Protocollo Zeus, meglio prevenire

L'accordo fra Polizia e Centro italiano per la promozione della mediazione per “imporre” ai violenti un percorso di consapevolezza [di Paola Rizzi]

La copertina del protocollo Zeus

La copertina del protocollo Zeus

Redazione 5 aprile 2018

«Zeus è il più famoso dei maltrattanti, per questo abbiamo intitolato a lui questo protocollo che ha come scopo educarli e riabilitarli, altrimenti il ciclo della violenza non si interrompe». Alessandra Simone è a capo della sezione anticrimine di Milano ed è l’ideatrice del protocollo Zeus per stalker, maltrattanti e cyberbulli sottoscritto oggi, giovedì 5 aprile, tra la Questura e il Cipm, Centro italiano per la promozione della mediazione. Ci crede tantissimo e il suo entusiasmo contagia anche il questore Marcello Cardona che alla presentazione ha parlato di un progetto pilota che pone Milano all’avanguardia e su cui si dovrà fare proselitismo per non lasciare indietro il resto d’Italia.


C’è molto di rivoluzionario in effetti in un sistema che decide, come si legge nella nota della questura di «prendersi cura anche di chi agisce violenza» per prevenire la commissione di reati. Una sorta di pre-crimine che prende per le corna uno dei problemi della violenza di genere: l’incapacità di gestire le emozioni e controllare la rabbia o la frustrazione. Alla base del protocollo c’è l’ingiunzione trattamentale, ossia l’obbligo a seguire un trattamento, inserita nell’ammonimento, una sorta di avviso che il Questore manda ad autori di violenze o atti persecutori su segnalazione della vittima o nel caso di violenze domestiche, dove la donna può aver paura ad esporsi, anche di terzi, per esempio ospedali. È una misura che precede la denuncia vera e propria e ammonisce appunto il destinatario di interrompere i comportamenti molesti.


Con il protocollo Zeus la novità è che nell’ammonimento, già previsto, sarà inserito anche l’ingiunzione trattamentale. «E’ una direzione completamente nuova –dice il criminologo Paolo Giulini, che assieme a Francesca Garbarino dirige il Cipm, che finora si è dedicato a maltrattanti o stalker dopo una condanna o su segnalazione di magistrati- Sempre di più il diritto penale si occupa della qualità delle relazioni, secondo un principio di giustizia riparativa». Il team del Cidim nel 2017 ha trattato 225 casi con 82 nuovi accessi in convenzione con il Comune di Milano e 30 con la Regione.


«La cosa più difficile è convincere queste persone che hanno un problema – continua Giulini- perché nella maggior parte dei casi non ne sono consapevoli. Ma è molto importante agire presto perché queste condotte sono legate a dinamiche escalatorie. A partire da un primo episodio meno grave, chi li agisce può perdere il controllo fino a commettere atti irreparabili, ed è importante accompagnare le persone per controllare gli impulsi».


Chiave del protocollo è la sinergia: se l’ammonito diserta gli incontri il Cipm lo segnalerà alla questura e questo diventerà un’aggravante. La ratio è che offrire un’alternativa in più a chi ancora non è stato coinvolto in procedimenti penali significa tentare un percorso che supera il concetto tradizionale di prevenzione. Simone insiste molto sul fatto che «l’importanza di offrire a queste persone uno spazio trattamentale è sottolineata dalle convenzioni internazionali più recenti, da quella di Lanzarote sulla violenza nei confronti dei minori a quella di Istanbul sulla violenza domestica e di genere, che ben hanno inquadrato come le problematiche relative alla violenza vadano affrontate con un approccio integrato, trattando anche le fragilità di coloro che sono portati alla violenza, mettendo in connessione Servizi e Istituzioni che a vari livelli intercettano e prevengono le relazioni violente». Che ci sia molto lavoro da fare lo dicono i numeri del 2018: in tre mesi la Questura di Milano ha già ammonito 19 stalker e 11 maltrattanti.