Consenso e dissenso: sui corpi delle donne la battaglia delle parole | Giulia
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Consenso e dissenso: sui corpi delle donne la battaglia delle parole

Anche GiULiA giornaliste ha partecipato alle manifestazioni in tutta Italia contro il Ddl Bongiorno, perché il linguaggio è politica, come noi sappiamo bene.

Consenso e dissenso: sui corpi delle donne la battaglia delle parole
La manifestazione di Genova/ Credit Davide Pambianchi Freaklance
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Francesca Forleo Modifica articolo

16 Febbraio 2026 - 11.22


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Le parole sono importanti. Lo sappiamo bene noi di GiULiA Giornaliste che, dalla fondazione nel 2011, lavoriamo perché si affermino le parole giuste per raccontare la violenza contro le donne. Vi ricordate quando il termine femminicidio veniva definito “cacofonico”? Ora quella parola è entrata nel codice penale ed incarna uno specifico reato. Anche oggi scendiamo in campo per rivendicare l’importanza di una parola che potrebbe fare la differenza per combattere la violenza che da sempre si esercita contro di noi: quella sessuale. Aver abolito la parola consenso dal ddl Bongiorno sullo stupro ci fa ripiombare al fondo del baratro di processi in cui si dovrà dimostrare quando e come abbiamo espresso quel dissenso. Esponendoci, come sempre, a domande del tipo: «Avevi già le mutandine abbassate quando hai espresso dissenso? Che parole hai usato per dimostrare la tua contrarietà? Cosa stavi facendo tu, che cosa lui?». Senza contare il tema del freezing, quella paralisi che ti coglie quando sei vittima di violenza, ben descritto dalla collega Eleonora De Nardis nel suo editoriale del 26 gennaio scorso.

 Per questo GiULiA Giornaliste ha aderito con convinzione alla mobilitazione nazionale contro il ddl Bongiorno che ha preso forma in tante città italiane nella giornata di ieri, 15 febbraio. Una data simbolica, scelta dalla rete Dire: sono passati infatti 30 anni dall’entrata in vigore della legge del 1996 che, dopo anni di battaglie femministe, ha finalmente definito la violenza sessuale un reato contro la persona e non più contro la morale. Migliaia di donne sono scese in piazza o si sono riunite in assemblea nelle città di tutta Italia per ribadire il concetto che “senza consenso è stupro“. Assemblee, presidi, flashmob che hanno visto unite trasversalmente decine di associazioni femministe, donne democratiche, collettivi di adulte e ragazze. Per citarne solo alcune: Non una di meno, Edusex, Donne in rete per la politica, Donne per la Chiesa, AIED, Sindacato USB, Sportello contro la violenza e le discriminazioni sul luogo di lavoro, Collettivo PsicoGe, Cav Pandora, Brigata Alice, Rete Donna, Donne contro guerre e genocidio, About Gender.

E noi insieme a loro. Convinte che, oggi, il vero reato contro la morale sia cancellare con un colpo di mano la parola consenso da una legge che poteva cominciare, almeno sulla carta, a spostare il focus dalla violentata al violentatore. Un concetto ben ribadito dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2014, che ha ispirato quasi tutti i paesi europei ad adottare leggi basate sulla necessità del consenso, come ad esempio quella spagnola: “Solo sì es si”!

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