Nellie Bly, regina delle graphic novel

La giornalista americana nel 1887 "inventò" il giornalismo sotto copertura: si finse pazza per raccontare l’inferno dell’istituto psichiatrico femminile di Blackwell’s Island. [di Eleonora Giovinazzo]

Nellie Bly nel doodle di Google per il 151° anniversario della nascita

Nellie Bly nel doodle di Google per il 151° anniversario della nascita

Eleonora Giovinazzo 28 dicembre 2020

Un cratere sulla superficie di Venere porta il suo nome: Bly. È uno dei crateri con diametro maggiore di 20 km, quelli a cui sono stati associati i nomi di donne celebri. Il Wall Street Journal l’ha definita “la madre di tutte le giornaliste” e nel 1998 è stata inserita nella National Women's Hall of Fame, istituzione statunitense che omaggia le donne che con le loro potenzialità hanno contribuito allo sviluppo degli Stati Uniti. Eppure, anche nel campo del giornalismo, in Italia non a tutti è noto il nome di Nellie Bly, pseudonimo con il quale si firmava Elizabeth Jane Cochran.

 

Nel 19° secolo è diventata un modello per l’emancipazione femminile, ma è nel 21° secolo che libri e romanzi a fumetti, noti come graphic novel, stanno riportando la sua storia all’attenzione dei lettori nel nostro Paese. La carriera di Bly, nata in Pennsylvania nel 1864, iniziò nel 1885, quando lesse sul Pittsburgh Dispatch un editoriale dal titolo “A cosa servono le ragazze”. L’autore, Erasmus Wilson, invitava le donne a occuparsi della casa e abbandonare l’idea abominevole di lavorare. Inviò una lettera, firmata “Ragazza orfana solitaria”. La disamina colpì il direttore, George Madden, che la invitò a identificarsi. Le sue prime inchieste per il Dispatch, firmate con lo pseudonimo Nellie Bly, fecero tremare i proprietari delle fabbriche e lei divenne un personaggio scomodo. Il quotidiano la spinse a trattare temi come cura della casa e giardinaggio; decise invece di partire per il Messico come corrispondente. Fu costretta a tornare a Pittsburgh dopo sei mesi per aver denunciato soprusi e corruzione.



All’ennesimo invito a occuparsi di argomenti ritenuti più congeniali per una donna, salutò tutti con un biglietto: “Vado a New York. Sentirete parlare di me”. Auspicio che si realizzò e che la scrittrice Sara Rattaro ha preso in prestito per il titolo del suo libro, rivolto ai più giovani (Sentirai parlare di me. Vita e avventure della prima reporter della storia, Mondadori Oscar Junior, 2020). Le donne giornaliste non erano una novità assoluta per l’epoca, anche in Europa, ma erano spesso relegate nei settori considerati femminili. Bly ha lottato per sfuggire a quella che reputava una condanna. “Fin da giovanissima aveva deciso di entrare in un mondo che aveva un registro fortemente maschile e ci è riuscita”, commenta Nicola Attadio, che su di lei ha scritto Dove nasce il vento. Vita di Nellie Bly (Bompiani, 2018).

 

Nel 1887 la reporter inventò il giornalismo sotto copertura, fingendosi pazza e facendosi internare per raccontare l’inferno dell’istituto psichiatrico femminile di Blackwell’s Island. L’inchiesta Dieci giorni in manicomio, pubblicata sul New York World di Joseph Pulitzer, diventò presto un libro, tradotto anche in Italia da Edizioni clandestine nel 2017. La sua indagine destò talmente scalpore che venne stanziato un milione di dollari in più all’anno per le cure delle persone mentalmente instabili. Filo conduttore del suo lavoro e delle sue inchieste sotto copertura è stato ottenere risultati concreti per migliorare la vita delle persone. Si è battuta per i diseredati, gli indifesi le minoranze e ha sfidato le aspettative che la società aveva per le donne.



Nel 1888 è stata una delle poche giornaliste a intervistare Belva Ann Lockwood, tra le prime donne a candidarsi alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti che, consapevole che quasi nessuno l’avrebbe votata, dichiarò: «Lo faccio perché questo serva a educare la gente all’idea di una donna alla Casa Bianca». Nel 1889 Bly ha battuto il record di Phileas Fogg, protagonista del libro Il Giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne, compiendo l’impresa in 72 giorni.

Fu una delle prime inviate di guerra nel primo conflitto mondiale. Tornata a New York continuò l’attività giornalistica, usando la sua influenza per trovare casa ai bambini abbandonati. Morì nel 1922 per una polmonite.

 

In Italia la prima a occuparsi di Bly è stata la ricercatrice Cristina Scatamacchia, che nel 2002 ha pubblicato per Morlacchi Editore il testo universitario Nellie Bly. Unavventurosa giornalista e viaggiatrice americana dellOttocento. Lettori e lettrici potrebbero averla scoperta grazie a Tredici giornalisti quasi perfetti di David Randall (Laterza, 2007). Serena Dandini ha dedicato un capitolo alla giornalista nel suo Il catalogo delle donne valorose (Mondadori, 2018).

 

Rendere giustizia alla vita e alla carriera di Bly in poche righe è un’impresa ardua. In questo i graphic novel hanno una marcia in più. «Scelgono alcuni aspetti e, grazie a un linguaggio pop e più immediato, rendono appetibili anche le narrazioni complesse», evidenzia la fumettista Silvia Ziche, autrice di E noi dove eravamo? (Feltrinelli Comics, 2018). «È sicuramente un approccio più facile rispetto a un saggio e accende l’interesse».

 

A livello editoriale la maggiore attenzione alle storie delle donne come Bly è iniziata da Storie della buonanotte per bambine ribelli. Cento vite di donne straordinarie di Francesca Cavallo ed Elena Favilli (Mondadori, 2017), in cui è stata inserita anche la giornalista. «Da lì in poi in alcuni casi si è inseguito il mito dell’empowerment fine a se stesso, e questo è un peccato. A me interessava mettere in luce il contributo collettivo, l’idea che alcune donne abbiano reso possibile migliorare la vita di tutte», commenta Assia Petricelli, fumettista autrice di Cattive ragazze. Quindici storie di donne audaci e creative (Sinnos, 2013), in cui è inclusa anche la reporter.

 

Bly compare in altre due raccolte di romanzi a fumetti, Indomite. Storie di donne che fanno ciò che vogliono. Vol. 2, di Pénélope Bagieu (Bao Publishing, 2019) e Straordinarie. Vita e imprese di 30 donne decisamente fuori dagli schemi di Ellenì (Becco Giallo, 2019). «La riscoperta di donne importanti si sta facendo strada sia attraverso il fumetto che attraverso i libri illustrati», sottolinea Laura Scarpa, fumettista e fondatrice della scuola di fumetto ComicOut. «Il graphic novel, anche a livello mondiale, si sta evolvendo in graphic journalism e le biografie stanno andando per la maggiore. Bisogna considerare anche che il fumetto costa molto meno di film e serie televisive, soprattutto per quanto riguarda le ambientazioni storiche».

Sugli scaffali delle librerie sono esposti diversi graphic novel di questo tipo. «Il fatto che negli ultimi anni le donne abbiano iniziato a leggere fumetti ha coinciso con il fatto che abbiano iniziato a crearli», spiega Simona Binni, fumettista e curatrice per la casa editrice Tunué della collana Ariel, inaugurata nel 2019 con Nellie Bly, di Luciana Cimino e Sergio Algozzino. «La maggiore partecipazione come autrici e disegnatrici ha portato a una nuova sensibilità e al desiderio di accendere i riflettori su storie di donne tenaci e determinate che hanno contribuito ad abbattere gli stereotipi».

Operazioni ottime per aumentare la consapevolezza delle donne, ma che in diversi casi sembrano rivolgersi solo a un pubblico femminile. Mescolare storie di uomini e donne importanti forse gioverebbe ulteriormente alla loro riscoperta.