Scivolone di "D" di Repubblica: non banalizziamo la forza delle donne

L'editoriale della direttrice del news magazine ha provocato reazioni tra storiche e femministe [di Giovanna Pezzuoli]

L'articolo su D di Repubblica

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Redazione 29 luglio 2019
Un autentico scivolone è stato quello di Valeria Palermi, direttrice del magazine della Repubblica D, nel suo ultimo editoriale che si intitola, guarda caso, «La forza delle donne». Infatti, dopo aver invitato le lettrici a superare barriere, stereotipi anche inconsapevoli, incappa lei stessa in un notevole abbaglio, quando scrive che nel femminismo oggi, insieme a rivendicazioni di genere, girl power, pansessualismo e così via, confluirebbe anche «qualche cialtroneria probabilmente di troppo come il voler rileggere la storia (history) in versione herstory (giocando con il pronome possessivo femminile her)». Ma come? All’insegna della forza delle donne, costruisce un’ardita similitudine fra la popstar americana Miley Cyrus e una monaca buddista, cintura nera di Kung Fu, e poi si permette di ignorare cinquant’anni di studi di genere, storici e non solo! Come scrive in una lettera aperta Francesca Brezzi, presidente dell’Osservatorio di Studi di Genere (Gio) dell’Università Roma Tre, l’espressione herstory, peraltro felice crasi, è stata inventata da una grande teologa e storica delle donne quale Rosemarie Radford Ruether, proprio per sintetizzare il lavoro di studiose (storiche, letterate, filosofe) che hanno cercato di dare voce a chi per secoli non l’ha avuta, facendo entrare nei manuali figure femminili importanti quanto spesso dimenticate.

E che dire della Sis, ovvero della Società Italiana delle Storiche (www.societadellestoriche.it), nata nel 1989 proprio con l’obiettivo di promuovere la ricerca storica, didattica e documentaria nell’ambito della storia delle donne e della storia di genere? Herstory dunque a tutti gli effetti, introducendo concetti e categorie nuove nella ricerca e nella didattica, per modificare contenuti e metodi della conservazione documentaria e della trasmissione delle conoscenze. Docenti universitarie, bibliotecarie, archiviste, insegnanti, giovani ricercatrici, nel nome della storia delle donne, organizzano congressi nazionali e internazionali, seminari e convegni, scuole estive e corsi di formazione, collaborando con le amministrazioni pubbliche, le istituzioni universitarie e il Ministero dell’Istruzione. Dal 2002 esce anche la rivista semestrale Genesis, attualmente la più prestigiosa rivista di storia delle donne in Italia.


Non banalizziamo, dunque, la forza delle donne (sull’argomento sta per uscire, tra l’altro, un bel libro di Alessandra Chiricosta, edito nella collana workshop di Iacobelli, intitolato Un altro genere di forza), consapevoli dell’importanza di una genealogia femminile e di tutte le «eroine» cancellate da una storia al maschile, a partire da Rosalia Montmasson, ovvero La ragazza di Marsiglia, l’unica donna che nel 1861 s’imbarcò alla volta della Sicilia per partecipare all’impresa garibaldina, come narra nel suo libro suggestivo Maria Attanasio.


Ed è herstory anche la storia più recente raccontata nel sito consultato da tantissime donne (www.herstory.it) dove si trova una mappa virtuale del protagonismo femminista romano dagli anni Settanta ad oggi. Conservato in formato digitale, è a disposizione di tutte e tutti un vasto patrimonio storico per fare conoscere alle giovani generazioni, attraverso documenti, foto, volantini, ritagli e manifesti, un’eredità troppo spesso ignorata. Come spiega Giovanna Olivieri di Archivia, tra le ideatrici del sito, cui è collegata anche una app per orientarsi nei luoghi femministi della città, sono censiti oltre 300 collettivi romani e laziali, ognuno dei quali ha una scheda con materiali di archivio, storia e attività, indispensabili a chiunque voglia fare ricerche sulla storia al femminile.


«Neanche morta l’avrei chiamata history!», conclude un po’ scherzosamente Giovanna Olivieri.