Parte dalle sindache sarde il movimento per il parto indolore

Trentaquattro prime cittadine, 80 amministratori e 45 Comuni lanciano l'appello su change.org per il parto in analgesia. E l’artista Marta Dessì ne disegna il manifesto. [di Alessandra Addari]

Il manifesto per il parto in analgesia delle sindache sarde (illustrazione di Marta Dessì)

Il manifesto per il parto in analgesia delle sindache sarde (illustrazione di Marta Dessì)

Alessandra Addari 4 marzo 2021
Per l’8 marzo le donne sarde chiedono un regalo, la possibilità di scegliere il parto in analgesia in tutti i punti nascita dell’isola.
Lo fanno attraverso una raccolta firme sulla piattaforma change.org, partita da Iglesias, sede di un punto nascita a forte rischio di chiusura e da una sindaca Debora Porrà prima cittadina del paesino di Villamassargia in pieno territorio del Sulcis Iglesiente.

Fino adesso la petizione è stata firmata da 34 sindache e più di 80 amministratori sardi e la rete si è allargata fino ad accogliere associazioni e singole attiviste come le socie di Giulia giornaliste che stanno sostenendo con il loro lavoro la causa delle donne sarde.

Partorire in analgesia non è soltanto uno dei tanti servizi che devono essere offerti alle donne per agevolare la loro scelta alla maternità e a farla contando su servizi sanitari locali adeguati, ma è soprattutto il diritto delle donne a partorire senza dolore, perché oggi ciò è possibile e non possono essere posti limiti territoriali o economici all’esercizio di questo diritto. ”Qui le donne non possono scegliere - spiega la sindaca di Villamassargia - questa non è una battaglia solo dei cittadini del Sulcis Iglesiente, ma di tutta la Sardegna per migliorare i servizi sanitari e l’integrazione ospedale – territorio”.

La petizione, sottoscrivibile sulla piattaforma change.org, è diventata, infatti, l’emblema di una lotta più generale per il diritto alla salute per chi abita nei piccoli centri. E’ la chiave per invertire la rotta verso lo spopolamento sempre maggiore delle zone interne e agricole. Ecco quindi che tutela della maternità, salvaguardia dei punti nascita, diritto di scelta per un parto indolore divengono scelte politiche oltre che di civiltà, strumenti chiave per salvare le zone interne della Sardegna dalla continua fuga di giovani.

E senza giovani non c’è futuro, frase scontata, ma quanto mai reale in una terra dove il tasso di natalità è sempre più sotto la linea dello zero.
Scelte politiche che passano dall’acquisto di strumentazione tecnologicamente avanzata per i presidi sanitari, dall’assunzione di personale sufficiente a garantire i servizi offerti, all’organizzazione dei collegamenti sia con mezzi pubblici che privati.

Il manifesto che identifica la petizione, realizzato da una giovane artista Marta Dessì mostra le tante firme che stanno accompagnato questa battaglia.