«Ancora oggi il linguaggio può diventare sessista e razzista al contempo, eppure GiULiA già nel 2014 ha realizzato e pubblicato il libro Donne grammatica e media proprio con i suggerimenti per l’uso corretto dell’italiano a cura di Cecilia Robustelli. E non pensiate che queste siano solo mere questioni formali, perché la forma è sostanza». Queste le parole di Daniela Finocchi, giornalista iscritta a GiULiA Piemonte e ideatrice del Concorso Lingua Madre, al seminario di aggiornamento giornaliste/i organizzato da queste due realtà insieme all’Ufficio per la Pastorale dei Migranti – Arcidiocesi di Torino, il quale ha ospitato la formazione intitolata La Carta di Roma. Sguardi di donne su migrazione e conflitti. Un appuntamento annuale che porta ad interrogarsi sulla continua attualità di questi temi e sul mancato accoglimento di indirizzi e principi deontologici noti.
Non sono infatti necessarie invenzioni o stravolgimenti della grammatica per arrivare all’utilizzo di un linguaggio rispettoso e non sessista, perché in molti casi sarebbe sufficiente applicare le regole che già esistono.
Allo stesso modo, è dal 3 febbraio 2016 che la Carta di Roma è stata recepita nel Testo unico dei doveri della/del giornalista, approvato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine, e fornisce dunque indicazioni per utilizzare un linguaggio appropriato, tutelare le fonti ed evitare stereotipi sulle persone migranti.
Non si tratta quindi di assenza di regolamentazioni, ma di conoscenza, di aggiornamento dei propri modelli, anche se novecenteschi, di cura. Ed è stata infatti proprio quest’ultima la parola utilizzata da Elena Miglietti, coordinatrice GiULiA Piemonte, nel presentare i principi deontologici della Carta di Roma: «La cura del linguaggio in quanto giornalisti e giornaliste prevede un doppio canale perché è anche la cura delle persone che ci leggono».
Sono ugualmente persone quelle straniere o con background migratorio per cui è necessario evitare termini impropri, anche perseguibili, o rispettare culture e identità, facendo particolare attenzione alle discriminazioni sovrapposte.
Spesso sono proprio le donne a subirle maggiormente. Solo per fare un esempio, sul social X sono il gruppo più colpito da discorsi d’odio a sfondo sessuale e violenze di tipo intersezionale. Secondo il XXXIV Rapporto Immigrazione 2025 di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes il 50% dei post negativi nel 2024 ha carattere di misoginia e il 72% di quelli correlati a persone straniere ha sentiment negativo. È stato il curatore Simone Varisco, ricercatore della Fondazione Migrantes, a presentare le analisi e le chiavi di lettura che ogni anno danno di tutti i principali dati disponibili rispetto alla mobilità umana, ottenuti da enti governativi o paragovernativi, internazionali o interni come quelli registrati dagli uffici Caritas. Oltre al mondo digitale, anche lavoro, salute, scuola: più di 400 pagine in cui non si trova un solo capitolo specifico sulla presenza femminile in quanto «sarebbe stato riduttivo, quasi segregativo, a partire dalla percentuale di donne straniere o con background migratorio che è il 50% del totale».
Per Sergio Durando, referente Pastorale Migranti dell’Arcidiocesi di Torino, mappare questa presenza «significa anche intercettare le diverse tipologie di sfruttamento» dato che nei lavori di cura – carico da sempre affidato in maggioranza alle donne – il 51,8% delle persone si trova in condizioni di irregolarità lavorativa e questo porta più probabilmente a condizioni di marginalità molto forte.
Per questo la Pastorale Migranti si occupa di accoglienza e solidarietà: come ha spiegato Durando scegliere di fare investimenti sul futuro si traduce in «formazione, scuola, coesione sociale, partecipazione e diritti di persone che sono arrivate da altre parti del mondo».
In conclusione, Elena Miglietti ha riportato l’attenzione sul linguaggio parlando del lavoro che ha svolto per scrivere insieme a Stefania Doglioli Male-dette. Manuale di imprecazione etica (Capovolte edizioni). Da sempre si inveisce e non bisogna smettere di farlo – visto che l’atto ha anche potenzialità terapeutiche, propiziatorie o rilassanti –, ma si possono trovare dei risignificanti che non prendano in causa le donne, quando invece misoginia e sessismo si notano ancora nei più svariati settori e periodi storici. È possibile continuare a imprecare usando modalità creative e nuove che non ledano le persone e per questo il libro offre anche una “cassetta degli attrezzi”.
Il seminario stesso si è proposto, grazie a tutti gli interventi, come una formazione concreta da usare quotidianamente nel proprio mestiere di giornaliste/i: un’opportunità per acquisire dei veri e propri strumenti di lavoro che, come ha affermato Elena Miglietti, costruiscano «uno spazio di democrazia nel racconto dei fatti».
