Bruno Vespa si scusa. Anzi no. Peggio la toppa del buco

Puntata “riparatrice” di Porta a Porta dopo l’intervista/interrogatorio alla sopravvissuta di femminicidio. Attendiamo fiduciose il responso dell’Ordine dei giornalisti [di Paola Rizzi]

Bruno Vespa e Lucia Panigalli

Bruno Vespa e Lucia Panigalli

Redazione 26 settembre 2019
di Paola Rizzi


Vespa proprio non ce la fa. A una settimana dall’indignazione suscitata dalla sua intervista a Lucia Panigalli, la vittima di un tentato femminicidio messa da lui di nuovo sulla graticola con un’interrogatorio morboso inframezzato da risolini e battutine - come l’ormai noto «se lui la voleva ammazzare l’ammazzava» - il superpagato conduttore è tornato a parlarne dedicando una parte della puntata del 24 settembre. 
Chiaramente si è trattato di una puntata riparatoria, dopo le reprimende che gli sono arrivate dalle associazioni delle donne, dagli organismi sindacali, l’avvio di un procedimento disciplinare da parte dell’ordine dei giornalisti e una dura presa di posizione del amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini e della direttrice di Rai 1 Teresa De Santis. 

Siccome Lucia Panigalli era andata da Vespa per parlare, senza riuscirci, di una proposta di legge che consenta di considerare reato anche la sola progettazione di un reato (nel suo caso l’omicidio commissionato ad un sicario dal suo aggressore Mauro Fabbri mentre era in carcere per il primo tentato omicidio, poi non realizzato, progetto criminale che non ha impedito a Fabbri di godere di un considerevole scontro di pena e oggi di essere libero), la riparazione è consistita in un servizio che ricostruiva tutta la storia e spiegava questo aspetto legislativo. 

In studio tre esperte: la senatrice del Pd e Presidente della Commissione Parlamentare d'Inchiesta sul Femminicidio Valeria Valente, la magistrata Simonetta Matone e Ombretta di Giovine, docente di Diritto Penale. Bene. Solo che poi Vespa ha ripetuto quanto aveva già detto: che la Panigalli e l’avvocato nella puntata precedente l’avevano ringraziato a fine trasmissione, ma poi molte persone si erano lamentate e «allora la signora si è sentita offesa». A caldo aveva detto che era stata manipolata. Poi le cosiddette scuse: «Se noi abbiamo offeso la sensibilità di qualcuno ci scusiamo». Come qualcuno? Quel qualcuno ha un nome e un cognome, Lucia Panigalli e toglierle pure il nome serve solo a completare l’opera di mortificazione avviata nella puntata precedente. 
E ha proseguito: «Ma su tutto quello che facciamo basti la dichiarazione di Lella Golfo presidente del Premio Belisario che storicamente nei decenni ha premiato le donne, la quale ha espresso per Porta a Porta e Vespa il suo ringraziamento per aver dimostrato sempre profondo e sincero rispetto per la causa femminile». 

E no. Non basta affatto, anzi è un po’ pochino, con tutto il rispetto per Lella Golfo, perché allora buon giornalismo sarebbe stato citare anche le dichiarazioni di tutti coloro, un esercito, che hanno ritenuto non avesse fatto un buon servizio. Per esempio Lucia Annibali, deputata renziana sfregiata dall’ex, che Vespa l’altra sera ha citato tra i casi di vittime di violenza di genere che lui ha così ben trattato, iscrivendola al suo partito. Peccato che la Annibali abbia giudicato su twitter l’intervista di Vespa alla Panigalli «Inaccettabile». Il peggio però non è questo, ma la mistificazione che per Vespa fa rima con informazione: «Dopo la trasmissione di Porta Porta, sarà una coincidenza – ha detto - la Procura di Bologna ha chiesto che Mauro Fabbri possa tornare in carcere». 

E cosi Lucia Panigalli, come se non avesse abbastanza problemi, è costretta a occuparsi di nuovo di Vespa e a smentirlo: «Voglio precisare che la richiesta della Procura Generale di Bologna di revoca della liberazione anticipata di cui ha beneficiato Fabbri è stata fatta in data 5 giugno 2019 e non dopo la trasmissione di ‘Porta a Porta’ della settimana scorsa nella quale ero ospite, come invece ieri sera affermato più volte da Bruno Vespa». Attendiamo fiduciosi la valutazione dell’ordine dei giornalisti.