GiULiA, Cpo Fnsi, Cpo Usigrai: "Non mandate in onda Miss Italia, gli stereotipi alimentano la violenza"

Le rappresentanti delle giornaliste chiedono un'azione di civiltà e di rispetto nei confronti di tutte e di tutti, donne e uomini

Candidate a Miss Italia

Candidate a Miss Italia

Redazione 24 agosto 2019
Miss Italia torna su Rai Uno il 6 settembre. Non è una bella notizia, al contrario, è pessima. Cpo Fnsi, Cpo Usigrai e Associazione Giulia Giornaliste segnalano, con grande preoccupazione, questo clamoroso passo indietro che cancella quello in avanti, fatto nel 2013 sotto la presidenza di Anna Maria Tarantola. La decisione della Direzione di Rai1 è passata sotto silenzio, ma con tanto di promo già pronto e in onda. Un "golpe" messo in atto, a quanto pare, scavalcando persino il consiglio di amministrazione. Indigna ancor più che sia iniziativa di una Direttrice, che avrebbe dovuto dimostrare ben altre sensibilità. L’apprezzamento per non avere più sulla Rai la finale del concorso era già stato manifestato da Cpo Fnsi e Cpo Usigrai nell'audizione alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio; ma come non ricordare, in quell'occasione, l'espressione, stupita, di alcuni senatori: altro sintomo dell'arretramento culturale che sta vivendo l'Italia, pericoloso soprattutto per le donne. Una trasmissione come Miss Italia, che non era prevista nei palinsesti Rai, e che La7 ha deciso di abbandonare per lo scarso impatto e gli effetti negativi sull'immagine, è una sottorappresentazione della donna, considerata solo come oggetto, alimentando rancore e violenza in una società nella quale i numeri dei femminicidi, delle molestie e dei casi di stalking sono in continua crescita. Cpo Fnsi, Cpo Usigrai e Giulia esprimono forte dissenso per una scelta che è contraria al contratto di servizio di Rai, con il quale l'emittente pubblica si impegna a non far passare, in alcun modo, un modello stereotipato della figura femminile. Chiedono all'amministratore delegato Salini di riflettere sull'opportunità di trasmettere la finale e compiere, così, un'azione di civiltà e di rispetto nei confronti di tutte e di tutti, donne e uomini.