Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (dal 6 all'11 novembre 2023) | Giulia
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Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (dal 6 all'11 novembre 2023)

Una settimana di notizie sui nostri media: come e quanto si parla di donne? E quante sono le donne a scrivere del mondo. GiULiA prosegue con il suo osservatorio sui giornali in ottica di genere.

Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (dal 6 all'11 novembre 2023)
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Barbara Consarino Modifica articolo

13 Novembre 2023 - 09.39


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Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, Libero, Avvenire, Domani, Il Fatto quotidiano, Il Sole 24 ore, Il Manifesto, La Verità, Qn, La Gazzetta dello Sport, Tuttosport

Settimana dal 6 all’11 novembre
Firme in prima pagina: 807 uomini, 294 donne
Editoriali e commenti in prima pagina: 161 uomini e 29 donne
Interviste:  208 uomini e 63 donne

La guerra in corso in Palestina dal 7 ottobre ha monopolizzato buona parte del primo sfoglio dei giornali, con poche eccezioni. Come era già accaduto nel 2022 con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, sono cambiate anche le prime pagine dei quotidiani, con meno firme in generale e più fotografie dedicate alla guerra. Ridotte  al minimo le presenze femminili in commenti e interviste, un film già visto. La guerra si conferma un argomento per soli uomini.

Ma nel corso della settimana hanno preso corpo anche grandi temi etici: diritto a morire con dignità, diritti dei bambini a non essere discriminati per le loro condizioni familiari o di nascita. Sibilla Barbieri, attrice e regista, malata di tumore da dieci anni e ormai terminale, ricorre al suicidio assistito in Svizzera dopo che le è stato negata, dalla Regione Lazio e dalla Asl Roma1, il diritto di morire a casa sua: non dipendeva da trattamenti di sostegno vitali, è la motivazione della burocrazia sanitaria.  La sua ultima testimonianza, atto d’accusa contro le istituzioni che non hanno ancora approntato una legge sul fine vita, è stata affidata a un podcast diffuso dalla Stampa. Il figlio, Vittorio Parpaglioni, si è autodenunciato per averla accompagnata a Zurigo. Lui e la sorella hanno presentato due esposti contro la Asl Roma1. Sulla Stampa del’8 novembre Valentina Petrini intervista Vittorio che racconta le ultime ore della mamma.

Diverso, ma sempre legato a chi decide sulla vita di un malato è il caso di Indi Gregory, la bimba inglese affetta da una incurabile patologia alla quale i medici hanno deciso di staccare la spina vista l’inefficacia delle cure. La presidente del consiglio Meloni convoca un Cdm straordinario che in 8 minuti concede alla bambina la cittadinanza italiana, vista la disponibilità dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma di ricoverarla per somministrarle cure palliative. Un braccio di ferro perdente con gli inglesi. In Italia divisi gli esperti e le esperte di bioetica, intellettuali e politici, giornali di aree diverse. La premier criticata per aver illuso i disperati genitori di Indi a fini di speculazione politica e auto affermazione quasi messianica. Altri convinti che debbano essere i genitori a decidere e che il diritto alla vita possa essere garantito anche con le cure palliative. Tutto si è concluso, come in altri casi simili, con la decisione di trasferire la piccola di 8 mesi in un hospice per interrompere i trattamenti che la tengono in vita, senza possibilità di guarigione. Ma la storia di Indi Gregory ci riporta nella Striscia di Gaza e alla moltitudine di bambini e donne colpita dalla guerra. Lo ricorda Papa Francesco mentre prega per Indi, ne parla la senatrice Liliana Segre nel suo intervento presso la Commissione straordinaria intolleranza, razzismo e antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza di cui è presidente, pubblicato poi sulla prima pagina della Stampa dove invita a tutelare tutti i bambini al di là degli schieramenti.  

 Intanto sul campo della guerra l’informazione diretta è molto difficile. Sappiamo però che gli ospedali della Striscia di Gaza sono da settimane un inferno, prima per la mancanza di medicinali, acqua ed elettricità e per essere diventati il rifugio degli abitanti della Striscia in fuga dalle bombe, poi per i combattimenti tra Israele e Hamas proprio attorno alle principali strutture sanitarie. Il giornale online La Svolta riporta quanto denuncia l’associazione umanitaria Care International: molte donne partoriscono per strada e fra le macerie, altre sono costrette a sottoporsi a cesareo d’urgenza senza anestetici e comunque la poca capacità di accoglienza degli ospedali dovuta ai ricoveri delle migliaia di feriti nei bombardamenti, porta a dimissioni rapidissime di mamme e neonati con un tasso di mortalità elevato per entrambi. Ci sono, continua Care International, 130 neonati nelle incubatrici e queste non possono funzionare senza elettricità. Domenica le agenzie hanno dato notizia dell’intenzione di Israele di portare i neonati in luoghi più sicuri per loro. Speriamo. 

Guardando oltre, il demografo Alessandro Rosina, intervistato da Simonetta Sciandivasci sulla Stampa, spiega che se in passato dopo pandemie e conflitti matrimoni e nascite riprendevano a crescere oggi non è così: formare una famiglia non è più scontato e, anzi,   è una scelta molto debole, ponderata e indagata… a Gaza oggi la natalità è particolarmente elevata  per una forte dimostrazione identitaria, ma il futuro demografico dipenderà dal modo in cui si deciderà di risolvere la crisi attuale. E inoltre la guerra porta a insicurezza e paura anche nei paesi che non ne sono direttamente coinvolti: per i giovani di tutto il mondo questo non è altro che l’ennesimo segnale di un futuro fosco, insicuro, insondabile.

In Italia il calo demografico (ormai sotto i 400 mila nati l’anno) preoccupa e molto. Su Qn, Il Sole24ore, La Stampa e la Repubblica la notizia che il governo, con la premier in videomessaggio e le ministre Marina Calderone (Lavoro) e Eugenia Roccella (Famiglia) chiede aiuto alle aziende pubbliche e private con un Codice di autodisciplina per sostenere la maternità. Secondo il documento le culle vuote sono una peculiarità italiana causata dall’affievolirsi del senso del futuro e da un clima culturale ostile o quantomeno indifferente al materno. Ecco dunque le raccomandazioni agli imprenditori: tutelare la carriera delle future mamme, preservarne la salute con opportuni controlli prima e dopo la maternità, flessibilità di orari, congedi più lunghi, part-time e smart working, copertura delle spese per gli asili d’infanzia. Non un obbligo certamente, ma una operazione di moral suasion che ha visto l’adesione di un centinaio di società a partecipazione statale, ma pure di società private: su Qn, per esempio si parla della Fater, oltre 1600 dipendenti, leader dei prodotti per la casa e di pannolini per bambini che annuncia l’introduzione per i propri dipendenti a tempo indeterminato del bonus asilo nido, fino a 250 euro netti al mese per un anno e l’innalzamento da uno a tre mesi del congedo di paternità. Se, a parte gli annunci, ben poco di sistemico ha fatto il governo per le famiglie, (clamoroso il caso delle promesse smentite in Manovra), si chiede uno sforzo in tal senso ai privati e vedremo come andrà a finire considerando i costi e il fatto che la nostra economia si fonda su piccole e medie aziende, magari non in grado di sostenerli. Valentina Conte poi, su Repubblica, nota come nel documento non vi sia nessun riferimento ai diritti delle lavoratrici in quanto donne e non necessariamente madri, né ai diritti delle donne che sono già madri. 

La ministra Eugenia Roccella continua a dichiarare in ogni intervista che i bimbi di coppie gay hanno abbastanza garanzie, la Chiesa invece fa un balzo in avanti e dice sì al battesimo per i figli di coppie omosessuali, ammettendo anche le persone transessuali al battesimo e pure a fare da madrina o padrino o testimone di nozze: aperture anche sui figli da maternità surrogata, sempre che vi sia la fondata speranza che siano educati nella religione cattolica.
Chiesa aperta a “todos, todos, todos”, come ha detto il Papa alla Giornata mondiale della gioventù   di Lisbona mentre le istituzioni civili restano non uno ma molti passi indietro.

Delitti in famiglia

Mentre si discute di aiuti alla maternità, fra le mura domestiche si continua a morire. A Corbetta, nel milanese, Vita Di Bono sofferente per problemi psichiatrici ha ucciso a coltellate il marito Luigi Buccino e poi si è tolta la vita con la stessa arma usata contro l’uomo. La coppia si stava separando.

A Pedrengo nella Bergamasca, Monia Bortolotti, è accusata di aver ucciso i suoi due piccoli figli a distanza di un anno l’uno dall’altro.  I giornali tutti hanno condannato senza appello la mamma (che però nega) e la sua storia si è estinta nel giro di un paio di giorni. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, si spera con più accuratezza rispetto a quanto si è letto sui giornali, val la pena riportare il commento dello psicoterapeuta Matteo Lancini che sulla Stampa del 6 novembre fa una riflessione sulla maternità al di fuori di ogni retorica: «Nella mia professione ho incontrato centinaia di madri, le quali hanno provato in tutti i modi a spiegarmi che per un uomo è impossibile sperimentare e comprendere fino in fondo l’esperienza della gestazione, del parto e della maternità…straordinaria, devastante,  superiore alla sperimentazione dell’orgasmo,  terrorizzante, straordinaria sperimentazione di emozioni indicibili».

Vittime due volte

E già lo sapevamo che sarebbe andata così, in quell’aula di Tempio Pausania con una ragazza ad affrontare gli avvocati difensori di Ciro Grillo, Vittorio Lauria, Edoardo Capitta e Francesco Corsiglia, accusati di violenza nei confronti di Silvia, studentessa italo-norvegese che li ha denunciati.  Udienza a porte chiuse, due giorni di deposizione prima con le domande della pubblica accusa, poi con quelle dei difensori che non le hanno risparmiato nulla, persino le analisi delle chat con le amiche e il suo concetto di amore e sesso, il suo abbigliamento di quella sera, nella miglior tradizione avvocatesca, dove la donna accusatrice finisce sempre sul banco degli imputati. Della sua vita attuale ha raccontato la devastazione, i tentativi di suicidio, i disturbi alimentari, gli psicofarmaci che le permettono di andare avanti. Udienza a porte chiuse, ma ovviamente tutto trapela, anche la sua disperazione e il pianto che spesso interrompe la testimonianza. Giulia Bongiorno, sua avvocata si emoziona e protesta. «Mi sembra di tornare alla preistoria».  E senza dubbio si riferiva a quel Processo per stupro, opera di un collettivo di registe dalla viva realtà di un tribunale trasmesso per la prima volta dalla Rai nel 1979 che metteva in luce l’atteggiamento dei difensori degli imputati nei confronti della vittima. Ora come allora e sono passati ben 44 anni.

Peggio ancora quando in tivù si parla di violenze sessuali: ne sa qualcosa Nunzia de Girolamo che conduce un programma “Avanti popolo”, di scarsa fortuna. Forse per rialzarne le sorti ha pensato di invitare la vittima di una violenza di gruppo l’estate scorsa, a Palermo. Per la prima volta è stato mostrato il volto della ragazza, incoraggiata a raccontare tutta la sua vita e le circostanze della violenza, in una sorta di pubblico confessionale dove i luoghi comuni sul degrado si sono mischiati alle opinioni raccolte in strada, a Palermo su questa ragazza un «po’ troppo leggera, mi hanno detto che andava con tutti», questo il tono delle testimonianze. Non proprio un racconto da servizio pubblico, lo ha detto a chiare lettere anche Marinella Soldi, la presidente della Rai dopo le proteste di centinaia di donne e le prese di posizione dalle Cpo di Fnsi, Odg e Usigrai insieme a GiULiA giornaliste.  

Ma questa settimana deve registrare altre notizie dalle aule di giustizia: a circa un anno dalla condanna definitiva per l’assassinio della fidanzata Erika Preti, avvenuto nel 2017, Dimitri Fricano è stato posto temporaneamente ai domiciliari per motivi di salute. Il tribunale di sorveglianza di Torino ha accolto infatti l’istanza dei difensori e ha deciso che l’uomo proseguirà la detenzione a casa dei genitori a Biella. Fricano pesa 200 chili e la sua obesità gli ha causato seri problemi cardiovascolari, incompatibili con la detenzione. Non sarebbe più in grado di muoversi e non può essere curato in carcere dove, sottolineano i giudici, non riesce a muoversi con la sedia a rotelle per colpa delle barriere architettoniche. Il caso sarà riesaminato fra un anno ed eventualmente prorogati gli arresti a casa. La decisione è stata accolta con grande rammarico dai genitori di Erika. E porterà di sicuro dolore alla famiglia di Giulia Tramontano, uccisa in provincia di Milano mentre era incinta al settimo mese, la notizia che il suo killer, Alessandro Impagnatiello, potrà accedere alla giustizia riparativa che contempla anche il tentativo di riconciliazione con le vittime. Lo scrive la gip Angela Minerva nel decreto con cui ha disposto il giudizio immediato con inizio del dibattimento il 18 gennaio prossimo.

 Davanti ad un gruppo di studenti bolognesi la testimonianza di un’agente violentata da un senza tetto che ora sprona le ragazze ad non aver paura e rivolgersi sempre alle forze dell’ordine. A tal proposito Repubblica riporta la storia di una ragazza di 23 anni, Veronica Garbolino, che ha denunciato per revenge porn il calciatore del Torino Demba Seck. Il gip di Torino ha archiviato dopo che la ragazza ha raggiunto un accordo economico con l’uomo. Ma in questa storia risulta indagato il pm dell’inchiesta, che avrebbe cancellato dal telefono del calciatore i video incriminati. Veronica racconta come i carabinieri l’avessero rassicurata nel momento della denuncia e di come invece il pm le avrebbe consigliato di lasciar perdere, scoraggiandola ad andare avanti.

Malaffari di cuore

A proposito di denunce difficili Qn dedica due pagine di inchiesta sui casi di persone, soprattutto donne raggirate in rete con truffe affettive. Solo il 5 per cento delle vittime si rivolge alle forze dell’ordine per sfiducia negli inquirenti e per vergogna nei confronti dei parenti. D’altronde nel codice penale non è contemplato un simile reato. Da qui la difficoltà di proteggere le vittime e perseguire i malintenzionati.

Cittadinanza per Saman

Su proposta di Agnese Pini, direttrice di  Qn, Carlino Nazione e Giorno, il comune di Novellara (Reggio Emilia) attribuirà la cittadinanza onoraria a Saman Abbas, la ragazza pakistana uccisa nel 2021. Terminati tutti gli accertamenti sul corpo potrà avere finalmente un funerale e una sepoltura. Il padre e lo zio sono a processo, la madre è ancora latitante in Pakistan.

Dal mondo

La premio Nobel per la pace Narges Mohammadi ha iniziato in carcere lo sciopero della fame perché i funzionari di Teheran impediscono il suo trasferimento in una struttura di cura a causa del suo rifiuto ad indossare il velo. Nel frattempo, mentre lei resta al carcere duro, il parlamento iraniano ha inasprito ancor di più le sanzioni nei confronti delle donne ribelli. Intanto Francesco Guccini dedica la sua versione di Bella ciao alle donne che lottano per la libertà in Iran. Ma non è la stessa repubblica islamica a capo del forum sociale per i diritti umani delle Nazioni unite?

Battaglia vinta

Neanche i democratici ci credevano molto, ma il voto locale per il rinnovo di tre governatorati li ha premiati in Kentucky e Ohio, tradizionali feudi repubblicani e in Virginia, stato spesso conteso fra i due schieramenti. La difesa del diritto all’aborto è stato il tema che ha dominato più di altri la campagna elettorale e ha chiaramente favorito i democratici. I giornali spiegano come siano stati puniti i candidati governatori che avevano promesso inasprimenti a questo diritto, ma gli analisti mettono comunque in guardia dai facili entusiasmi: questi risultati non devono essere proiettati sulle politiche del prossimo anno che vedono Biden, procedere con grande affanno.  

Lo Sport

Rapiti dal tennis e dal fenomeno Sinner i giornali sportivi non dedicano quasi nulla agli sport delle femmine. Qualche sussulto solo per il volley perché si può parlare di Paola Egonu. Per il resto anche sul web, buio pesto.

Le buone notizie

Poche, non esageriamo. Però Paola Cortellesi con la sua opera prima da regista C’è ancora domani supera ogni altro film italiano con oltre 11 milioni di euro d’incassi e a ogni proiezione gli appausi del pubblico sono il termometro dell’emozione .

Una stella sul palco

Nicoletta Manni da prima ballerina a étoile della Scala. Mercoledì sera alla fine della seconda rappresentazione di Onegin di John Cranko con Roberto Bolle e lei prima ballerina, sono saliti sul palco il sovrintendente Dominique Meyer e il direttore del ballo Manuel Legris che hanno,  a sorpresa e contrariamente alle regole del teatro, annunciato la sua nomina a étoile.  

La giudice

Antonella Sciarrone Alibrandi, 58 anni, docente di Diritto dell’economia all’università Cattolica di Milano è la nuova giudice costituzionale nominata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’altro giudice di nomina presidenziale è Giovanni Pitruzzella , 64 anni costituzionalista con cattedra a Palermo: perfetta parità di genere almeno dal Quirinale.

Questa rassegna è un lavoro di squadra. Grazie quindi a Caterina Caparello, Gegia Celotti, Laura Fasano, Paola Rizzi, Luisella Seveso e Maria Luisa Villa.

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