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La mela di Biancaneve per fermare la pillola RU486

"Pro Vita e Famiglia" minaccia le donne dall'alto di mega-manifesti a Roma e a Milano. Slogan falsi per fare paura. Le denunce delle donne e delle associazioni femminili e femministe.

La mela di Biancaneve per fermare la pillola RU486

Redazione

8 Dicembre 2020 - 17.34


Milano, via Vigoni, angolo Mercalli, zona corso d’Italia. Roma, zona Labaro-Prima Porta, e poi via Gregorio VII… Rieccoli. L’attacco alle donne, ai diritti delle donne, alla libertà delle donne, alla vita delle donne.

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La pillola RU486 a loro non va proprio giù. Se ne facessero una ragione. E invece minacciano. La donna a terra che non si sa se ha addentato la mela delle sacre scritture, indicata a Eva dal serpente, o se invece ha dato un morso alla mela della strega di Biancaneve, quella della favola dei fratelli Grimm.

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Ma non fa ridere. Scrivere “mette a rischio la salute e la vita della donna e uccide il figlio in grembo” è un miscuglio di bugie e minacce, bugiardini farmaceutici e balle bigotte, pubblicità ingannevole e falso ideologico.

 

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E le donne hanno reagito, hanno incominciato a denunciare. Le pubblicità ingannevoli e discriminatorie sono condannate dallo IAP. Le campagne di odio come questa non possono avere spazio in metropoli europee come Roma e Milano.

 

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Di.Re, la rete dei centri antiviolenza, è insorta: “L’interruzione volontaria della gravidanza è legale in Italia in base alla legge 194/78, una legge fortemente voluta dalle donne e confermata da un referendum popolare”, ricorda Veltri, “per mettere fine alle tragiche conseguenze degli aborti clandestini. Da quando è entrata in vigore gli aborti in Italia hanno continuato a calare. Quello che consentirebbe di ridurne ulteriormente il numero è una diffusione capillare dell’educazione alla sessualità e degli anticoncezionali sicuri a costi accettabili per tutte le donne e le ragazze”.

“La RU486 somministrata senza ospedalizzazione, come da Linee guida del Ministero della Salute, permette di rendere accessibile l’interruzione di gravidanza in sicurezza a tutte le donne, in particolare a coloro che vivono in regioni con un alto tasso di obiezioni di coscienza, che ancora non sono state risolte con l’assunzione di medici ginecologi non obiettori per garantire la piena applicazione della legge 194”.

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“Nessuna donna affronta l’interruzione di gravidanza come una passeggiata, nemmeno quando prende la RU486”, ha sostenuto la presidente Antonella Veltri. “Ma tutte le donne pretendono che la loro libertà di scelta e il diritto di decidere del proprio corpo siano pienamente rispettati.

La RU486 somministrata senza ospedalizzazione, come da Linee guida del Ministero della Salute, permette di rendere accessibile l’interruzione di gravidanza in sicurezza a tutte le donne, in particolare a coloro che vivono in regioni con un alto tasso di obiezioni di coscienza, che ancora non sono state risolte con l’assunzione di medici ginecologi non obiettori per garantire la piena applicazione della legge 194”.

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C’è stata già battaglia in troppe regioni per affermare questo diritto. A partire dall’Umbria.

Come possono solo pensare che le donne si fermino con un manifesto?

E a Milano il manifesto di Pro Vita ha resistito una sola notte: la presidente della Comissione Pari Opportunità del Comune di Miano, Diana De Marchi, consigliera Pd, ha mobilitato la giunta di Beppe Sala per intervenire sulla società concessionaria che ha fatto fare l’affissione. “Pro Vita questa città ti consiglia di smetterla, i tuoi manifesti vengono sempre rimossi!“, ha scritto De Marchi su Facebook.

Aspettiamo che anche la giunta Raggi – che già altre volte era intervenuta – faccia altrettanto per Roma.

 

 

 

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