Piccole ricercatrici crescono

Più di 50 studentesse alla Giornata Internazionale dedicata alle donne e alle ragazze nella scienza promossa dall’Università di Cagliari [di Federica Ginesu]

Studentesse a Cagliari per la Giornata delle donne e delle ragazze nella scienza

Studentesse a Cagliari per la Giornata delle donne e delle ragazze nella scienza

Redazione 14 febbraio 2018

Cariche di sete di conoscenza, curiosità, entusiasmo e voglia di realizzare i propri sogni sono entrate dentro i laboratori. Hanno studiato il linguaggio dei farmaci e quello delle molecole, i segreti dell’antimateria, il funzionamento dei macchinari diagnostici che salvano la vita delle donne, hanno indagato il lato oscuro della luna e le viscere della terra.


Più di 50 le studentesse provenienti da tutta la Sardegna che hanno partecipato il 12 febbraio alla Cittadella Universitaria di Monserrato alla Giornata Internazionale dedicata alle donne e alle ragazze nella Scienza promossa dall’Università di Cagliari in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica, il Laboratorio Scienza e la partecipazione di Giulia Giornaliste Sardegna. L’iniziativa, voluta dalle Nazioni Unite a livello mondiale, ha l’intento di promuovere l’uguaglianza di genere e avvicinare il maggior numero di ragazze alle discipline scientifiche. A Cagliari le giovani studentesse sono diventate ricercatrici per un giorno cimentandosi in tre masterclass differenti messe a punto dai Dipartimenti di Fisica, Chimica e Scienze geologiche. Un’occasione preziosa per mettersi alla prova e muovere i primi passi nel mondo della scienza.


La presenza femminile in questo ambito si sta rivelando importante. Può aiutare a riequilibrare le diseguaglianze di genere della nostra società. Lo dice una scienziata come Fabiola Gianotti, donna italiana arrivata a dirigere il prestigioso CERN di Ginevra, uno dei laboratori scientifici più importanti del mondo.


Se è vero che ricercatrici e scienziate non sono più un’eccezione, bisogna però ammettere, e sono i dati a dirlo, che la loro presenza è ancora numericamente insufficiente (la percentuale delle ricercatrici in Italia si ferma al 35%).


La buona notizia è che questa percentuale è destinata a crescere. Nel giro di pochi anni la partecipazione femminile è aumentata rapidamente. Nonostante sia ancora difficile raggiungere i vertici e le posizionali apicali, nonostante le donne trovino grandi difficoltà nel conciliare famiglia e carriera, di certo non fermano la loro avanzata nell’universo scientifico. Il diritto di contare è sempre più rivendicato e, giustamente, preteso. «Abbiamo fatto dei significativi passi in avanti, non dobbiamo fermarci» ha detto Viviana Fanti ricercatrice del Dipartimento di Fisica dell’Università Cagliari che ha promosso l’iniziativa dell’Onu nel capoluogo sardo, una delle tre donne su 40 componenti del suo Dipartimento. Rispetto all’anno scorso l’ateneo cagliaritano, tra i pochi in Italia presieduto da una donna, la rettrice e neuroscienziata Maria Del Zompo, ha infatti registrato, un aumento del 10% di iscrizioni femminili per quanto riguarda la fisica. Nel Dipartimento di Chimica, invece, c’è stato un sorpasso: più studentesse iscritte che studenti.


«Seguite le vostre passioni, credete in voi stesse» è l’invito lanciato anche da Micaela Morelli, prorettrice dell’Università di Cagliari con delega alla ricerca, da gennaio alla guida della Società Italiana di Neuroscienze, e da Anna Maria Musinu, presidente della Facoltà di Scienze. Un incoraggiamento rivolto alle giovani perché scelgano in libertà il loro futuro senza quei condizionamenti e stereotipi che a volte ingabbiano, ancora, le donne. Il messaggio è arrivato anche alle più piccole. Presenti, infatti, venti bambine della scuola primaria “Regina Margherita” di Quartu Sant’Elena, provincia di Cagliari, che per la prima volta nella loro vita sono entrate all’Università e hanno potuto seguire un divertente e avvincente laboratorio curato dalla divulgatrice scientifica del Dipartimento di Fisica Alessia Zurru sulla due volte premio Nobel Marie Curie.


Niente nella vita va temuto, deve essere solamente compreso”. Una frase della grande scienziata polacca che molte bambine sapevano a memoria e proprio loro sono state protagoniste di un gioco sugli stereotipi di genere. Perché l’educazione ha un ruolo fondamentale. È emerso durante il gioco che l’allegria è cosa da maschi, mentre l’intelligenza, per tutte, è una qualità marcatamente femminile. Se i maschi sono definiti “spiriti liberi”, le bambine hanno ammesso come sia difficile per loro prendere la parola o farsi rispettare. Un momento di discussione replicato in un’altra sessione anche con le studentesse più grandi che si sono confrontate sulle differenze tra uomini e donne per quanto riguarda cervello e aspetto fisico. Le ragazze hanno ammesso che emanciparsi dagli stereotipi non è facile. Ma è possibile. Le cose stanno cambiando. Ecco perché sono essenziali narrazioni corrette che diano voce alle donne. Una battaglia ancora da vincere. I media qui giocano un ruolo fondamentale.


«I mezzi di comunicazione riservano alle donne solo il 21% dei loro spazi. Sono i dati del Global Media Monitoring Project» ha ricordato Susi Ronchi coordinatrice di Giulia Sardegna. A livello nazionale Giulia Giornaliste ha promosso il progetto “100 donne contro gli stereotipi”. Un libro e una piattaforma online per segnalare i nomi di 100 esperte autorevoli da intervistare o interpellare perché si incrementi la presenza femminile nei mezzi di comunicazione. Il progetto, curato dalle Giulie lombarde Luisella Seveso e Giovanna Pezzuoli, è stato illustrato, dopo Genova e Milano, anche a Cagliari durante un seminario di formazione per giornalisti organizzato proprio da Giulia Giornaliste Sardegna, dall’Ordine dei giornalisti e dal Festival della Scienza. In quell’occasione l’Associazione regionale ha anche presentato una ricerca effettuata sul gap di genere tra uomini e donne per quanto riguarda carriere e insegnamento universitario nei due atenei sardi, Cagliari e Sassari. Le donne faticano ad arrivare al culmine della carriera accademica. Sono pochissime quelle che hanno la qualifica di professoressa ordinaria. Dati illustrati di nuovo durante la giornata dedicata a donne e scienza nella quale Giulia Sardegna ha proposto anche un momento dedicato al linguaggio di genere “Non è solo un gioco” curato da Valentina Giudo, addetta stampa dell’Università di Sassari. Uno spazio per riflettere su come parole e linguaggio possano aiutare le donne nelle loro battaglie. In chiusura il collegamento con il CERN di Ginevra su Skype dove una ricercatrice dell’Università di Cagliari, Marianna Fontana, ha motivato le ragazze presenti in Sardegna con il suo esempio. Donne e scienza? È possibile, è realtà.

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