Body shaming contro la conduttrice di Tg2 Post

Solidarietà alla collega Manuela Moreno vittima di un post sessista. Parlare dell'aspetto e non della professionalità è un modo per screditare le donne che hanno ruoli di responsabilità. [di Laura Berti]

Il post sessista contro Manuela Moreno

Il post sessista contro Manuela Moreno

Laura Berti 24 novembre 2020

Una riflessione e un’analisi amara, forse, ma secondo me necessaria. 25 novembre giornata contro la violenza sulle donne. Una giornata per ricordare di non dimenticare. Non dimenticare la violenza, non dimenticare quella mentalità talvolta ostentata e arrogante, talvolta piu’ nascosta e ipocrita ma altrettanto odiosa. E pericolosa.  Quella mentalità che sta dietro l’angolo pronta ad aggredirti come chi vuole prenderti con la forza, perché magari sei vestita per piacere, sì, perché ne hai tutto il diritto. Ma in quella mente deviata da una mentalità malata, sei vestita così perché vuoi essere il suo oggetto del desiderio. E può prenderti. Perché lo hai provocato.


Una violenza che può non essere solo fisica. Perché è andata così con la collega Manuela Moreno. Un tweet che la ritrae fasciata in un vestito aderente e la scritta bdsmpost, ovvero al posto del tg2post (la trasmissione che conduce tutte le sere su Raidue),  la sigla che riporta a pratiche sessuali sadomaso. Ma perché? Che bisogno c’era? Perché riportare le donne, le professioniste, in questo caso, ad un livello diverso da quello degli uomini, dei suoi colleghi? Perché parlare del suo aspetto e non della sua professionalità? Perché di fronte a giornalisti uomini che sfoggiano talvolta mise dal gusto discutibile e abbinamenti con cravatte che gridano vendetta, nessuno dice niente? Perché ogni scusa è buona per screditare, ridicolizzare, dileggiare rendere le donne poco credibili e poco adatte, dunque a ricoprire ruoli di responsabilità. E non parlare di ciò che sanno fare. Magari meglio degli uomini.



Mettiamocelo in testa: facciamo paura spesso per quanto siamo in gamba, e questo è solo un modo per tentare di spingerci in basso e tenerci lontane da quel famoso soffitto di cristallo.


Poi parliamo di pari opportunità.


Ma la responsabilità è anche nostra, delle donne. Perche’ non siamo capaci di fare squadra, di andare al di là dei credo politici, al di là delle fazioni partitiche create dagli uomini.


Piena solidarietà a Manuela Moreno. Magari non la penso come lei, ma riconosco che è un’ottima professionista. E comunque mi batto perché nessuno si permetta di prendere in giro, ridicolizzare o insultare una donna per come si veste. E credo che noi giornaliste, noi donne, dovremmo essere le prime ad andare oltre.  destra, sinistra, centro… se continueremo ad adottare lo stesso metro maschile non ne usciremo mai.

Gli uomini sanno fare squadra da millenni. Sono bravi a fingere di combattersi e poi mettersi d’accordo. Noi siamo meno abili in questo. Forse troppo passionali…ma trasversali saremmo imbattibili.


Allora per me è lo stesso se il body shaming è contro Giovanna Botteri o Manuela Moreno. Sono due donne che più diverse non potrebbero essere. Ma sanno lavorare bene, e rivendico il loro diritto di pettinarsi, truccarsi e vestirsi come gli pare.  Guardo il loro lavoro. Penso ai sacrifici, alla fatica che hanno fatto per raggiungere i loro obiettivi.


E penso che tutte noi, troppo divise, abbiamo perso veramente troppo tempo.