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Quella Rai che insegna a conquistare gli uomini coi manicaretti

Nel giorno dell'elezione della prima Rettrice dell'Ateneo della Sapienza, mentre Kamala Harris si accinge a guidare gli Usa, Raidue schiaccia le donne nei peggiori stereotipi. [Di Anna Scalfati]

Quella Rai che insegna a conquistare gli uomini coi manicaretti
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Anna Scalfati Modifica articolo

14 Novembre 2020 - 21.40


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Elisa Giomi, nel giugno del 2010, quando era ancora ricercatrice in Sociologia presso l’Università di Siena (oggi è commissaria all’Authority per le Comunicazioni) scriveva sulla rivista “ Il Mulino”  riferendosi alla rappresentazione delle donne sui media “ donne pure, virtuose, generose fino all’abnegazione…. la loro vita annullata in quella mistica della femminilità (già denunciata negli anni sessanta da Betty Friedan) che, scambiando natura per cultura, erige il maternage, i valori della cura, della remissività in definitiva della subalternità ai bisogni altrui ( in primis di marito e figli) a norma per tutte le donne”.

Ho trovato per caso, sono sincera, la rivista il Mulino tra i miei libri, come anche la preziosa pubblicazione sul “sessismo nella lingua italiana” di Alma Sabatini. Edizione del 1984 a cura della Presidenza del Consiglio, Commissione Nazionale Pari Opportunità.  Eravamo nel 1984, 36 anni fa.

E però vale la pena mettere queste due pubblicazioni come premessa di questo articolo anche solo per affermare che cosa è stato il lavoro di tante donne impegnate nelle Istituzioni e nelle Università.

Lavoro premiato proprio in questi giorni dall’ascesa al ruolo di Rettrice della Sapienza, la più grande Università d’Europa, di Antonella Polimeni già prima donna eletta Preside nella Facoltà di Medicina e Odontoiatria. E in un quadro di storie recenti di nomine, non solo nelle Università, la votazione che ha portato alla elezione della prof Polimeni al vertice della Sapienza ha qualcosa di eccezionale.  Sul magazine online “Sapienza Medica” della Facoltà di Medicina e Odontoiatria di cui Polimeni è stata Preside fino a ieri si trattavano i temi della violenza di genere con il coinvolgimento di esperte del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale.  E la stessa Polimeni ha organizzato il 27 maggio scorso – in pieno lockdown- un corso di formazione sulla violenza contro le donne che ha visto impegnate numerose realtà associative italiane e tra queste anche Giulia giornaliste.

Tralascio le copertine delle riviste di tutto il mondo sulla “prima tra le prime”, Kamala Harris.

Tutta questa premessa per introdurre lo sconcerto di una Rai Due che nell’ora postprandiale propone una cuoca che presenta i cibi erotizzati ed erotizzanti in grado di conquistare un uomo. Una simpaticissima cuoca, forse famosa (ma non seguo normalmente i programmi di cucina) che però dei cuochi professionisti non aveva nulla. Quindi nello stereotipo si nuoceva anche al pur nobile lavoro del cuoco. Nessuna seria scuola di cucina al mondo propone i cibi per conquistare l’altro sesso. Da qui devo desumere che la signora in questione, del cui aspetto non voglio parlare perché si dovrebbe aprire la pagina di altri stereotipi, è semplicemente una signora che sa cucinare. Perché chi guarda dovrebbe avere problemi a conquistare un uomo questo non si comprende. Nel senso che la conquista di un uomo non mi sembra un punto di arrivo e neanche di partenza.

Ma, la cosa che mi ha sconvolto, è la volgarità. La signora suggeriva di infilare un qualcosa di zuccheroso nel reggiseno e la sua alter ego, la conduttrice (fisico e vestito da conduttrice) mimava graziosamente la signora cuoca infilando un cioccolatino nel taschino della giacca con la telecamera complice che inquadrava il mezzo busto.

Battute che non dimenticherò: (ammiccando) “ usate bene il pepe, lo sapete vero il pepe che effetto fa sugli uomini? (ripetuto varie volte) “lo sapete che un uomo lo dovete prendere con il dolce, con gli odori, con i profumi, con il cibo”.

Ricordo alcune cose fondamentali del mio lavoro in Rai. Nel 1991 andai con l’operatore Bianchi da Gabriella Moscatelli per fare un servizio su Telefono Rosa. Facemmo tante interviste e riprese lungo viale Mazzini. Inquadravamo finestre chiuse per rappresentare che la violenza spesso avviene dentro le mura della famiglia. L’operatore Bianchi è stata una di quelle figure di professionisti che nella Rai è rimasta un bellissimo ricordo per tutti. Uomini che lavorano con convinzione accanto alle donne. E quel servizio ci unì nella denuncia delle violenze e delle discriminazioni di genere.

Poi i ricordi sono tanti, con Minoli, con Zavoli, con direttori come Albino Longhi e con il Segretariato Sociale della Rai. Fino alle ultime campagne per il 25 novembre fatte, non senza dibattiti interni, con l’allora direttrice della Comunicazione Costanza Esclapon. Furono coinvolte in varie occasioni le associazioni antiviolenza.

C è un sapere, una cultura che la Rai dovrebbe rappresentare per una sola ragione: i soldi sono i nostri. La Rai non ha solo la pubblicità, dispone anche di un canone. Obbligatorio. E credo che oggi con Elisa Giomi all’Authority si renda necessario un cambio di rotta.

Non si deve criminalizzare chi non sa. Ma chi non sa non può usare l’emittente pubblica per fidelizzare una platea non formata e trascinarla in situazioni pericolose. Sì perché fare credere che noi siamo quelle che ho visto su Rai Due è pericoloso per la nostra incolumità. Un cambio culturale è necessario per portare non una ma tante a quel livello di parità di diritti (lavoro, salute, retribuzione) dal quale siamo ancora lontanissime. Togliere di mezzo certi dannosi stereotipi può riportare in Rai professionisti formati per fare informazione.

Lo chiedo come ex giornalista Rai e come socia di Giulia giornaliste. Lo chiedo come donna, come madre e come attivista: non basta cambiare canale. Bisogna che il denaro pubblico venga speso in modo diverso e per sostenere chi comprende cosa vuol dire un messaggio subliminale, uno stereotipo. Bisogna fare questo per rispettare i sacrifici di tutte quelle che sono riuscite, con enormi sacrifici, ad arrivare al traguardo  ma anche e soprattutto per quelle che sono escluse dalla televisione pubblica perché non sono funzionali alla “conquista del maschio attraverso un manicaretto”.

 

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