Le giovani donne scrivono il futuro

La giornalista in esilio Ece Temelkuran: «Reagire ai populismi di destra non con la paura. Il popolo turco crede nella democrazia»

Ece Temelkuran

Ece Temelkuran

Redazione 31 maggio 2019

di Emmanuela Banfo

Le giovani donne sono il nostro futuro: Ece Temelkuran, giornalista turca costretta da cinque anni all’esilio per essersi opposta al regime di Erdogan, al Salone internazionale del libro di Torino, non poteva parlare più chiaro.

«Siamo in un nuovo tempo di crisi, il dominio maschile cerca di ristabilire lo status quo del passato, ma le donne si faranno sentire, non torneranno a casa. Saranno loro a fornirci i nuovi strumenti politici, a indicarci nuove strade per cambiare questo stato di cose. Le nuove generazioni di donne si occuperanno di portare avanti il nostro futuro». In due conversazione, con Roberto Saviano prima e con lo storico inglese Donald Sassoon dopo, Ece Temelkuran è andata controcorrente rispetto al pessimismo diffuso sulle sorti dell’Europa, dell’America di Trump e del suo Paese. Nel presentare il suo nuovo libro Come sfasciare un paese in sette mosse, ha rivolto un vero e proprio appello a reagire ai populismi, ai nuovi fascismi, con una carica di fiducia sull’esito di quella che non ha esitato a definire una “guerra politica”.

«Le emozioni ci invadono. Siamo arrabbiati, sorpresi di fronte a quello che sta accadendo. Tutto questo ci rende depressi, esausti, stanchi. Ma bisogna provare meno emozioni e pensare di più. Nell’ultimo decennio le destre populiste lavorano per un’infantilizzazione delle masse – ha osservato Temelkuran – Ma noi dobbiamo avere fiducia nell’umanità. Abbiamo il dovere morale di credere nell’umanità. Io non credo in Dio, ma credo negli esseri umani, anche se una parte di loro mi delude. Dobbiamo restare allegri, felici, non avere paura. Se siamo depressi è come se ci arrendessimo. Compassione, gioia, pietà devono essere alla base dei nostri valori. Non riusciamo a capire che molta gente soffre perché è stata spezzata la loro dignità. I leader populisti di destra reclamano orgoglio, ma non parlano mai di dignità. Invece è della dignità spezzata che bisogna parlare». Gioia come strumento di azione politica, antidoto alla paura che alza muri, ristabilisce i confini. Una gioia, «che non è ridacchiare» – ha insistito – non è allegria spensierata e disimpegnata. Nient’affatto. E’ la risposta ai colpi bassi di chi vuole riportare indietro le lancette dell’orologio della storia.

Neppure l’annullamento delle elezioni del sindaco di Istanbul getta Ece nello sconforto. Alla luce dei voti presi da Ekrem Imamoglu e dalle forti reazioni al pronunciamento della Corte suprema che ha accolto il ricorso degli erdoganiani, Temelkuran ha commentato: “E’ incredibile aver annullato le elezioni! Quando prende piede il populismo si sprigiona una follia, sia politica che morale, e i riflettori dei media sono pontati a far vedere questa follia. Ma in realtà si assiste a una normalizzazione della follia”. Ha però aggiunto: «Sono orgogliosa del mio popolo che non ha perso la determinazione, la speranza. Dopo 17 anni di regime il rischio è perdere fede in se stessi, chiudersi nei mea culpa, invece quello che è successo è da leggere come un trionfo del popolo turco che ha fede nella democrazia”. E’ un’analisi lucida la sua e che non fa sconti. Anzi, ritiene che oggi «vedere è più importante di credere». «I media non riescono a spiegare la vittoria di Trump? E come è possibile senza criticare il neoliberismo, senza guardare agli anni Ottanta e criticare Reagan, Clinton… Non possiamo limitarci ad analizzare dal 2000 in poi». Editorialista sulle più grandi testate internazionali, come The Guardian, Le Monde Diplomatique, seguita su twitter da oltre tre milioni di persone, classificata tra le prime dieci persone più influenti dei social media, Ece Temelkuran crede che tra le funzioni del giornalismo ci sia quella di aprire e alimentare le agorà del dialogo che – attenzione – non si «trasformino in arene spaventate dal populismo di destra».