A 80 anni dal 2 giugno mai dare per scontate le conquiste delle donne | Giulia
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A 80 anni dal 2 giugno mai dare per scontate le conquiste delle donne

La recente tornata elettorale, per le amministrative, ha registrato una delle percentuali di donne elette tra le più basse nella storia della Repubblica: solo una sindaca si 18 capoluoghi chiamati al voto, dove le candidate erano solo il 10% sul totale di quanti correvamo per le amministrazioni locali. In più, in quasi la metà dei comuni non si è riusciti a rispettare le quote di genere. Un brutto modo per celebrare la Festa per gli ottanta anni della Repubblica. Ecco perché, alla vigilia del 2 giugno, vale la pena ricordare anche tutto il cammino percorso dalle donne, a cominciare dalle Madri Costituenti e da tutte le amministratrici e attiviste di oggi, come avvenuto in un incontro nei giorni scorsi alla Fondazione Murialdi

A 80 anni dal 2 giugno mai dare per scontate le conquiste delle donne
La sala delle donne: le prime sindache elette/ Dal sito della Camera
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Lucia Visca Modifica articolo

1 Giugno 2026 - 10.46


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Laura Boldrini, Daniela Carlà, Graziella Falconi e Antonella Napoli: due giornaliste e non solo, una dirigente pubblica e una storica. È questo il parterre de reines che, insieme con me, ha animato il primo corso di formazione per giornalisti organizzato da Fnsi e GiULiA Giornaliste nella sala della Fondazione Paolo Murialdi. Un incontro dedicato a un tema che non smette di interrogarci: “I diritti e il voto alle donne”, tra la memoria delle conquiste e la dolorosa attualità di milioni di donne che ancora oggi vivono senza diritti, vittime di persecuzioni, violenze e pregiudizi. Questo parterre de reines  ha dato voce a un racconto corale: la storia delle conquiste delle donne, la consapevolezza dei vuoti ancora da colmare e la responsabilità di continuare a camminare. Perché la democrazia, senza le donne, resta incompiuta.

Il nostro percorso è partito da un gesto concreto, simbolico e politico: la decisione di Laura Boldrini, quando era Presidente della Camera, di creare la Sala delle Donne. Uno spazio che finalmente rende visibile la genealogia femminile della Repubblica: le ventuno Madri costituenti, oggi celebrate da tutti ma rimaste per decenni ai margini della memoria pubblica, e le donne che negli anni hanno conquistato ruoli centrali nella politica, nella magistratura, nella diplomazia, nel governo del Paese. La Sala delle Donne è un archivio vivo, un luogo che racconta ciò che è stato fatto e ciò che ancora manca. Perché i vuoti restano: nessuna donna è mai stata Presidente della Repubblica, o Capo di Stato Maggiore della Difesa, ad esempio. Per questo Boldrini ha voluto quegli specchi con la scritta Potresti essere tu la prima, un invito diretto a immaginare un futuro diverso e a ricordare che la parità “di fatto”, voluta dalle Madri costituenti nell’articolo 3, è un cantiere ancora aperto.

Di questo cammino conosce bene le fatiche Daniela Carlà, che con DiReDonne ha costruito negli anni uno spazio di confronto e di pensiero dedicato ai diritti, al lavoro e alla presenza femminile nelle istituzioni. Il suo è un lavoro paziente e tenace: raccoglie dati, ascolta storie, mette in rete competenze e generazioni diverse, trasformando un blog collettivo in un osservatorio capace di illuminare disuguaglianze e possibilità. È un esercizio quotidiano di memoria attiva, che restituisce profondità alle battaglie di ieri e strumenti per quelle di oggi.

Graziella Falconi ha riportato invece al centro la lunga marcia che portò le italiane al voto del 2 giugno 1946. Dalle suffragiste del primo Novecento alle partigiane della Resistenza, Falconi ricostruisce un percorso fatto di ostinazione, esclusioni, conquiste lente e spesso contestate. Il suo lavoro di storica e saggista mostra con chiarezza che il voto non fu un dono calato dall’alto ma il risultato di decenni di lotte, di reti femminili, di giornali, associazioni, movimenti che prepararono il terreno a quel passaggio epocale. Restituire questa storia significa restituire alle donne il ruolo di protagoniste della democrazia italiana.

E se oggi, nel 2026, celebriamo quella vittoria, non possiamo ignorare ciò che accade oltre i nostri confini. Con Voci di resistenza, Antonella Napoli porta al centro della scena le storie di donne che, in contesti di guerra, repressione o violenza sistemica, continuano a difendere diritti e dignità. Le loro vite raccontano una resistenza quotidiana, fatta di scelte difficili, rischi personali e responsabilità collettive. Napoli non si limita a documentare: costruisce un ponte tra quelle esistenze e noi, ricordandoci che guardare queste storie è un atto necessario, un invito a non girarsi dall’altra parte e a riconoscere, in quelle battaglie lontane, un pro memoria della nostra stessa umanità.

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