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Paradossale: Mastrogiovanni sotto processo insieme ai suoi offender

Il 22 ottobre a Lecce sul banco degli imputati politici e imprenditori che hanno minacciato e offeso Marilù Mastrogiovanni. Ma su quel banco (incredibile) c'è anche lei... [di Silvia Garambois]

Paradossale: Mastrogiovanni sotto processo insieme ai suoi offender
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Silvia Garambois Modifica articolo

21 Ottobre 2020 - 15.40


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…e adesso siamo arrivate al processo. Una storia paradossale, iniziata in una sala del Senato quando Marilù Mastrogiovanni ha ricevuto il prestigioso premio d’inchiesta “Giustolisi”, alla presenza dell’allora presidente Grasso, con una motivazione forte: “A Marilù Mastrogiovanni per il suo portale su fatti e misfatti della sacra corona unita, e perché, nonostante la sua condizione di giornalista precaria, continua a informare combattendo contro le minacce della malavita organizzata che la costringono a vivere sotto protezione per aver denunciato gli intrecci tra affari, politica e criminalità in Puglia”.
E dal giorno dopo è stata travolta dal sequestro del suo giornale (poi dissequestrato) e da una grandinata di attacchi sessisti e intimidatori e di procedimenti giudiziari. Che ha vinto. Ma che non è ancora finita…

Lei stessa di questa sua vicenda raccontava: “Di quest’inchiesta dicevano che sono solo chiacchiere di paese. Poi sono arrivati manifesti del sindaco contro di me in più riprese, manifesti con caricature di me nella fossa, minacce di querela e querele dell’intera Giunta del mio paesello pagate con soldi pubblici. Poi le minacce e le pattuglie dei Carabinieri sotto casa. Poi la richiesta di risarcimento danni da 200mila euro della ditta che dà lavoro ai mafiosi ma che vince gli appalti pubblici per i rifiuti. Poi il fango e la valanga di schifo su Facebook. Poi l’isolamento e la gente che al supermercato fa finta di non vederti perché ha paura di far vedere che ti saluta. Poi la solidarietà, i cortei dei bambini, gli incontri nelle scuole, i colleghi uniti e solidali. Poi sono arrivati gli arresti, un quasi morto ammazzato. Un furto e vari danneggiamenti a casa”. A casa appiccarono anche il fuoco, nella notte, mentre Marilù e la sua famiglia dormivano, e arrivarono anche minacce di morte, 4000, via mail.

“Colpevole” perché in quell’inchiesta aveva tracciato l’identità e il modus operandi di un nuovo clan imprenditoriale-politico-mafioso, fino ad allora non censito dagli inquirenti e solo in un secondo tempo “decapitato” dalla magistratura e inserito dalla DIA nelle relazioni annuali come tra i più sanguinari e violenti clan emergenti della sacra corona unita. Ma nel frattempo Marilù Mastrogiovanni e la sua famiglia hanno dovuto cambiare casa e città: una scelta personale dettata dalle misure di protezione ritenute dalla sua famiglia non sufficienti.

La sorpresa: oggi la Procura di Lecce, concluse le indagini preliminari, ha deciso di mettere sul banco degli imputati quelli che hanno “offeso la reputazione” di Marilù (“Sei una grandissima falsa, troia, dimmi dove stai che sto venendo, la puttana di tua madre”, o “il lavoro della giornalista Mastrogiovanni è un fenomeno da stoppare in qualsiasi modo”, o ancora tappezzando Casarano di manifesti in cui Marilù è disegnata in una fossa, tutti elementi che si rilevano dagli atti), e insieme a loro la stessa Marilù, per aver “offeso la reputazione” di uno degli accusati, scrivendo sul suo giornale, “Il tacco d’Italia”, i passaggi di alcune intercettazioni. Parte offesa e imputata.

Pazzesco? Pazzesco. Una partita doppia che si gioca giovedì 22 a Lecce, e dove Marilù avrà al fianco la Federazione della Stampa che si costituirà parte civile, come anche Ossigeno per l’Informazione e alcune associazioni femminili (Pangea, Udi). Soprattutto l’eco forte delle tante associazioni di donne che rilanciano questa paradossale vicenda giudiziaria con l’hashtag #iostoconmarilù.

E poi ci siamo noi, le sue colleghe. Mastrogiovanni, che in GiULiA è tra le esponenti che hanno incarichi di rilievo, ha sempre al fianco le colleghe dell’associazione, siamo e saremo la sua “scorta mediatica”, insieme a tante e tanti altri giornaliste e giornalisti.

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