Il DDl Pillon, vendetta contro le donne Tutte in piazza il 28 settembre a Roma

Intervista a Vittoria Tola, della segreteria UDI, su 70 anni di battaglie delle donne. I rischi di un ritorno al passato [di Anna Scalfati]

Vittoria Tola al centro alla conferenza stampa dello scorso 23 luglio

Vittoria Tola al centro alla conferenza stampa dello scorso 23 luglio

Redazione 10 agosto 2019

di Anna Scalfati

#No Pillon, l’appuntamento è già stato fissato: tutte in piazza a Roma il 28 settembre. Abbiamo intervistato Vittoria Tola, della segreteria dell’UDI (che tanto a lungo ha guidato) e una delle protagoniste alla conferenza stampa al Senato convocata lo scorso 23 luglio, in concomitanza con la ripresa dei lavori in Commissione giustizia sul Ddl 735 e testi collegati. 

Rispetto a quanto già proposto nell’incontro al Senato, la mobilitazione è stata lanciata per settembre. Come mai non c’è nessuna fiducia nel testo unificato che potrebbe uscire alla ripresa dei lavori parlamentari tra i disegni di legge presenti al Senato sulla separazione e affido condiviso?

Non c’è nessuna speranza di miglioramento perché quei ddl sono sbagliati in tutti i sensi e hanno proposte irricevibili sulle donne sui bambini, sulla concezione della famiglia e sui rapporti tra donne e uomini e sulla realtà italiana. Se dovessero essere approvate vincerebbe la vendetta di forze reazionarie nei confronti degli ultimi 70 anni in cui abbiamo in tante e tanti lavorato per inverare la Costituzione e riconoscere la soggettività politica delle donne e il riconoscimento dei bambini/e a essere soggetti di diritto e non proprietà e basta come la teoria della pas o la bigenitorialità perfetta li vorrebbe trasformare negando libertà, diritti e persino la violenza subita o assistita.  Una vendetta politica e storica contro le donne italiane che non a caso è legata alla restaurazione per il ritorno all’ordine naturale nella famiglia e nella società al predominio patriarcale dei sovranisti mondiali che le donne dell’Udi, e non solo, combattono anche dalla Resistenza e hanno cercato di far vivere anche nell’assemblea costituente. Le Costituenti: donne speciali, ragazze come noi: è così, con le biografie delle 21 donne che parteciparono alla stesura della Costituzione che l’Udi ha riaffermato il ruolo fondamentale svolto dalla parte femminile del Paese nella costruzione del processo democratico”.

Un volume, quello sulle Costituenti, pensato per le scuole, per le nuove generazioni, stampato in occasione degli ottant’anni della Costituzione Italiana, nel novembre scorso. E’ in questo legame con il passato che Vittoria Tola, segreteria nazionale dell’Udi insieme ad altre dirigenti, ha supervisionato l’edizione del volume, vede la via da percorrere in tempi che definisce duri, forse per alcuni versi “i più duri dal dopoguerra”.

L’Italia di periodi difficili ne ha passati tanti se pensiamo al dopoguerra, agli anni del terrorismo ma mai come oggi si è giunti a un punto di scontro e di rottura di una dimensione politica e legislativa. È un periodo duro anche perché una parte delle donne, come mai nel periodo repubblicano, si è schierata contro altre donne aderendo a progetti reazionari populisti”.

Come te lo spieghi questo fenomeno di distacco da battaglie comuni?

La mia idea è che da un lato siano state ben contente che altre conquistassero diritti e possibilità anche per loro ma che non riconoscono (vedi la presenza femminile in parlamento) ma che da tempo vi sia, anche per la strumentalizzazione politica della paura, una percezione di insicurezza che spinge a tornare verso modelli strutturati del passato ma di emancipazione negativa. Di fronte a grandi cambiamenti nel mondo donne e uomini si trovano alla ricerca di un mondo perduto: erano certi di cose che invece si sono modificate e sembrano portare a situazioni incontrollabili. I rischi, per le donne, con una forza politica sovranista populista sono di ritorno al passato anche più di quanto loro credano possibile. Quello che viene definito “ordine naturale” altro non è che la restaurazione del potere patriarcale come comunemente interpretato nel Libro della Bibbia sulla Creazione ma ristabilendo la superiorià di genere maschile. E difatti vediamo che i movimenti sovranisti sono anche contro Papa Bergoglio e i loro amici di riferimento sono Putin, Orban, Trump. Questi personaggi vogliono soprattutto che non esista una democrazia liberale. Non vogliono donne e bambini soggetti di diritto e soggetti liberi. Le donne devono fare figli, tornare a casa e sostituirsi nel welfare.  Si sta recuperando il diritto degli adulti, dei padri, di punire qualunque donna non si adegui anche con la sottrazione dei figli, un ritorno al codice Rocco”. 

Vittoria, l’UDI nasce nel 1945 e attraversa  il secolo passato e quello appena iniziato: che cosa è cambiato e che cosa è rimasto dei movimenti femministi anche alla luce di questa nuova Alleanza delle parlamentari nel mondo?

Questa Alleanza  è importante e vedremo come opererà, certo le grandi Conferenze dell’Onu nei decenni passati hanno aiutato molto le donne e le donne  hanno lavorato in questo senso . E’ cambiato molto ma non abbastanza nella vita personale collettiva e culturale di tutte/i. Ma il femminismo è una realtà molto complessa e non facilmente definibile. Io sono arrivata a Roma proprio nel momento dell’ esplosione dei collettivi femministi  negli anni 70 e mi è sembrato che l’UDI, nonostante indecisioni e rigidità, fosse ancora un punto ineludibile per la sua storia e per tutte le sue battaglie con donne di tutte le età e di ogni realtà sociale che si impegnavano  con  generosità  e responsabilità  per cambiare e migliorare la vita di tutte. Ed è con questo spirito che abbiamo affrontato questioni come il divorzio, l’aborto, la contraccezione, poi la violenza, il sessismo nel linguaggio e nelle pubblicità, i diritti delle donne migranti, il lavoro la precarietà, la disparità salariale e le discriminazioni nel lavoro e nella politica. Molte allora parlavano di sorellanza. Oggi dovremmo metterci d’accordo su una idea comune: il femminismo è e rimane un insieme di pensieri e di pratiche politiche diverse ma unificato dal dare valore al proprio sesso ed è ineludibile per migliorare il mondo.

L’UDI quale ruolo può avere nel creare un movimento largo per i diritti delle donne?

Il movimento anche se frastagliato per fortuna esiste e credo che debba rimanere lo spirito che ha caratterizzato sempre l’associazione con senso di unità e dialogo tra tutte e riflessioni approfondite.  E’ un atteggiamento da posizioni molto differenti che abbiamo avuto nella storia anche sui grandi temi con donne cattoliche lavorando ognuna per la sua parte alla storia del Paese ma anche attualmente su temi come tratta e prostituzione.  Anche per mantenere un filo di memoria che troppo spesso manca abbiamo digitalizzato manifesti, foto e il materiale dell’archivio sulla violenza maschile con tutta la documentazione che oggi può essere accessibile a studiose, studiosi e alle nuove generazioni che abbiano voglia di misurarsi sul presente e futuro con una visione di lungo periodo. Molto lavoro unitario  tra donne dunque ma richieste precise anche alle istituzioni a tutti i livelli come abbiamo fatto sia per No more sia per arrivare a fare ricerche  di genere  mirate e finanziate come sono state le ricerche Istat. Insomma crediamo nel valore di questo impegno volontario gratuito e non gerarchico. Anche per continuare nel lavoro che ci ha appassionato in questi anni sui problemi più urgenti.  La precarietà nel lavoro, lo sfaldamento dello stato sociale, la violenza maschile che non si riesce a contenere e la crescente aggressione portata avanti dai pro vita e dalla lobby dei padri separati. E con padri separati pensiamo non solo a Pillon ma anche a giornalisti e uomini famosi che hanno costruito, usando la televisione pubblica, una narrazione dei conflitti familiari che vede i padri separati come uomini poveri e deprivati e le donne separate come le responsabili di questa condizione mentre si godono i beni familiari prodotti da soli mariti”.

A settembre si prepara la grande manifestazione di protesta contro il testo unificato dei 5 ddl in Senato coordinato dal senatore Pillon: sapranno le donne dei vari movimenti e associazioni dimostrare quella unità e solidarietà che tante volte è mancata?  Si dice proprio che le divisioni siano alla base della debolezza per il genere femminile di vincere le battaglie contro le discriminazioni.

La manifestazione è lanciata proprio in modo da unire tutte Ma ricordo che in questi anni ci sono state molte lotte unitarie che però stentano a strutturarsi in modo stabile nelle nuove condizioni sociali e mediatiche che viviamo.


Le divisioni in genere non aiutano come non aiuta il fatto che ci siano donne complici del potere maschile ma non perderei mai di vista che proprio il potere maschile si è strutturato per millenni condizionando ogni aspetto della società della cultura e della legislazione. Siamo state l’imprevisto della storia come si diceva nel neofemminismo, abbiamo cambiato molto ma oggi davanti alla reazione dobbiamo unificare l’analisi, individuare in modo netto i pericoli e costruire una rete su base nazionale e internazionale più strutturata. Dobbiamo combattere chi sta rompendo l’ordine costituzionale costruito con fatica e sacrifici.  Nella manifestazione del 28 settembre dobbiamo essere unite e valorizzare tutte le diversità: dobbiamo essere come le Costituenti. Trasversali e unite come quelle 21 coraggiose donne i cui nomi sono impressi nella storia di tutte noi.  Da M. Agamben ad Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Angela Maria Guidi, Elisabetta Conci, Filomena delli Castelli, Nadia Gallico, Angela Gotelli, Nilde Iotti, Maria de Unterrichter, Teresa Mattei, Angelina Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana, Maria Nicotra Fiorini, Teresa Noce, Ottavia Penna, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio donne speciali, ragazze come quelle di oggi con una grande esigenza di giustizia e di un mondo migliore”.