Parità nei media: i primi della classe del Nord Europa al 40% ed è boom della Groenlandia | Giulia
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Parità nei media: i primi della classe del Nord Europa al 40% ed è boom della Groenlandia

GiULiA giornaliste con il suo progetto Enwe è stata invitata al summit danese che ha visto l'analisi dei dati del Global Media Monitoring Project nei paesi nordici. Il dato comune è la mancanza di veri miglioramenti negli ultimi anni, ma mentre il dato globale di visibilità delle donne sui media è del 26%, lì si viaggia tra il 31 e il 39% con punte oltre il 40% e la sorpresa della Groenlandia.

Parità nei media: i primi della classe del Nord Europa al 40% ed è boom della Groenlandia
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Luisella Seveso Modifica articolo

20 Febbraio 2026 - 11.58


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Un po’ depresse ma curiose. Depresse dai  pessimi risultati italiani dell’edizione 2025 del Global Media Monitoring Project 2025, di cui abbiamo già parlato qui. Curiose di conoscere dalle colleghe di altri Paesi europei, nordici in particolare, un commento ai loro risultati,

L’occasione è stato l’invito a partecipare al summit danese Who Makes the News?, dedicato alla parità di genere nei media, sulla base dei risultati del GMMP 2025. La conferenza è stata organizzata dall’Università d’Islanda, insieme all’Università di Helsinki, all’Università della Groenlandia, alla Linné University, all’Oslo Met University e alla Roskilde University.

Ricercatori, giornalisti, redattori, responsabili politici e rappresentanti della società civile si sono incontrati a Copenaghen il 5 febbraio scorso sotto la supervisione della professoressa Maria Edström,  docente di giornalismo all’Università di Göteborg, per presentare i risultati globali e nordici, condividere buone pratiche e rafforzare la collaborazione. Noi abbiamo presentato il nostro progetto ENWE nella sezione “best practices”, e l’idea di database di esperte e della rete europea che li unisce ha suscitato un forte interesse in luoghi dove non sembrava essercene bisogno.

Luisella Seveso presenta Enwe alla conferenza di Copenhagen.

L’incontro ha mostrato una situazione sicuramente più rosea della nostra  (che tanto per chiarire si attesta al 26% per  presenza di donne nei media) ma ha anche evidenziato la tendenza ad un mantenimento dello status quo piuttosto che ad un miglioramento.

Lo ha confermato in apertura dei lavori  Sarah Macharia, economista femminista, secondo cui l’analisi degli ultimi trent’anni, dall’inizio dello studio GMMP,  mostra un andamento chiaro: piccoli ma costanti progressi iniziali seguiti da una lunga fase di stagnazione. I risultati più recenti confermano questa stabilità, senza regressi significativi negli indicatori principali, ma con una tendenza generale all’appiattimento. Dato preoccupante, soprattutto nel contesto geopolitico attuale, dove crescono movimenti contrari ai diritti delle donne e all’uguaglianza di genere, con il rischio di un arretramento globale.

L’analisi in dettaglio dei paesi del Nord Europa si allinea su questa inerzia: nessun Paese nordico tranne la Groenlandia, supera stabilmente fino ad oggi la soglia del 40% di presenze femminili nelle notizie. Così in Islanda,  dove si registra un 38% di presenze femminili nei media, nonostante l’importante spazio femminile nelle posizioni pubbliche e politiche, le donne continuano a essere poco presenti nei settori economici e finanziari. Il mercato del lavoro è ancora bloccato e i risultati mostrano che la rappresentanza formale non basta a garantire equilibrio nei media. Nel tempo, l’Islanda ha celebrato i buoni risultati nel Global Gender Gap, ma ha trascurato gli indicatori meno positivi.

In Groenlandia, come detto, la situazione appare relativamente equilibrata: il 41% delle fonti nei notiziari sono donne.  E in politica c’è un equilibrio numerico. Tuttavia persistono schemi tradizionali: gli uomini dominano le notizie economiche, mentre le donne compaiono più spesso in ambiti culturali o sociali.

In Svezia si era registrato un progresso significativo tra il 2015 e il 2020, ma recentemente si è osservata una lieve flessione e un appiattimento della tendenza. I dati si fermano al 37% .  Si parla di un “soffitto di cristallo”: superare un terzo di presenza femminile nei contenuti informativi sembra difficile e i progressi non sono stabili senza un lavoro costante.

Anche in Norvegia i dati mostrano una stagnazione, nonostante una maggiore consapevolezza da parte dei direttori dei giornali. Anche se il governo rispetta formalmente l’equilibrio di genere, le figure politiche più visibili sono spesso uomini. Si ipotizza che la maggiore presenza femminile nelle scuole di giornalismo e nei media online possa influenzare positivamente i contenuti in futuro, ma permane una forte dipendenza dalle élite maschili come fonti principali.

In Finlandia la percentuale è intorno al 35% nei media tradizionali e leggermente più bassa includendo le notizie online, nonostante un’alta presenza femminile in Parlamento e nel Governo,

La Danimarca rappresenta una storia relativamente positiva. Nel tempo è cambiato l’atteggiamento dei direttori: inizialmente c’era resistenza e si sosteneva che i media si limitassero a “riflettere la realtà”. Oggi molte redazioni monitorano attivamente i propri dati e riconoscono l’esistenza di un “soffitto” , che negli anni ha portato ad un andamento altalenante tra il 30 e il 40%. Tuttavia, anche la presenza di una prima ministra donna non ha prodotto un impatto decisivo sulla rappresentazione nei media.

Dai dati emerge che le donne restano sottorappresentate come esperte nei notiziari e che sono spesso più presenti come portavoce che come vere autorità riconosciute.
Anche nel Nord Europa quindi il numero di donne interpellate per la loro competenza è piuttosto basso: secondo il rapporto GMMP e le analisi sulla stampa solo circa il 20 % delle persone interpellate nei media come esperte è costituito da donne. In Italia questo è forse l’unico dato nettamente cresciuto negli ultimi 5 anni: oggi abbiamo raggiunto quasi il 40%. Anche grazie al nostro impegno?

Per concludere con i commenti ai risultati nordici: nelle notizie politiche e internazionali la presenza femminile è inferiore a quella reale nelle istituzioni e si osserva talvolta una compensazione con un maggior numero di presentatrici, ma non di fonti femminili.

Un problema comune buttato sul tavolo è  anche quello dell’età: le donne tendono a essere meno presenti nelle fasce d’età più avanzate, sia come soggetti delle notizie sia come giornaliste. Un problema  globale, che andrebbe affrontato .

Infine si è sottolineato che i dati, come per ogni Paese nel mondo ,si basano su un solo giorno di monitoraggio e sono soggetti agli eventi legati all’attualità : il 6 giugno 2025 si è ampiamente parlato ad esempio di uno scandalo sportivo in Norvegia con protagonisti maschili, in Italia c’era il Conclave e anche altrove temi abitualmente trattati da giornalisti uomini hanno sicuramente influenzato i dati. Che quindi non rappresentano una verità assoluta, ma costituiscono indicatori utili per stimolare riflessione, ricerca e cambiamento.

Detto questo, in nessun Paese si è mai registrata una situazione in cui gli uomini siano in minoranza nelle notizie. E questo è un dato inequivocabile.

Per saperne di più conference website (under “Video recordings” and “More resources)

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