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Sulle tracce delle donne che hanno fatto la storia nelle vie di Milano

Nella Mappa femminile della città di Milano di Lorenza Minoli cinque itinerari per scoprire i luoghi dove nella storia le donne sono state protagoniste e hanno lasciato tracce, dalle dame degli Sforza a Gae Aulenti

Sulle tracce delle donne che hanno fatto la storia nelle vie di Milano

Paola Rizzi

6 Maggio 2022 - 22.16


Il 15 settembre del 2021 nella centralissima piazzetta Belgiojoso di Milano è stata inaugurata la statua di Cristina Trivulzio di Belgiojoso (nella foto), eroina del Risorgimento. Ufficialmente la 122esima statua cittadina, la prima dedicata ad una donna. Un’inaugurazione giustamente salutata da sindaco, vicesindaca, sponsor con grande enfasi come una svolta, un risarcimento alla cancel culture de facto che ha appunto cancellato dalle piazze e dai monumenti italiani le donne con nomi e cognomi, per lasciarle nello spazio pubblico solo, al massimo, come sante e madonne o come alate immagini allegoriche. In realtà, nascoste in qualche cortile interno ma accessibile al pubblico, o sui frontoni degli edifici, a Milano statue di donne laiche ce n’erano anche prima del 2021 e lo si scopre sfogliando l’appassionante guida di Lorenza Minoli, architetta e femminista, realizzata in collaborazione con Linda Bertella e pubblicata dall’Enciclopedia delle donne con il titolo eloquente Mappa femminile della città di Milano (pgg. 471). E’ lo sviluppo di un progetto del 2015, quando Minoli aveva fatto da guida in una visita per Milano intitolata “A piedi per la città. Esperienza attiva di un percorso urbano di genere”, a conclusione di un convegno dell’associazione sulla toponomastica femminile, di cui Minoli è una delle fondatrici.

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Nella guida, ricca di illustrazioni e fotografie, si propongono cinque itinerari, che toccano i luoghi più importanti del centro città: dal Duomo al Teatro alla Scala, dal Castello Sforzesco a Brera, da piazza Gae Aulenti al palazzo del Comune segnalando, accanto alle indicazioni storico-artistiche, le tracce visibili che le donne hanno lasciato fuori, ma soprattutto dentro i palazzi. Perché, come scrive Minoli, con un riferimento esplicito ad Una stanza tutta per se di Virginia Woolf, «si tratta di provare a coglierne le tracce materiali in città – eventuali, rare, rappresentazioni (scultoree, pittoriche, musive, incisioni) o dediche, presenze museali, ecc. – e di trovare il modo per seguire i soggetti di genere femminile negli interni dove sono nati, hanno vissuto, lavorato e operato nel campo della cura come in quello della produzione artistica e culturale». Quindi monumenti e targhe, ma anche studi, salotti, camerini di teatro, case di moda, fino alle fabbriche delle sigaraie e alle pietre delle lavandaie di via San Marco. Sfavorite dalla toponomastica, dove in media ogni 100 strade solo 8 hanno nomi di donne, i segni del protagonismo storico femminile, ci suggerisce Minoli, bisogna andarli a cercare oltre i portoni e i cancelli.

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Il Busto di Maria Gaetana Agnesi a Brera

Torniamo alle statue, con qualche sorpresa. Una delle più rappresentate, già nell’Ottocento, è la matematica Maria Gaetana Agnesi (1718-1799), ammiratissima dai suoi contemporanei, autrice di diversi trattati e opere di divulgazione scientifica, figlia di un matematico. Nel 1750 papa Benedetto XIV, nonostante il sostanziale divieto delle donne di frequentare e ancor più di insegnare nelle università, le offrì un incarico come docente di matematica all’università di Bologna, che lei però rifiutò per cambiare vita, farsi monaca e dedicarsi alla teologia e alla filantropia e fondare il Pio Albergo Trivulzio, quello reso poi famoso per demerito da Tangentopoli. Era nata ricca, figlia di setaioli e morì povera dissipando il patrimonio in opere di bene. Di lei ci sono ben tre sculture ottocentesche: un mezzo busto nel cortile della Pinacoteca di Brera, unica donna in mezzo ad una selva di busti, statue e targhe di uomini illustri, un tondo con il suo volto sulla facciata di palazzo Brentani in via Manzoni, sempre unica donna su 12 personaggi (lei è di fianco a Leonardo da Vinci) e un altro tondo a Palazzo Beccaria in via Brera. Per quanto riguarda le statue a tutto tondo, prima di quella della Trivulzio Belgiojoso a Milano ce n’erano altre due, nel cortile dell’ospedale Fatebefratelli, in corso di porta Nuova: una dedicata nel 1848 a Laura Visconti di Modrone Ciceri, finanziatrice del primo ospedale per sole donne povere, le Fatebenesorelle; l’altra, accanto, dedicata nel 1833 dalla stessa Ciceri alla figlia Maria Ciceri Visconti, morta prematuramente e anche lei filantropa. Ora sembra che dovremo aspettare meno di 270 anni per un nuovo monumento: a giugno in largo Richini, vicino all’università Statale, dovrebbe essere installata una statua in bronzo dell’astrofisica Margherita Hack.

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Il monumento a Laura Visconti Ciceri [credit EDC]

Gli itinerari proposti da Minoli propongono poi digressioni su personaggi e vicende umane che attraversano secoli e millenni: dalla genealogia di Maria, da Eva in poi, sulle facciate del Duomo, alla casa studio in via Verdi della femminista e critica d’arte Carla Lonzi. che ospitò nei primi anni Settanta le riunioni del gruppo Rivolta Femminile. Tra l’altro è appena stata depositata in consiglio comunale una mozione per dedicarle una via dalla consigliera attivista Lgbt Monica Romano. Un altro salotto, fondamentale per il nostro Risorgimento, è quello della contessa Clara Maffei in via Bigli 21, ricordato con una targa. In pieno centro, in via Moscova, dove ora c’è la caserma dei carabinieri, nell’800 c’era la Manifattura Tabacchi, affollata da centinaia di operaie. Mentre poco distante, Minoli ci racconta la Scala e le primedonne che ne hanno calcato il palcoscenico, da Giuditta Pasta alla leggendaria Malibran, dalla Tebaldi alla Callas, fino a Carla Fracci. Dall’altro lato della piazza, a Palazzo Marino, nacque una donna famosissima e sfortunatissima, Marianna De Leyva, più nota nella versione letteraria come la Monaca di Monza. Lungo la direttrice che va dal Parco Sempione a piazza del Duomo Minoli spazia delle dame dei Visconti e degli Sforza immortalate qua e là nelle sale del Castello Sforzesco, alla piccola targa che ricorda, appena fuori dalla Galleria Vittorio Emanuele, che lì abitò con Filippo Turati, per molti anni, Anna Kuliscioff.

La targa che ricorda Turati e Kuliscioff all’ingresso dalla Galleria Vittorio Emanuele

In mezzo a centinaia di storie e ritratti, tra i luoghi della contemporaneità segnalati in queste passeggiate “di genere”, anche la Casa delle Donne di via Marsala, dove la mappa di Lorenza Minoli sarà presentata il 26 maggio alle 17,30.

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