"Rai, revisione immediata delle nomine": le donne alzano la voce

Le associazioni di donne denunciano e si rivolgono al vertice Rai, al Parlamento, alle ministre, all'Agcom. "Portato indietro l'orologio della storia". "Gli atti discriminatori sono nulli".

Il vecchio monoscopio della Rai

Il vecchio monoscopio della Rai

Redazione 17 maggio 2020

Le associazioni delle donne protestano contro le nomine solo-maschi alla Rai. Le proteste aumentano, si moltiplicano le donne coinvolte sui social e nelle chat.


Pubblichiamo le prime che ci sono arrivate, da organizzazioni storiche a gruppi nuovissimi: daNoi Rete Donne (che raggruppa una quarantina di associazioni) a Donne in quota e Rete per la Parità, ma anche la neonata comunità social #Dateci voce.


Noi rete donne, coordinata da Marisa Rodano e Daniela Carlà, scrive alla Rai, ma anche all’Agcom, al Parlamento, alla ministra Bonetti, alla Consigliera di parità:"a nome di Noi Rete Donne, associazione femminile che da oltre un decennio è impegnata sui temi della Democrazia paritaria, esprimiamo il nostro dissenso in merito alla recente deliberazione del Consiglio di Amministrazione della Rai che ha escluso dai vertici di alcune testate e Reti Tv, alcune professionalità femminili importanti e che, ancora una volta, penalizza la presenza e la competenza delle donne in un settore così delicato come l'informazione pubblica.
I cambiamenti nelle direzioni del Tg3 e di Raitre, di fatto, azzerano la governance femminile nella televisione pubblica, sacrificando l’attuale e democratico principio costituzionale della parità di genere e di pari opportunità, al vecchio ed obsoleto modello di spartizioni politiche e vanificando gli sforzi fin qui ottenuti, sul piano normativo, per una comunicazione e una governance degli enti più rappresentativa dei generi.
Consideriamo tali decisioni come gravi atti dal punto di vista democratico, etico, sociale e culturale prima ancora che una violazione delle norme e le regole che promuovono e realizzano le pari opportunità nel nostro Paese, dall’art. 51 della Costituzione al Codice delle pari opportunità, fino al recente Contratto di servizio 2018-2022, che impegna la concessionaria del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale al rispetto del principio della parità di genere.
Pur rivolgendo auguri sinceri alle neo nominate che, come altre, vengono confermate in posizioni importanti, ma non incisive e preminenti, nelle molteplici strutture interne e consociate dell'azienda pubblica RAI (come può esserlo la carica di amministratore delegato), respingiamo a priori ogni tentativo di bilanciamento tra queste presenze random e le direzioni televisive, evidenziando altresì che il deliberato è un atto che riporta indietro l'orologio della storia e delle conquiste delle donne"


Donne in quota e Rete per la parità, facendo riferimento al comunicato delle giornaliste (GiULiA insieme a Cpo Fnsi-Usigrai-Cnog) hanno anche loro usato un vasto indirizzario, a cui hanno aggiunto tra l’altro la Commissione di Vigilanza:


"Le scriventi associazioni, che hanno come propria finalità la promozione delle pari opportunità e dell’eguaglianza di genere in ogni settore della vita pubblica e privata, scrivono la presente nota anche a seguito del comunicato stampa in materia di “Nomine RAI” delle commissioni pari opportunità della Fnsi e dell’Usigrai nonchè dell’associazione G.I.U.L.I.A. giornaliste.


A tal fine, salvi ed impregiudicati il pluralismo e la qualità del servizio che qui interessa, osservano che:


a parità di genere e le pari opportunità previste dalla vigente normativa e dal Contratto di servizio RAI afferiscono non solo alla modalità di erogazione del servizio radio-televisivo mediale e ai suoi molteplici contenuti, ma anche alla governance e all’organizzazione interna della concessionaria, società pubblica e sottoposta a vigilanza pubblica;


l’ingiustificata assenza o scarsa assegnazione di incarichi di responsabilità a donne che hanno requisiti di competenza e professionalità concreta un atto discriminatorio, anche nella forma indiretta, da valutarsi in relazione agli obblighi del rapporto concessorio e alla mission aziendale;


gli atti e i provvedimenti discriminatori sono nulli, per consolidata giurisprudenza, perché lesivi di diritti assoluti della persona;


l’art. 49 del Codice di Pari opportunità - D.Lgs 198/2006 e ss.mod. int. recita quanto segue:



  1. La concessionaria pubblica e i concessionari privati per la radiodiffusione sonora o televisiva in ambito nazionale, promuovono azioni positive volte ad eliminare condizioni di disparità tra i due sessi in sede di assunzioni, organizzazione e distribuzione del lavoro, nonché di assegnazione di posti di responsabilità.

  2. I concessionari di cui al comma 1 redigono, ogni due anni, un rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile in relazione allo stato delle assunzioni, della formazione, della promozione professionale, dei livelli e della remunerazione effettiva da trasmettere alla Commissione per le pari opportunità fra uomo e donna di cui al libro I, titolo II, capo II.


Alla luce delle premesse si invitano gli Organi in indirizzo e le Amministrazioni di competenza ad assicurare il rispetto dell'eguaglianza di genere nei procedimenti di nomina in corso, affinché nell'organizzazione interna della concessionaria sia garantita parità di genere ed equilibrata presenza di donne e uomini anche nei posti di responsabilità;


si chiede altresì di avere accesso, ex L. 241/90, ai Rapporti di cui all’art. 49/2 Codice di Pari opportunità - D.Lgs 198/2006 e ss.mod. al fine di verificare lo stato di attuazione degli obblighi di legge e dunque tutelare gli interessi contemplati dai propri Statuti".


Ancora #Dateci voce:


“Un circolo per soli uomini? No, è semplicemente la Rai, il servizio pubblico italiano che ha perso un’altra occasione per rispettare le Pari Opportunità, le giornaliste, le donne tutte e quegli uomini che credono nel valore della diversità.


Non c’è una donna al vertice di una rete Rai o al timone di un telegiornale, evidentemente anche in Rai e nel giornalismo il potere resta un gioco per maschi, in barba alla legge che obbliga il servizio pubblico a garantire parità di genere e pari opportunità. Una scelta politica che rivela ancora una visione ancillare della donna, che non ha voce nei ruoli decisionali.


Dateci voce non si ferma e continua le attività a sostegno del diritto di rappresentanza in ogni luogo pubblico e privato. Chiede quindi l’immediata revisione delle nomine Rai".


Anche dal Parlamento cominciano ad alzarsi le voci delle donne. Laura Boldrini e Valeria Fedeli si sono fatte sentire con due tweet:


“Nessuna donna alla guida di un Tg o di una rete Rai – ha scritto Boldrini -. Nelle zone di guerra vanno bene, ma quando si tratta di dirigere l’informazione e la programmazione di rete, l’azienda dinge che non esistano. È tempo di dare alle donne ciò che è delle donne”. delle donne”.


E Fedeli ha aggiunto: “ Senza tener conto della parità di genere nelle scelte dirigenziali, la Rai non potrà essere all’altezza della sfida del cambiamento cui tutto il Paese è chiamato”.