giornaliste ai vertici dei quotidiani, luoghi tuttora maschili, tanto più se la testata è antica, diffusa e autorevole. Altrettanto notevole è stata, alla fine del 2025 , la nomina di Arianna Ravelli a vicedirettrice della Gazzetta dello Sport dopo 130 anni di vita del giornale, in un settore, quello sportivo, in cui è davvero difficile lavorare per le donne: ad esempio alle ultime Olimpiadi di Parigi 2024 le giornaliste erano soltanto il 25 per cento dei colleghi, mentre le atlete, per volere del Cio, Comitato olimpico internazionale, erano per la prima volta il 50 per cento. Un’altra buona notizia è stata la decisione della Rai di inviare la telecronista Tiziana Alla a seguire ai mondiali maschili, prima donna a farlo.
Abbiamo però alcune grandi firme note al pubblico della carta stampata fin dagli anni Sessanta: le precursore sono Oriana Fallaci e Camilla Cederna, che dal costume hanno deciso di spostarsi alla politica non senza resistenze da parte dei loro direttori. E poi, via via Miriam Mafai, Lietta Tornabuoni, Natalia Aspesi, tuttora attiva. E, parecchie giovani che lentamente entrano nelle redazioni dei quotidiani (dagli anni Ottanta in poi sono davvero molte) e diventano caposervizio e poi caporedattrice. E anche inviate, ruolo prestigioso e ben pagato. La prima inviata fu la temeraria Flavia Steno, del Secolo XIX di Genova, che volle andare al fronte durante la prima guerra mondiale. Poi credo, senza pretesa di essere esaustiva, che si debba aspettare fino a Oriana Fallaci che seguì la guerra in Vietnam e fu anche ferita nel 1968 durante gli scontri tra studenti e governo alle Olimpiadi di Città del Messico.
Alla televisione pubblica una delle prime fu Maria Giovanna Maglie, che da inviata dell’Unità in America Latina (negli anni ‘80), posto lasciato per divergenze ideologiche con il Partito comunista, arrivò in Rai e nel 1990, allo scoppio della prima guerra del Golfo, fu mandata in Medio Oriente per il TG2. Volti televisivi noti in quegli anni diventano Lilli Gruber, operativa al TG2 e poi al TG1, una delle prime donne a condurre le edizioni principali e ancora oggi attiva su La 7, Carmen Lasorella, inviata e mezzobusto del TG2, nota per i reportage da zone di guerra, Cesara Buonamici, tra i fondatori del TG5, Bianca Berlinguer, professionista di punta del TG3, del quale diventerà poi direttrice. E Ilaria Alpi, giornalista del TG3, simbolo del giornalismo d’inchiesta, assassinata in Somalia nel 1994. In quegli anni di forte concorrenza tra Rai e Fininvest (poi Mediaset), molte di queste giornaliste hanno introdotto uno stile più diretto e informale dei colleghi, usando anche un linguaggio non gergale. Tra queste maestre, inviate e corrispondenti dall’estero, Lucia Annunziata, direttrice del TG3 (1996-98) e poi presidente della Rai dal marzo 2003 al maggio 2004, data in cui si è dimessa. Dopo Annunziata, anche Monica Maggioni è stata sia presidente della Rai (2015-2018), sia direttrice del TG1 (2021-2023).
Ometto volutamente le trasmissioni che molte di queste giornaliste hanno creato e condotto, i tanti libri scritti, i premi ricevuti, i diversi incarichi ricoperti. Ometto anche le polemiche che hanno accompagnato molte di loro e di sicuro dimentico nomi importanti, che bisognerà rintracciare al più presto.
Le direttrici di periodici femminili di moda, attualità e bellezza sono state moltissime e non solo negli ultimi decenni. Fin dall’Ottocento, e va ricordato, fondavano e dirigevano riviste moltissime attiviste cattoliche e socialiste, intellettuali laiche e credenti, che si adoperavano per emancipare ragazze e donne, spingerle agli studi, all’impegno sindacale o a battersi per il voto. Molte di loro non erano giornaliste ma hanno di sicuro contribuito a diffondere la stampa in Italia, come le scrittrici Sibilla Aleramo e Contessa Lara, pseudonimo di Evelina Cattermole, che furono opinioniste e titolari di rubriche. Eppure la stampa è restata un campo maschile ancora per decenni. Se cerchiamo le direttrici dei settimanali di attualità del dopoguerra e dei quotidiani, si contano sulle dita delle mani. La pioniera, celeberrima, fu Matilde Serao che nel 1903 divenne direttrice, prima donna del giornalismo italiano, de Il Giorno, quotidiano che aveva fondato insieme al suo compagno Giuseppe Natale. Quasi un secolo dopo, nel 2002, Daniela Hamaui è la prima e unica a capo dell’Espresso, il settimanale di attualità e politica, carica tenuta fino al 2010. Poco prima, negli anni ’90, Maria Luisa Agnese aveva ricoperto il ruolo di vice direttrice vicaria di Panorama, prima di dirigere Specchio della Stampa e Sette del Corriere della Sera.
Tra le gradevoli eccezioni, ricordo Norma Rangeri, ha diretto il manifesto per 14 anni e si è dimessa nel 2023, Concita De Gregorio, direttrice dell’Unità dal 2008 al 2011, Stefania Aloia, che era vicedirettrice di Repubblica quando nel 2023 è andata a dirigere per un anno, Il Secolo XIX , quotidiano in cui è cresciuta anche Alessandra Costante, attuale segretaria della Federazione nazionale della stampa italiana, seconda in oltre cento anni di storia dopo Giuliana Del Bufalo, che fu coraggiosa direttrice del periodico dell’Udi Noi donne e artefice, nel 1969, di un’inchiesta sul maschio di sinistra. Va ricordata la trasmissione femminista di Rai2, un unicum del servizio pubblico, “Noi voi loro donna”, gestito tra il 1977 e il 1981, dalla capostruttura Tilde Capomazza, a cui ha lavorato la sottoscritta, ma anche giornaliste note come Mariella Gramaglia e Fiamma Nierenstein. Per concludere citiamo Nunzia Vallini, direttrice del Giornale di Brescia e Agnese Pini, che dal 2019 è alla guida de La Nazione, la prima a dirigere il quotidiano fiorentino nei suoi oltre 160 anni di storia e che dal 2022 è a capo dell’intero network di quotidiani del gruppo Monrif.
Chiudo con lo sport, talmente discriminante verso le donne da non averne tuttora neppure una nelle redazioni sportive di molti giornali e programmi radio e tv. Secondo una recente ricerca di MediaLab, infatti gli ultimi due quotidiani nazionali per presenza di giornaliste sono Gazzetta dello Sport e Corriere dello Sport. In questo settore le giornaliste hanno dovuto affrontare pregiudizi sessisti tremendi per ottenere credibilità e riconoscimenti. Emanuela Audisio, tuttora firma di Repubblica, da decenni scrive di sport ed è ormai una esperta riconosciuta. Tra le figure che hanno violato il tempio maschile del calcio va subito citata Rosanna Marani, la prima a scrivere per la Gazzetta dello Sport , nel 1973: ottenne un’intervista esclusiva con Gianni Rivera, allora in silenzio stampa e segnò così una data storica per le colleghe che volevano seguine le orme. Ecco dunque sono Donatella Scarnati, inviata della Rai, che fin dagli anni ’80-’90 ha seguito la Nazionale italiana e i principali eventi calcistici. E ancora, Silvia Vada su Italia 1, Paola Ferrari, volto storico della Rai, conduttrice di programmi simbolo come “La Domenica Sportiva” e “90° Minuto”; Ilaria D’Amico, che ha innovato la conduzione degli studi calcistici a Sky Sport, gestendo i pre e post-partita dei principali eventi europei e nazionali. Sempre su Sky Sport si sono affermate Federica Masolin, nota soprattutto per il suo lavoro nella Formula 1 e Anna Billó, che dallo studio ha seguito Champions League ed Europa League.
Tra le attuali croniste e inviate i nomi sono ormai parecchi: Giulia Mizzoni e Alessia Tarquinio per Amazon Prime Video seguono la Champions League. E Diletta Leotta, volto noto di DAZN Italia, conduttrice e bordocampista. E qui mi fermo, ma voglio chiudere con le parole di Nicoletta Grifoni, che dalla radiocronaca delle corse podistiche, è riuscita a passare a quella della pallacanestro e quindi alle dirette del calcio. «Noi donne siamo più sensibili alle critiche, perché fin da piccole ci educano a essere brave in tutto e a cercare di evitare le critiche. Per questo molte, che pur avrebbero le capacità per fare telecronache sportive, si chiedono: “ma chi me lo fa fare? Al primo sbaglio, in quanto donna, verrei subito sommersa dalle critiche”. E invece ci vuole coraggio»
E allora coraggio!
